PD: MERLO, SI' AL CAMBIAMENTO MA AGLI ANNUNCI SEGUANO ATTI CONCRETI
"Il profondo cambiamento annunciato da Veltroni e' indubbiamente positivo e da incoraggiare. Ma i grandi annunci, se non vogliono trasformarsi in boomerang, devono tradursi in scelte e in atti concreti. E la prima cosa da fare, accanto ad una chiarezza nel rapporto tra chi ricopre incarichi istituzionali e, allo stesso tempo, importanti ruoli di partito, e' quella di non incentivare nessuno alla fuga silenziosa dal partito". Lo dichiara Giorgio Merlo del Partito democratico. "E questo lo si puo' fare essendo anche inflessibili nel rapporto tra etica e politica -aggiunge l'esponente democratico- Ma sarebbe ridicolo se qualcuno pensasse che l'ingresso dalla porta principale nel Pd e' affidato alla carta d'identita', al rinnegamento del passato e a chi vuole le primarie a getto continuo. Per il Pd non e' il momento di escludere dall'alto ma di includere dal basso, sempre che vogliamo un Pd popolare, di massa e democratico".
lunedì 22 dicembre 2008
PD: E. LETTA, SERVE RINNOVAMENTO DAL BASSO
PD: E. LETTA, SERVE RINNOVAMENTO DAL BASSO
“Bisogna passare dalla logica della cooptazione a una vera e sana competizione attraverso la quale si alternano i gruppi dirigenti. Nella politica americana Obama ha rappresentato il rinnovamento, ma dal basso, perche’ se fosse spettato ai vertici rinnovare avremmo avuto la Clinton. Insomma, parlare di rinnovamento senza parlare delle regole per garantirlo e’ fare una discussione astratta”. Cosi’, dalle colonne del Corriere della Sera, Enrico Letta commenta l’esito della direzione nazionale del Pd alla quale non ha preso parte perche’ malato. “Se ci fossi stato - osserva - avrei sicuramente riconfermato la mia fiducia a Veltroni, di cui ho apprezzato la relazione, e gli avrei detto che ora e’ fondamentale dare un segnale ai tanti militanti e amministratori del nostro partito che sono onesti. Dobbiamo essere rigorosi sulla questione morale e allo stesso tempo seguire l’appello di Napolitano e fare riforme che servono al paese”. Tornando al rinnovamento Letta indica uno strumento principe, quello delle primarie: “Quando le si vuole far funzionare - spiega - sono uno strumento che funziona bene come dimostrano i casi di Bologna, Ferrara e Forli’. Propongo che se rimane questa legge elettorale i candidati per le europee vengano scelti con le primarie e non per cooptazione”.
“Bisogna passare dalla logica della cooptazione a una vera e sana competizione attraverso la quale si alternano i gruppi dirigenti. Nella politica americana Obama ha rappresentato il rinnovamento, ma dal basso, perche’ se fosse spettato ai vertici rinnovare avremmo avuto la Clinton. Insomma, parlare di rinnovamento senza parlare delle regole per garantirlo e’ fare una discussione astratta”. Cosi’, dalle colonne del Corriere della Sera, Enrico Letta commenta l’esito della direzione nazionale del Pd alla quale non ha preso parte perche’ malato. “Se ci fossi stato - osserva - avrei sicuramente riconfermato la mia fiducia a Veltroni, di cui ho apprezzato la relazione, e gli avrei detto che ora e’ fondamentale dare un segnale ai tanti militanti e amministratori del nostro partito che sono onesti. Dobbiamo essere rigorosi sulla questione morale e allo stesso tempo seguire l’appello di Napolitano e fare riforme che servono al paese”. Tornando al rinnovamento Letta indica uno strumento principe, quello delle primarie: “Quando le si vuole far funzionare - spiega - sono uno strumento che funziona bene come dimostrano i casi di Bologna, Ferrara e Forli’. Propongo che se rimane questa legge elettorale i candidati per le europee vengano scelti con le primarie e non per cooptazione”.
PD: VELTRONI, GRANDE PARTITO DI MASSA PER SCUOTERE ITALIA DA RADICI
PD: VELTRONI, GRANDE PARTITO DI MASSA PER SCUOTERE ITALIA DA RADICI
Solo il Partito democratico, un "partito di popolo, non di casta o di correnti", puo' regalare all'Italia una vera "stagione di governo riformista", come mai c'e' stata in Italia, in grado di "scuotere il Paese dalle radici". Nessuno, "ne' la destra, ne' il polpulismo" possono farlo. Walter Veltroni, davanti giovani democratici, torna con ancora maggiore enfasi ai temi toccati ieri nel suo discorso alla direzione del Pd. "Mai, in Italia, il centrosinistra ha avuto la possibilita' di dimostrare cosa e' la sfida riformista, quella di Zapatero in Spagna o di Blair e oggi di Brown in Inghilterra", e' stata la premessa del leader democratico che non ha risparmiato critiche al governo. Per questo, secondo Veltroni, la sfida che ha davanti il Partito democratico e' particolarmente di livello. "Il Pd non deve trovare le condizioni per fare un altro governo che duri cinque anni, ma qualcuno che ha una tale coesione programmatica per poter aprire un ciclo riformista. O costruiamo le condizioni per fare questo, oppure se mettiamo insieme i protagonisti dell'Isola dei famosi e Dini non cambieremo l'Italia", ha spiegato. Questa, per Veltroni , e' la "scelta per la vocazione maggioritaria, per la quale ora dicono che ho fatto bene. Ma te lo dicono sempre dopo". Quindi, e' il verbo del segretario, "costruire le alleanza a partire dall'embrione di un grande partito di massa, che oggi e' al 34%, ma poi vedremo. Perche' oggi i sondaggi sono molto di piu' della somma dei due partiti esistenti". Ma il leader 'dem' ha sottolineato con forza che "prima viene la base riformista, il nucleo che deve cambiare il Paese, e poi vengono le alleanze".
Solo il Partito democratico, un "partito di popolo, non di casta o di correnti", puo' regalare all'Italia una vera "stagione di governo riformista", come mai c'e' stata in Italia, in grado di "scuotere il Paese dalle radici". Nessuno, "ne' la destra, ne' il polpulismo" possono farlo. Walter Veltroni, davanti giovani democratici, torna con ancora maggiore enfasi ai temi toccati ieri nel suo discorso alla direzione del Pd. "Mai, in Italia, il centrosinistra ha avuto la possibilita' di dimostrare cosa e' la sfida riformista, quella di Zapatero in Spagna o di Blair e oggi di Brown in Inghilterra", e' stata la premessa del leader democratico che non ha risparmiato critiche al governo. Per questo, secondo Veltroni, la sfida che ha davanti il Partito democratico e' particolarmente di livello. "Il Pd non deve trovare le condizioni per fare un altro governo che duri cinque anni, ma qualcuno che ha una tale coesione programmatica per poter aprire un ciclo riformista. O costruiamo le condizioni per fare questo, oppure se mettiamo insieme i protagonisti dell'Isola dei famosi e Dini non cambieremo l'Italia", ha spiegato. Questa, per Veltroni , e' la "scelta per la vocazione maggioritaria, per la quale ora dicono che ho fatto bene. Ma te lo dicono sempre dopo". Quindi, e' il verbo del segretario, "costruire le alleanza a partire dall'embrione di un grande partito di massa, che oggi e' al 34%, ma poi vedremo. Perche' oggi i sondaggi sono molto di piu' della somma dei due partiti esistenti". Ma il leader 'dem' ha sottolineato con forza che "prima viene la base riformista, il nucleo che deve cambiare il Paese, e poi vengono le alleanze".
"Berlusconi è il primo responsabile della crisi nel Paese".
"Berlusconi è il primo responsabile della crisi nel Paese".
Veltroni ai Giovani Democratici: "No ai capibastone, siate liberi"
"Di quello che è successo in Italia negli ultimi quindici anni il primo responsabile si chiama Silvio Berlusconi”. Walter Veltroni, intervenendo alla prima Assemblea nazionale dei Giovani Democratici, parla della delicata situazione che il PD si ritrova ad affrontare, ma non risparmia critiche a chi dimentica le responsabilità della destra nell’attuale situazione del Paese.
"Silvio Berlusconi ha governato per otto anni negli ultimi quindici e quando non ha governato è stato il capo dell'opposizione, ma fa finta di venire da un altro pianeta". “E' ora di smetterla – continua il segretario PD - con questo atteggiamento di indulgenza da parte di troppi osservatori".
In effetti, è impossibile non rimanere perplessi di fronte alle maldestre manovre dell’esecutivo. Sulla crisi economica e finanziaria internazionale il governo italiano lavora solo con gli spot. "Solo il presidente del Consiglio può pensare - dice il leader del Pd alla platea dei giovani del suo partito - di risolvere i problemi con la pubblicità. Ma non serve dire alla gente 'comprate', le famiglie non hanno i soldi: non ce l'hanno quelle dei cassintegrati dell'auto, del tessile; non ce l'hanno le famiglie dei precari, che invece di vedere realizzato il sogno della loro vita lavorativa, la stabilizzazione, hanno visto arrivare il licenziamento".
Insomma, per il leader democratico bisogna prendere atto prima di tutto del disastroso fallimento delle politiche economico sociali della destra, sia in ambito nazionale, sia a livello internazionale. La crisi finanziaria mondiale, sostiene il segretario PD, è un "fallimento della destra", un prodotto del "capitalismo selvaggio".
"La politica che si alimenta di paura - afferma - genera voti nel breve periodo, ma prima o poi bisogna dare delle risposte. E' come con le carte di credito: prima o poi arriva il conto da pagare, e il conto sta arrivando per la destra”.
Alla radice del crollo finanziario, "di questo gigantesco domino", per il leader del Pd c'è la "diseguaglianza sociale", aumentata in modo drammatico "negli anni in cui la destra ha governato gli Stati Uniti".
Secondo il leader democratico il problema dell'Italia è che non c'è mai stata una stagione intera di governo riformista. Veltroni ricorda la stagione dei quattro diversi governi del centrosinistra nella tredicesima legislatura, e la fine prematura della quindicesima del secondo governo Prodi: "Mai - afferma - il centrosinistra ha potuto dimostrare cos'è una innovazione riformista come quella di Zapatero o di Blair".
La sfida del Partito Democratico è dunque quella di guardare al futuro e lavorare per una proposta seria, coraggiosa e credibile. Il Pd mette insieme "esperienze e culture diverse", spiega Veltroni, e a questo "non c'è alternativa. L'unica alternativa è il ritorno al passato, a un partito del 16 per cento e uno dell8 o del 9 se va bene".
Veltroni ha poi sollecitato i giovani democratici a "essere liberi", perché "il correntismo è una malattia che deve essere combattuta. Per questo io vi chiedo di essere liberi, di ragionare con la propria testa e le proprie idee e di non avere forme di appartenenza se non quelle che ci siamo costruiti assieme".
Le richieste di Veltroni ai giovani del PD sono le stesse che anche Fausto Raciti, primo segretario dell’organizzazione giovanile, ha espresso nel suo intervento davanti alla platea stracolma del teatro Capranica di Roma: libertà e autonomia intellettuale prima di tutto, ma anche determinazione per creare le condizioni necessari a fare in modo che le nuove generazioni possano entrare nel gruppo dirigente del partito. Non per cooptazione, ma grazie ad una limpida “battaglia delle idee”. “non siamo soldati agli ordini del proprio comandante – dice Raciti – ma guerrieri con delle idee da difendere”.
Idee che, per il segretario dei giovani democratici, devono attraversare il territorio. “Dobbiamo fare di più e meglio”, sottolinea Raciti, perché è da lì, dal territorio, che deve nascere il futuro del Partito Democratico. Bisogna “investire maggiormente in alcune aree del Nord”, afferma, e bisogna rivalutare il Sud, una risorsa straordinaria che negli ultimi anni ha riscoperto, in una forma sempre più massiccia, il fenomeno dell’emigrazione di molti giovani che nella loro terra non riescono più a costruire il proprio futuro.
Veltroni ai Giovani Democratici: "No ai capibastone, siate liberi"
"Di quello che è successo in Italia negli ultimi quindici anni il primo responsabile si chiama Silvio Berlusconi”. Walter Veltroni, intervenendo alla prima Assemblea nazionale dei Giovani Democratici, parla della delicata situazione che il PD si ritrova ad affrontare, ma non risparmia critiche a chi dimentica le responsabilità della destra nell’attuale situazione del Paese.
"Silvio Berlusconi ha governato per otto anni negli ultimi quindici e quando non ha governato è stato il capo dell'opposizione, ma fa finta di venire da un altro pianeta". “E' ora di smetterla – continua il segretario PD - con questo atteggiamento di indulgenza da parte di troppi osservatori".
In effetti, è impossibile non rimanere perplessi di fronte alle maldestre manovre dell’esecutivo. Sulla crisi economica e finanziaria internazionale il governo italiano lavora solo con gli spot. "Solo il presidente del Consiglio può pensare - dice il leader del Pd alla platea dei giovani del suo partito - di risolvere i problemi con la pubblicità. Ma non serve dire alla gente 'comprate', le famiglie non hanno i soldi: non ce l'hanno quelle dei cassintegrati dell'auto, del tessile; non ce l'hanno le famiglie dei precari, che invece di vedere realizzato il sogno della loro vita lavorativa, la stabilizzazione, hanno visto arrivare il licenziamento".
Insomma, per il leader democratico bisogna prendere atto prima di tutto del disastroso fallimento delle politiche economico sociali della destra, sia in ambito nazionale, sia a livello internazionale. La crisi finanziaria mondiale, sostiene il segretario PD, è un "fallimento della destra", un prodotto del "capitalismo selvaggio".
"La politica che si alimenta di paura - afferma - genera voti nel breve periodo, ma prima o poi bisogna dare delle risposte. E' come con le carte di credito: prima o poi arriva il conto da pagare, e il conto sta arrivando per la destra”.
Alla radice del crollo finanziario, "di questo gigantesco domino", per il leader del Pd c'è la "diseguaglianza sociale", aumentata in modo drammatico "negli anni in cui la destra ha governato gli Stati Uniti".
Secondo il leader democratico il problema dell'Italia è che non c'è mai stata una stagione intera di governo riformista. Veltroni ricorda la stagione dei quattro diversi governi del centrosinistra nella tredicesima legislatura, e la fine prematura della quindicesima del secondo governo Prodi: "Mai - afferma - il centrosinistra ha potuto dimostrare cos'è una innovazione riformista come quella di Zapatero o di Blair".
La sfida del Partito Democratico è dunque quella di guardare al futuro e lavorare per una proposta seria, coraggiosa e credibile. Il Pd mette insieme "esperienze e culture diverse", spiega Veltroni, e a questo "non c'è alternativa. L'unica alternativa è il ritorno al passato, a un partito del 16 per cento e uno dell8 o del 9 se va bene".
Veltroni ha poi sollecitato i giovani democratici a "essere liberi", perché "il correntismo è una malattia che deve essere combattuta. Per questo io vi chiedo di essere liberi, di ragionare con la propria testa e le proprie idee e di non avere forme di appartenenza se non quelle che ci siamo costruiti assieme".
Le richieste di Veltroni ai giovani del PD sono le stesse che anche Fausto Raciti, primo segretario dell’organizzazione giovanile, ha espresso nel suo intervento davanti alla platea stracolma del teatro Capranica di Roma: libertà e autonomia intellettuale prima di tutto, ma anche determinazione per creare le condizioni necessari a fare in modo che le nuove generazioni possano entrare nel gruppo dirigente del partito. Non per cooptazione, ma grazie ad una limpida “battaglia delle idee”. “non siamo soldati agli ordini del proprio comandante – dice Raciti – ma guerrieri con delle idee da difendere”.
Idee che, per il segretario dei giovani democratici, devono attraversare il territorio. “Dobbiamo fare di più e meglio”, sottolinea Raciti, perché è da lì, dal territorio, che deve nascere il futuro del Partito Democratico. Bisogna “investire maggiormente in alcune aree del Nord”, afferma, e bisogna rivalutare il Sud, una risorsa straordinaria che negli ultimi anni ha riscoperto, in una forma sempre più massiccia, il fenomeno dell’emigrazione di molti giovani che nella loro terra non riescono più a costruire il proprio futuro.
venerdì 19 dicembre 2008
GIUSTIZIA, BERLUSCONI ACCELLERA. D'ALEMA: NO AL SILENZIO SULLE INCHIESTE
GIUSTIZIA, BERLUSCONI ACCELLERA. D'ALEMA: NO AL SILENZIO SULLE INCHIESTE
Silvio Berlusconi, nel pieno della bufera giudiziaria esplosa in Campania, Abruzzo e Basilicata e che sta colpendo in particolar modo il Partito Democratico, rilancia la necessità di una riforma della giustizia, raccogliendo in qualche modo l'appello lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il premier, nel corso del Consiglio dei ministri - secondo quanto riferito da alcuni partecipanti - si sarebbe augurato che le vicende napoletane finiscano per essere ridimensionate, adottando quindi una linea garantista. Berlusconi ha svolto il suo breve intervento dopo la relazione del ministro dell'Interno, Roberto Maroni: una sorta di mappatura delle regioni investite dalle inchieste giudiziarie. Più tardi, il responsabile del Viminale ha annunciato che il Consiglio comunale di Pescara, in seguito all'arresto del sindaco, sarà sciolto. «Sarà nominato un commissario - ha spiegato - e poi si andrà a votare durante l'election day del 6 e 7 giugno». In serata, poi, Berlusconi ha affrontato il tema intercettazioni: «Dovrebbero essere consentite soltanto per reati gravissimi, come terrorismo internazionale e reati di stampo mafioso, delitti che hanno pene oltre i 15 anni». E sulla situazione nel Pd, il Cavaliere ha dichiarato: «Sono sbandati, in uno stato confusionale. L'astensionismo in Abruzzo è dovuto al maltempo, ma certo loro sono in un momento di sbandamento. Di Pietro li ha stretti in un abbraccio mortale». VELTRONI E D'ALEMA - Nel Pd, nel frattempo, si cerca di individuare la linea politica da adottare per superare lo choc degli arresti e delle inchieste della magistratura. Durante la direzione di venerdì, Walter Veltroni punterà sulla necessità di imprimere una forte spinta al rinnovamento della classe dirigente del partito. Per uno dei suoi bracci destri, Goffredo Bettini, la direzione dovrebbe «affidare al segretario anche poteri più forti nel decidere e intervenire sui gruppi dirigenti». Perché «bisogna prendere spunto da questo malessere per andare avanti più speditamente nella costruzione del Pd». Ma le parole più nette le pronuncia Massimo D'Alema secondo il quale «i casi giudiziari che stanno interessando alcuni esponenti del Pd in questi giorni sono delle vicende gravi su cui non vogliamo certamente mettere la sordina. Ovviamente nel rispetto della magistratura e dei suoi compiti». RUTELLI - Intanto, Francesco Rutelli ha dichiarato di aver chiarito tutto con i magistrati dopo la pubblicazione delle «intercettazioni in cui si parlava di me». «Ho subito chiamato la Procura della Repubblica di Napoli - ha affermato l'ex ministro - e ho chiesto di essere ascoltato immediatamente a tutela della mia onestà e onorabilità». «Sono salito in macchina, arrivato alle dieci e un quarto di sera e chiarito punto per punto che tutte le parole pronunciate nelle telefonate intercettate sul mio conto sono totalmente prive di fondamento». Infine, «ringrazio i magistrati di Napoli per la loro disponibilità e ho piena fiducia che le attività giudiziarie - ha aggiunto il presidente del Copasir - si chiudano con l'accertamento della verità nei confronti di tutte le persone interessate». Rosa Russo Iervolino (Ansa) IERVOLINO - Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, va intanto avanti nel suo mandato amministrativo e non pensa a un azzeramento totale della sua giunta. Lo dice ai giornalisti al termine di una fitta mattina di incontri (uno dei quali con il Governatore Antonio Bassolino) per fare il punto dopo il terremoto giudiziario. «No, non ci sarà un azzeramento totale. I tempi della nuova giunta dipendono dai nomi. Più i nomi dicono che è un incarico pesante, faticoso e mal retribuito, più i tempi si allungano», esplicita. CACCIARI - Ma all'interno del Pd c'è chi le chiede di fare un passo indietro. Dopo Anna Finocchiaro, tocca a Massimo Cacciari affermare che la Iervolino e Bassolino non possono guidare quel cambiamento di cui la classe dirigente campana ha bisogno. «A livello regionale e comunale - spiega durante un collegamento con "Porta a Porta" - è evidente che c'è una classe politica che non è più in grado di cambiare alcunché. Ormai è anche troppo tardi perché se ne vadano. Quando un ciclo politico si chiude, anche se si è ben governato, te ne devi andare. Pensare che Bassolino e la Iervolino possano gestire un rinnovamento è pura utopia». Secca la risposta della Iervolino: «Né la Finocchiaro né Cacciari cambiano la posizione del Pd (che le avrebbe espresso «fiducia», ndr). Andatelo a chiedere a Veltroni e vedrete in direzione nazionale». DI PIETRO - Sulla vicenda interviene anche Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori assicura che non ci sarà nessuna modifica nelle relazioni fra il suo partito e il Pd. «Sulla questione morale noi non abbiamo mai cambiato atteggiamento». Poi lancia la sfida: «Se gli altri partiti volessero, potrebbero risolverla in 24 ore. Ma non lo faranno nemmeno nell’anno 2040. Basterebbe approvare una legge per vietare la candidatura ai soggetti condannati, vietare gli incarichi di governo, centrale o nazionale, a chi è sotto processo, e vietare la partecipazione alle gare delle imprese i cui legali rappresentanti sono già stati condannati per reati concernenti la pubblica amministrazione». «Se fosse stata applicata una norma del genere - aggiunge Di Pietro - non avremmo avuto i casi di Pescara e di Napoli». L'ex ministro interviene anche sul caso Margiotta (il deputato Pd per il quale la Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha bloccato, con l'unico voto contrario dell'Idv, la richiesta di arresto): «Questa - spiega Di Pietro - è un'idea di un quarto grado di giudizio, fatto dai propri simili, 'oggi a te, domani a me', che danno un giudizio di merito», il che «è una violazione costituzionale». Gli risponde Pierluigi Mantini, deputato del Pd: «Di Pietro ha chiesto ai suoi parlamentari di votare sempre in favore di qualsiasi richiesta provenga dalla magistratura. Infatti l'IdV ha votato in favore della richiesta di arresti del deputato Margiotta senza aver neanche visto gli atti, a prescindere dagli elementi di prova e dalle motivazioni. Ma se Di Pietro non condivide la funzione che la Costituzione affida alla Giunta, allora gli consiglio di uscirne».
Silvio Berlusconi, nel pieno della bufera giudiziaria esplosa in Campania, Abruzzo e Basilicata e che sta colpendo in particolar modo il Partito Democratico, rilancia la necessità di una riforma della giustizia, raccogliendo in qualche modo l'appello lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il premier, nel corso del Consiglio dei ministri - secondo quanto riferito da alcuni partecipanti - si sarebbe augurato che le vicende napoletane finiscano per essere ridimensionate, adottando quindi una linea garantista. Berlusconi ha svolto il suo breve intervento dopo la relazione del ministro dell'Interno, Roberto Maroni: una sorta di mappatura delle regioni investite dalle inchieste giudiziarie. Più tardi, il responsabile del Viminale ha annunciato che il Consiglio comunale di Pescara, in seguito all'arresto del sindaco, sarà sciolto. «Sarà nominato un commissario - ha spiegato - e poi si andrà a votare durante l'election day del 6 e 7 giugno». In serata, poi, Berlusconi ha affrontato il tema intercettazioni: «Dovrebbero essere consentite soltanto per reati gravissimi, come terrorismo internazionale e reati di stampo mafioso, delitti che hanno pene oltre i 15 anni». E sulla situazione nel Pd, il Cavaliere ha dichiarato: «Sono sbandati, in uno stato confusionale. L'astensionismo in Abruzzo è dovuto al maltempo, ma certo loro sono in un momento di sbandamento. Di Pietro li ha stretti in un abbraccio mortale». VELTRONI E D'ALEMA - Nel Pd, nel frattempo, si cerca di individuare la linea politica da adottare per superare lo choc degli arresti e delle inchieste della magistratura. Durante la direzione di venerdì, Walter Veltroni punterà sulla necessità di imprimere una forte spinta al rinnovamento della classe dirigente del partito. Per uno dei suoi bracci destri, Goffredo Bettini, la direzione dovrebbe «affidare al segretario anche poteri più forti nel decidere e intervenire sui gruppi dirigenti». Perché «bisogna prendere spunto da questo malessere per andare avanti più speditamente nella costruzione del Pd». Ma le parole più nette le pronuncia Massimo D'Alema secondo il quale «i casi giudiziari che stanno interessando alcuni esponenti del Pd in questi giorni sono delle vicende gravi su cui non vogliamo certamente mettere la sordina. Ovviamente nel rispetto della magistratura e dei suoi compiti». RUTELLI - Intanto, Francesco Rutelli ha dichiarato di aver chiarito tutto con i magistrati dopo la pubblicazione delle «intercettazioni in cui si parlava di me». «Ho subito chiamato la Procura della Repubblica di Napoli - ha affermato l'ex ministro - e ho chiesto di essere ascoltato immediatamente a tutela della mia onestà e onorabilità». «Sono salito in macchina, arrivato alle dieci e un quarto di sera e chiarito punto per punto che tutte le parole pronunciate nelle telefonate intercettate sul mio conto sono totalmente prive di fondamento». Infine, «ringrazio i magistrati di Napoli per la loro disponibilità e ho piena fiducia che le attività giudiziarie - ha aggiunto il presidente del Copasir - si chiudano con l'accertamento della verità nei confronti di tutte le persone interessate». Rosa Russo Iervolino (Ansa) IERVOLINO - Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, va intanto avanti nel suo mandato amministrativo e non pensa a un azzeramento totale della sua giunta. Lo dice ai giornalisti al termine di una fitta mattina di incontri (uno dei quali con il Governatore Antonio Bassolino) per fare il punto dopo il terremoto giudiziario. «No, non ci sarà un azzeramento totale. I tempi della nuova giunta dipendono dai nomi. Più i nomi dicono che è un incarico pesante, faticoso e mal retribuito, più i tempi si allungano», esplicita. CACCIARI - Ma all'interno del Pd c'è chi le chiede di fare un passo indietro. Dopo Anna Finocchiaro, tocca a Massimo Cacciari affermare che la Iervolino e Bassolino non possono guidare quel cambiamento di cui la classe dirigente campana ha bisogno. «A livello regionale e comunale - spiega durante un collegamento con "Porta a Porta" - è evidente che c'è una classe politica che non è più in grado di cambiare alcunché. Ormai è anche troppo tardi perché se ne vadano. Quando un ciclo politico si chiude, anche se si è ben governato, te ne devi andare. Pensare che Bassolino e la Iervolino possano gestire un rinnovamento è pura utopia». Secca la risposta della Iervolino: «Né la Finocchiaro né Cacciari cambiano la posizione del Pd (che le avrebbe espresso «fiducia», ndr). Andatelo a chiedere a Veltroni e vedrete in direzione nazionale». DI PIETRO - Sulla vicenda interviene anche Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori assicura che non ci sarà nessuna modifica nelle relazioni fra il suo partito e il Pd. «Sulla questione morale noi non abbiamo mai cambiato atteggiamento». Poi lancia la sfida: «Se gli altri partiti volessero, potrebbero risolverla in 24 ore. Ma non lo faranno nemmeno nell’anno 2040. Basterebbe approvare una legge per vietare la candidatura ai soggetti condannati, vietare gli incarichi di governo, centrale o nazionale, a chi è sotto processo, e vietare la partecipazione alle gare delle imprese i cui legali rappresentanti sono già stati condannati per reati concernenti la pubblica amministrazione». «Se fosse stata applicata una norma del genere - aggiunge Di Pietro - non avremmo avuto i casi di Pescara e di Napoli». L'ex ministro interviene anche sul caso Margiotta (il deputato Pd per il quale la Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha bloccato, con l'unico voto contrario dell'Idv, la richiesta di arresto): «Questa - spiega Di Pietro - è un'idea di un quarto grado di giudizio, fatto dai propri simili, 'oggi a te, domani a me', che danno un giudizio di merito», il che «è una violazione costituzionale». Gli risponde Pierluigi Mantini, deputato del Pd: «Di Pietro ha chiesto ai suoi parlamentari di votare sempre in favore di qualsiasi richiesta provenga dalla magistratura. Infatti l'IdV ha votato in favore della richiesta di arresti del deputato Margiotta senza aver neanche visto gli atti, a prescindere dagli elementi di prova e dalle motivazioni. Ma se Di Pietro non condivide la funzione che la Costituzione affida alla Giunta, allora gli consiglio di uscirne».
PD, RACITI: ORMAI SI E' PERSA LA FIDUCIA NEI VECCHI NOMI
PD, RACITI: ORMAI SI E' PERSA LA FIDUCIA NEI VECCHI NOMI
"Siamo in un Paese fermo a quindici anni fa", denuncia Fausto Raciti, Segretario nazionale dei Giovani democratici, intervistato da Affaritaliani.it sugli scandali giudiziari che hanno colpito il Pd in varie parti d'Italia. "Da un lato c'è una questione di capacità dei gruppi dirigenti e degli amministratori locali di mantenere salda la rotta sul fatto che debba prevalere l'interesse comune su alcuni interessi privati. O pezzi di potere locali che si muovono e che cercano referenti. Dall'altra parte, però, l'impressione è che ci siano una serie di curiose concomitanze: arresti che avvengono tutti contemporaneamente e intercettazioni diffuse tutte insieme fanno pensare che bisogna essere prudenti nel dare giudizi". La parola d'ordine di Veltroni è stata rinnovamento. Che cosa vuol dire? "Costruire un partito che in questa fase sia davvero il più democratico possibile, in cui il consenso intorno alle idee sia il discrimine principale per la selezione dei gruppi dirigenti. E soprattutto bisogna provare a rafforzare il Pd, innescando una dinamica di rinnovamento ancorato su solide basi, ovvero il primato del bene comune sugli interessi privati. Questo è il problema vero emerso da alcune indagini. Magari non ci sono fatti penalmente rilevanti, ma pezzi di amministrazioni non sempre sono in grado di mantenere il primato del bene pubblico". Raciti spiega che "la Iervolino avrebbe fatto bene ad azzerare la propria giunta per tempo e rifarla da capo, anche se il problema non si risolve con le dimissioni a catena. In breve tempo bisogna trovare la sostanza vera del Partito Democratico, gruppi dirigenti non solo nuovi dal punto di vista anagrafico ma capaci di esprimere di nuovo un'idea di sviluppo. La perdita di credibilità non è legata soltanto ai fatti giudiziari ma anche a un'enorme difficoltà nell'affrontare i problemi territoriali. L'etica pubblica deve essere inattaccabile, ma serve anche un'idea e un progetto di sviluppo. Quando c'è incapacità di dare risposte le situazioni si incancreniscono". Il tutto alla vigilia della direzione del Pd... "Ascolterò la relazione di Veltroni, sicuro che troverò le risposte agli interrogativi. Sono convinto che ora sia necessario rinnovare profondamente questo partito negli uomini e nelle idee. Anche ma non solo dal punto di vista anagrafico per i candidati alle prossime Amministrative, il problema vero sono le idee. I Giovani democratici saranno in campo alle elezioni perché il ricambio si costruisce partendo da lì: trovare il consenso nei vari territori su una propria idea di città, di provincia e di regione. E' una partita che vogliamo giocare". Via gli inquisiti dalle liste? "Mi interessa poco fino a che punto sono indagati o meno, ma mi importa che nel Pd ci sia un rinnovamento del progetto politico. Bisogna essere capaci di parlare a strati sociali e a mondi con i quali rischiamo di perdere la capacità di dialogo. Su questi punti si vincono le battaglie politiche". Raciti non ha dubbi: "Siamo la prima generazione di Democratici di questo Paese, vogliamo provare a essere noi quello che il Pd non riesce sempre a essere nonostante la buona volontà di tutti. Un partito non può essere solo una sommatoria di componenti. La nostra è un'organizzazione giovanile democratica con un proprio profilo politico che parla ai giovani di questo Paese e non solo, a partire dalle condizioni di vita di ciascuno. Vogliamo evitare che la crisi finanziaria si trasformi in crisi sociale". Non c'è il pericolo che sia una stanchezza degli elettori verso i vecchi nomi come Marini, Fioroni, D'Alema, Rutelli, etc... "Certo che viene a mancare la fiducia, anche se il problema vero è di consenso. Dobbiamo provare a essere il nuovo e vincere questa sfida. Non pretendiamo dopo la nostra prima assemblea nazionale di sostituirci all'attuale classe dirigente del Pd, ma vogliamo dimostrare quello che siamo capaci di fare e il partito ci deve mettere nelle condizioni di essere il motore del rinnovamento". (Affari Italiani)
"Siamo in un Paese fermo a quindici anni fa", denuncia Fausto Raciti, Segretario nazionale dei Giovani democratici, intervistato da Affaritaliani.it sugli scandali giudiziari che hanno colpito il Pd in varie parti d'Italia. "Da un lato c'è una questione di capacità dei gruppi dirigenti e degli amministratori locali di mantenere salda la rotta sul fatto che debba prevalere l'interesse comune su alcuni interessi privati. O pezzi di potere locali che si muovono e che cercano referenti. Dall'altra parte, però, l'impressione è che ci siano una serie di curiose concomitanze: arresti che avvengono tutti contemporaneamente e intercettazioni diffuse tutte insieme fanno pensare che bisogna essere prudenti nel dare giudizi". La parola d'ordine di Veltroni è stata rinnovamento. Che cosa vuol dire? "Costruire un partito che in questa fase sia davvero il più democratico possibile, in cui il consenso intorno alle idee sia il discrimine principale per la selezione dei gruppi dirigenti. E soprattutto bisogna provare a rafforzare il Pd, innescando una dinamica di rinnovamento ancorato su solide basi, ovvero il primato del bene comune sugli interessi privati. Questo è il problema vero emerso da alcune indagini. Magari non ci sono fatti penalmente rilevanti, ma pezzi di amministrazioni non sempre sono in grado di mantenere il primato del bene pubblico". Raciti spiega che "la Iervolino avrebbe fatto bene ad azzerare la propria giunta per tempo e rifarla da capo, anche se il problema non si risolve con le dimissioni a catena. In breve tempo bisogna trovare la sostanza vera del Partito Democratico, gruppi dirigenti non solo nuovi dal punto di vista anagrafico ma capaci di esprimere di nuovo un'idea di sviluppo. La perdita di credibilità non è legata soltanto ai fatti giudiziari ma anche a un'enorme difficoltà nell'affrontare i problemi territoriali. L'etica pubblica deve essere inattaccabile, ma serve anche un'idea e un progetto di sviluppo. Quando c'è incapacità di dare risposte le situazioni si incancreniscono". Il tutto alla vigilia della direzione del Pd... "Ascolterò la relazione di Veltroni, sicuro che troverò le risposte agli interrogativi. Sono convinto che ora sia necessario rinnovare profondamente questo partito negli uomini e nelle idee. Anche ma non solo dal punto di vista anagrafico per i candidati alle prossime Amministrative, il problema vero sono le idee. I Giovani democratici saranno in campo alle elezioni perché il ricambio si costruisce partendo da lì: trovare il consenso nei vari territori su una propria idea di città, di provincia e di regione. E' una partita che vogliamo giocare". Via gli inquisiti dalle liste? "Mi interessa poco fino a che punto sono indagati o meno, ma mi importa che nel Pd ci sia un rinnovamento del progetto politico. Bisogna essere capaci di parlare a strati sociali e a mondi con i quali rischiamo di perdere la capacità di dialogo. Su questi punti si vincono le battaglie politiche". Raciti non ha dubbi: "Siamo la prima generazione di Democratici di questo Paese, vogliamo provare a essere noi quello che il Pd non riesce sempre a essere nonostante la buona volontà di tutti. Un partito non può essere solo una sommatoria di componenti. La nostra è un'organizzazione giovanile democratica con un proprio profilo politico che parla ai giovani di questo Paese e non solo, a partire dalle condizioni di vita di ciascuno. Vogliamo evitare che la crisi finanziaria si trasformi in crisi sociale". Non c'è il pericolo che sia una stanchezza degli elettori verso i vecchi nomi come Marini, Fioroni, D'Alema, Rutelli, etc... "Certo che viene a mancare la fiducia, anche se il problema vero è di consenso. Dobbiamo provare a essere il nuovo e vincere questa sfida. Non pretendiamo dopo la nostra prima assemblea nazionale di sostituirci all'attuale classe dirigente del Pd, ma vogliamo dimostrare quello che siamo capaci di fare e il partito ci deve mettere nelle condizioni di essere il motore del rinnovamento". (Affari Italiani)
DIREZIONE PD: VELTRONI TENTA LA RICUCITURA UNITARIA
DIREZIONE PD: VELTRONI TENTA LA RICUCITURA UNITARIA
Inizia alle 9,30, nella sede del partito in via del Nazareno, la riunione della Direzione del Pd che sara' introdotta dalla relazione del segretario Walter Veltroni e i cui lavori saranno trasmessi in diretta sul sito www.youdem.it e dall'omonima tv satellitare. In vista di questa riunione, che si svolge mentre il Pd e' alle prese con le inchieste giudiziarie che coinvolgono propri rappresentanti in Abruzzo, Campania, Napoli e Firenze, Veltroni ha ascoltato l'opinione del governo ombra, ha incontrato i segretari regionali e dialogato per telefono con molti dirigenti locali e nazionali. Secondo alcune indiscrezioni, il segretario proporra' nuove regole sulle candidature, la riscrittura di un codice etico da collegare allo statuto del Pd e maggiori poteri di intervento alla segreteria per accentuare la formazione di un partito che superi le antiche appartenenze a Ds e Margherita. Veltroni dovrebbe partire dall'analisi della crisi economica e dalle inadeguatezze delle misure messe in campo dal governo per rilanciare la necessita' di una maggiore unita' interna che passi dal rinnovamento dei gruppi dirigenti del Pd a tutti i livelli. Da qui la proposta di commissariare la gestione del partito in Abruzzo e Basilicata. La previsione e' pero' che non ci sara' uno scontro risolutivo tra le diverse anime del partito: la riunione potrebbe concludersi con l'approvazione di un documento finale che raccoglie le indicazioni di Veltroni. Non ci dovrebbe essere neppure una parola definitiva sui rapporti con l'Idv di Antonio Di Pietro (confermare o meno l'alleanza elettorale dell'aprile scorso?) e sulla necessita' di convergere con le proposte del governo per una rapida riforma della giustizia (ieri su questo punto il premier Silvio Berlusconi ha parlato di una necessita' condivisa anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano). A questo proposito, Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, dice di temere che nella riunione di oggi si discuta solo di questione morale e non della linea politica del partito. Molto atteso e' l'intervento di Massimo D'Alema: l'ex ministro degli Esteri, pur favorendo la ricomposizione unitaria del partito, dovrebbe affrontare i temi delle alleanze e della gestione del partito su cui da alcune settimane ha annunciato la necessita' di un chiarimento politico. Non mancheranno altre voci critiche. Marco Follini ha confermato la sua intenzione di presentare una mozione che chiede formalmente di mettere fine all'alleanza con Di Pietro. Arturo Parisi potrebbe addirittura chiedere le dimissioni di Veltroni, come annunciato in una intervista al quotidiano napoletano ''Il Mattino''. Marco Minniti, ministro ombra degli Interni, e Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, dovrebbero confermare la richiesta di affiancare a Veltroni una specie di ''unita' di crisi'' in grado di rappresentare le realta' territoriali del partito (un'ipotesi che non convince i collaboratori piu' stretti del segretario, a iniziare da Goffredo Bettini). Il senatore Vincenzo Vita, dell'Associazione ''A sinistra'', ha annunciato che nel corso della riunione di Direzione depositera' agli atti un documento di sei cartelle in cui si sostiene che gli amministratori del Pd colpiti da gravi provvedimenti giudiziari per potersi difendere liberamente debbono fare un passo indietro e che ci si stabilisca una netta incompatibilita' tra cariche istituzionali e incarichi di partito. Uno dei nodi da sciogliere riguarda la giunta comunale di Napoli e quella regionale della Campania: il sindaco Rosa Russo Jervolino e il governatore Antonio Bassolino confermano la loro intenzione di non dimettersi. Dopo le perplessita' espresse da Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ieri sera e' stato Massimo Cacciari - nel corso della trasmissione televisiva ''Porta a porta'' - a dire invece che il sindaco di Napoli e il governatore della Campania non possono guidare il cambiamento in quelle due realta'. La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha intanto respinto la richiesta di arresto per Salvatore Margiotta, deputato Pd, implicato nelle inchieste giudiziarie in Basilicata (posizione favorevole solo da parte dell'Idv). A preoccupare lo stato maggiore del Pd sono infine anche le voci circa la possibilita' che l'inchiesta giudiziaria che a Napoli ha coinvolto l'imprenditore Alfredo Romeo e i suoi rapporti con alcuni esponenti politici possa toccare anche le giunte di centrosinistra che hanno governato il comune di Roma negli ultimi anni.
Inizia alle 9,30, nella sede del partito in via del Nazareno, la riunione della Direzione del Pd che sara' introdotta dalla relazione del segretario Walter Veltroni e i cui lavori saranno trasmessi in diretta sul sito www.youdem.it e dall'omonima tv satellitare. In vista di questa riunione, che si svolge mentre il Pd e' alle prese con le inchieste giudiziarie che coinvolgono propri rappresentanti in Abruzzo, Campania, Napoli e Firenze, Veltroni ha ascoltato l'opinione del governo ombra, ha incontrato i segretari regionali e dialogato per telefono con molti dirigenti locali e nazionali. Secondo alcune indiscrezioni, il segretario proporra' nuove regole sulle candidature, la riscrittura di un codice etico da collegare allo statuto del Pd e maggiori poteri di intervento alla segreteria per accentuare la formazione di un partito che superi le antiche appartenenze a Ds e Margherita. Veltroni dovrebbe partire dall'analisi della crisi economica e dalle inadeguatezze delle misure messe in campo dal governo per rilanciare la necessita' di una maggiore unita' interna che passi dal rinnovamento dei gruppi dirigenti del Pd a tutti i livelli. Da qui la proposta di commissariare la gestione del partito in Abruzzo e Basilicata. La previsione e' pero' che non ci sara' uno scontro risolutivo tra le diverse anime del partito: la riunione potrebbe concludersi con l'approvazione di un documento finale che raccoglie le indicazioni di Veltroni. Non ci dovrebbe essere neppure una parola definitiva sui rapporti con l'Idv di Antonio Di Pietro (confermare o meno l'alleanza elettorale dell'aprile scorso?) e sulla necessita' di convergere con le proposte del governo per una rapida riforma della giustizia (ieri su questo punto il premier Silvio Berlusconi ha parlato di una necessita' condivisa anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano). A questo proposito, Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, dice di temere che nella riunione di oggi si discuta solo di questione morale e non della linea politica del partito. Molto atteso e' l'intervento di Massimo D'Alema: l'ex ministro degli Esteri, pur favorendo la ricomposizione unitaria del partito, dovrebbe affrontare i temi delle alleanze e della gestione del partito su cui da alcune settimane ha annunciato la necessita' di un chiarimento politico. Non mancheranno altre voci critiche. Marco Follini ha confermato la sua intenzione di presentare una mozione che chiede formalmente di mettere fine all'alleanza con Di Pietro. Arturo Parisi potrebbe addirittura chiedere le dimissioni di Veltroni, come annunciato in una intervista al quotidiano napoletano ''Il Mattino''. Marco Minniti, ministro ombra degli Interni, e Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, dovrebbero confermare la richiesta di affiancare a Veltroni una specie di ''unita' di crisi'' in grado di rappresentare le realta' territoriali del partito (un'ipotesi che non convince i collaboratori piu' stretti del segretario, a iniziare da Goffredo Bettini). Il senatore Vincenzo Vita, dell'Associazione ''A sinistra'', ha annunciato che nel corso della riunione di Direzione depositera' agli atti un documento di sei cartelle in cui si sostiene che gli amministratori del Pd colpiti da gravi provvedimenti giudiziari per potersi difendere liberamente debbono fare un passo indietro e che ci si stabilisca una netta incompatibilita' tra cariche istituzionali e incarichi di partito. Uno dei nodi da sciogliere riguarda la giunta comunale di Napoli e quella regionale della Campania: il sindaco Rosa Russo Jervolino e il governatore Antonio Bassolino confermano la loro intenzione di non dimettersi. Dopo le perplessita' espresse da Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ieri sera e' stato Massimo Cacciari - nel corso della trasmissione televisiva ''Porta a porta'' - a dire invece che il sindaco di Napoli e il governatore della Campania non possono guidare il cambiamento in quelle due realta'. La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha intanto respinto la richiesta di arresto per Salvatore Margiotta, deputato Pd, implicato nelle inchieste giudiziarie in Basilicata (posizione favorevole solo da parte dell'Idv). A preoccupare lo stato maggiore del Pd sono infine anche le voci circa la possibilita' che l'inchiesta giudiziaria che a Napoli ha coinvolto l'imprenditore Alfredo Romeo e i suoi rapporti con alcuni esponenti politici possa toccare anche le giunte di centrosinistra che hanno governato il comune di Roma negli ultimi anni.
PD, MINNITI: SERVE UN DIRETTORIO CHE AFFIANCHI VELTRONI
PD, MINNITI: SERVE UN DIRETTORIO CHE AFFIANCHI VELTRONI
Un gruppo di lavoro che rafforzi rafforzi il segretario in una fase molto complicata. Lo propone Marco Minniti, ministro dell'Interno ombra del Pd, intervistato a 'Panorama del Giorno' su Canale 5. Secondo Minniti nel Pd tuttavia non c'è una questione morale: "Noi abbiamo avuto e abbiamo dei casi che non vanno sicuramente sottovalutati e penso che il partito dovrà affrontare con il solito fare, con il necessario rigore e la necessaria fermezza, tuttavia penso che dire che nel Pd ci sia una questione morale sia un giudizio particolarmente azzardato. Il Pd è fatto da migliaia, migliaia e migliaia di militanti, di migliaia e migliaia di amministratori corretti che hanno fatto della trasparenza amministrativa e del buongoverno una caratteristica fondamentale e quindi non bisogna sottovalutare nulla ma anche con altrettanta fermezza difendere la dignità e la forza di una grande formazione politica". Minniti non crede alla teoria del complotto contro il suo partito: "Non ho mai creduto ai complotti. Naturalmente può esserci anche un momento in cui anche per emulazione si pensa che si possano far convergere iniziative ed indagini che magari durano da lungo tempo, ma io escludo il complotto in ogni caso la dietrologia non ci porta da nessuna parte. Penso che il Partito democratico debba affrontare queste cose con grande fermezza e guardare a quello che avviene anche dentro la democrazia italiana perché non sfugge a nessuno che queste indagini coinvolgono certo esponenti del Pd ma coinvolgono anche esponenti della maggioranza. Nella quasi totalità dei casi si tratta di indagini che coinvolgono a trecentosessanta gradi l'intero schieramento politico". Quanto alle dimissioni degli amministratori locali coinvolti nelle inchieste, il ministro ombra del Pd rileva: "Bisogna valutare caso per caso, non ci può essere un giudizio di carattere generalizzato. Se le accuse sono particolarmente gravi, se si va oltre l'avviso di garanzia, io penso che ci debba essere un atto di responsabilità politica e penso anche che nel momento in cui c'è un'azione giudiziaria bisogna anche comprendere qual è il bene pubblico. E il bene pubblico in alcuni casi può essere quello di lasciare spazio ad un nuovo momento di democrazia, in alcuni casi può essere quello di assumersi le responsabilità. Io penso per esempio che sia importante che da Napoli anche il sindaco Jervolino abbia voluto lanciare un segnale di profondo rinnovamento dell'esperienza di governo". "Nel momento in cui un partito ha problemi ed è anche sottoposto a notevoli pressioni politiche, penso che la risposta non possa che essere quella di una forte assunzione di responsabilità, di grande capacità di decisione e questo spetta innanzitutto al segretario e io penso anche che debba esserci una sorta di gruppo che lavora attorno al segretario, che ne rafforzi insieme la capacità di gestione di una fase molto complicata ma penso soprattutto che bisogna affrontare questo passaggio con una grande autorevolezza unitaria del partito. La riunione di domani penso debba servire a dare un senso di una forte preoccupazione ma anche una grande capacità di risposta che mobiliti unitariamente tutte le risorse del partito".
Un gruppo di lavoro che rafforzi rafforzi il segretario in una fase molto complicata. Lo propone Marco Minniti, ministro dell'Interno ombra del Pd, intervistato a 'Panorama del Giorno' su Canale 5. Secondo Minniti nel Pd tuttavia non c'è una questione morale: "Noi abbiamo avuto e abbiamo dei casi che non vanno sicuramente sottovalutati e penso che il partito dovrà affrontare con il solito fare, con il necessario rigore e la necessaria fermezza, tuttavia penso che dire che nel Pd ci sia una questione morale sia un giudizio particolarmente azzardato. Il Pd è fatto da migliaia, migliaia e migliaia di militanti, di migliaia e migliaia di amministratori corretti che hanno fatto della trasparenza amministrativa e del buongoverno una caratteristica fondamentale e quindi non bisogna sottovalutare nulla ma anche con altrettanta fermezza difendere la dignità e la forza di una grande formazione politica". Minniti non crede alla teoria del complotto contro il suo partito: "Non ho mai creduto ai complotti. Naturalmente può esserci anche un momento in cui anche per emulazione si pensa che si possano far convergere iniziative ed indagini che magari durano da lungo tempo, ma io escludo il complotto in ogni caso la dietrologia non ci porta da nessuna parte. Penso che il Partito democratico debba affrontare queste cose con grande fermezza e guardare a quello che avviene anche dentro la democrazia italiana perché non sfugge a nessuno che queste indagini coinvolgono certo esponenti del Pd ma coinvolgono anche esponenti della maggioranza. Nella quasi totalità dei casi si tratta di indagini che coinvolgono a trecentosessanta gradi l'intero schieramento politico". Quanto alle dimissioni degli amministratori locali coinvolti nelle inchieste, il ministro ombra del Pd rileva: "Bisogna valutare caso per caso, non ci può essere un giudizio di carattere generalizzato. Se le accuse sono particolarmente gravi, se si va oltre l'avviso di garanzia, io penso che ci debba essere un atto di responsabilità politica e penso anche che nel momento in cui c'è un'azione giudiziaria bisogna anche comprendere qual è il bene pubblico. E il bene pubblico in alcuni casi può essere quello di lasciare spazio ad un nuovo momento di democrazia, in alcuni casi può essere quello di assumersi le responsabilità. Io penso per esempio che sia importante che da Napoli anche il sindaco Jervolino abbia voluto lanciare un segnale di profondo rinnovamento dell'esperienza di governo". "Nel momento in cui un partito ha problemi ed è anche sottoposto a notevoli pressioni politiche, penso che la risposta non possa che essere quella di una forte assunzione di responsabilità, di grande capacità di decisione e questo spetta innanzitutto al segretario e io penso anche che debba esserci una sorta di gruppo che lavora attorno al segretario, che ne rafforzi insieme la capacità di gestione di una fase molto complicata ma penso soprattutto che bisogna affrontare questo passaggio con una grande autorevolezza unitaria del partito. La riunione di domani penso debba servire a dare un senso di una forte preoccupazione ma anche una grande capacità di risposta che mobiliti unitariamente tutte le risorse del partito".
QUESTIONE MORALE, LARATTA (PD): TOGLIAMO LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE ED IL LODO ALFANO
QUESTIONE MORALE, LARATTA (PD): TOGLIAMO LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE ED IL LODO ALFANO
"Togliamo tutte le autorizzazioni a procedere, insieme al Lodo Alfano"! Il deputato del Pd, on Franco Laratta, Membro della Commissione Antimafia, nel corso di un incontro stamane in Calabria ha affermato: "Il clima nel nostro Paese si fa pesante, occorre dare ai cittadini la certezza che nessuno può sfuggire alle indagini. Dipendesse da me toglierei tutte le autorizzazioni a procedere per i parlamentari e ministri, per le alte cariche dello Stato abrogherei il Lodo Alfano, ma farei in modo che una qualche forma di responsabilità dei magistrati venisse prevista all’interno della più complessiva riforma della giustizia. Si respira un clima molto brutto. Il rischio è in questa giostra impazzita finiscano anche persone innocenti, che magari hanno sbagliato un'espressione o hanno visto la persona sbagliata. Per questo la magistratura deve agire con rapidità, cercando prove vere e concrete"
"Togliamo tutte le autorizzazioni a procedere, insieme al Lodo Alfano"! Il deputato del Pd, on Franco Laratta, Membro della Commissione Antimafia, nel corso di un incontro stamane in Calabria ha affermato: "Il clima nel nostro Paese si fa pesante, occorre dare ai cittadini la certezza che nessuno può sfuggire alle indagini. Dipendesse da me toglierei tutte le autorizzazioni a procedere per i parlamentari e ministri, per le alte cariche dello Stato abrogherei il Lodo Alfano, ma farei in modo che una qualche forma di responsabilità dei magistrati venisse prevista all’interno della più complessiva riforma della giustizia. Si respira un clima molto brutto. Il rischio è in questa giostra impazzita finiscano anche persone innocenti, che magari hanno sbagliato un'espressione o hanno visto la persona sbagliata. Per questo la magistratura deve agire con rapidità, cercando prove vere e concrete"
mercoledì 17 dicembre 2008
PD: C'E' IPOTESI DI VOTO SU DOCUMENTO
PD: C'E' IPOTESI DI VOTO SU DOCUMENTO
Si fa strada l'ipotesi di un voto su un documento, al termine della direzione Pd di venerdi' invece che sulla relazione del segretario. Lo ha proposto durante la riunione del coordinamento di questa sera il numero due del partito, Dario Franceschini. Al momento questa pero' e' solo una ipotesi perche', come spiega un partecipante alla riunione, c'e' ancora tutto domani per decidere.
Si fa strada l'ipotesi di un voto su un documento, al termine della direzione Pd di venerdi' invece che sulla relazione del segretario. Lo ha proposto durante la riunione del coordinamento di questa sera il numero due del partito, Dario Franceschini. Al momento questa pero' e' solo una ipotesi perche', come spiega un partecipante alla riunione, c'e' ancora tutto domani per decidere.
PD: ORLANDO, COMMISSARIAMENTI SE NECESSARI AL PARTITO
PD: ORLANDO, COMMISSARIAMENTI SE NECESSARI AL PARTITO
"Ci saranno delle decisioni necessarie a mettere tutti gli organismi del partito nelle condizioni di poter funzionare. Laddove c'e' una vacatio si interverra'. Commissariamenti, quindi, dove e' necessario per mettere il partito nelle condizioni di lavorare". Cosi' il portavoce del Pd, Andrea Orlando, risponde ai giornalisti che al termine del coordinamento del Pd gli chiedono se siano state prese decisioni circa il commissariamento degli organismi regionali del partito laddove coinvolti nelle inchieste giudiziarie. Sul direttivo che si terra' venerdi', Orlando ha poi aggiunto: "Veltroni ha chiesto un contributo franco per costruire una relazione con un impianto unitario che consenta di affrontare tutte le principali questioni che sono emerse in questi giorni, l'iniziativa politica e le cose da fare nei prossimi mesi per il partito Democratico".
"Ci saranno delle decisioni necessarie a mettere tutti gli organismi del partito nelle condizioni di poter funzionare. Laddove c'e' una vacatio si interverra'. Commissariamenti, quindi, dove e' necessario per mettere il partito nelle condizioni di lavorare". Cosi' il portavoce del Pd, Andrea Orlando, risponde ai giornalisti che al termine del coordinamento del Pd gli chiedono se siano state prese decisioni circa il commissariamento degli organismi regionali del partito laddove coinvolti nelle inchieste giudiziarie. Sul direttivo che si terra' venerdi', Orlando ha poi aggiunto: "Veltroni ha chiesto un contributo franco per costruire una relazione con un impianto unitario che consenta di affrontare tutte le principali questioni che sono emerse in questi giorni, l'iniziativa politica e le cose da fare nei prossimi mesi per il partito Democratico".
A Napoli una nuova stagione.
A Napoli una nuova stagione.
"Ho intenzione di andare avanti con il massimo rinnovamento strutturale per la giunta". Così Rosa Russo Iervolino, dopo l’incontro con il segretario del PD Walter Veltroni. “Ho la testa dura, - dice ai cronisti – ho intenzione di andare avanti e non mi dimetto”.
Il Pd, nelle parole di Tino Iannuzzi e Luigi Nicolais, segretario regionale e proviciale del Partito Democratico, sostiene Iervolino nell'impresa di "aprire una nuova stagione a Napoli" a cominciare dal rinnovo della giunta comunale.
Il sindaco Iervolino nell'incontro avuto oggi a Roma con Veltroni, ha infatti espresso la sua chiara volontà di aprire nella città di Napoli una nuova fase di profondo e deciso rinnovamento, “una scelta che - dicono Iannuzzi e Nicolais - assumerà le forme di una discontinuità nella composizione della Giunta e di un piano di rilancio dell'azione di governo che restituiscano a Napoli il ruolo che le spetta, quello di una grande città capitale di civiltà e di cultura".
Iervolino ha chiesto ai vertici del Pd un sostegno e un impegno a supportare la necessaria operazione di rilancio, che i dirigenti locali condividono: "Sosterremo pienamente lo sforzo che il sindaco si accinge a compiere".
Tuttavia, Nicolais, anche lui presente al vertice con Veltroni, ha specificato come non si parli di un "azzeramento", "perché - spiega il segretario provinciale - ci sono alcune persone competenti e perbene, come l'ex ministro Scotti, che devono proseguire il loro lavoro". Il rimpasto, però, non riguarderà solo gli assessori colpiti dai provvedimenti giudiziari: "Se fosse così - aggiunge - si tratterebbe di un semplice ricambio, mentre abbiamo deciso un forte rinnovamento. Come diciamo a Napoli: non basta una toppa, non basta una pezza a colori".
Circa la vicenda partenopea è intervenuto anche Francesco Rutelli, presidente Copasir, per dichiararsi estraneo alle vicende giudiziarie legate alle inchieste napoletane.
"Mi vengono riferite informazioni - afferma Rutelli in una dichiarazione in cui si annuncia anche possibili azioni giudiziarie nel caso organi di stampa associno la sua persona a comportamenti illegali. - su telefonate nelle quali il povero Giorgio Nugnes e l`imprenditore Alfredo Romeo parlerebbero sul mio conto.
Non ho nulla, ripeto nulla, e ribadisco nulla a che vedere con le vicende di cui si sta occupando la Procura della Repubblica di Napoli e avrò modo di precisarlo inoppugnabilmente in ogni sede”.
Insomma, bisogna evitare gli equivoci e puntare tutto sul 'rinnovamento'. Lo ribadisce anche il portavoce del partito, Andrea Orlando: "Il Pd amministra il 70 per cento delle autonomie locali del Paese, in alcune zone emergono vicende su cui è giusto che la magistratura faccia il suo corso", ha detto.
"Noi lavoriamo per rinnovare la nostra presenza e i nostri metodi, lavoriamo per una gestione più sobria e trasparente e attenta ai problemi dei cittadini".
Anche la presidente dei senatori PD, Anna Finocchiaro, ha commentato la decisione sui destini del governo partenopeo. "Rispetto la decisione del sindaco di Napoli che ha scelto di azzerare la giunta e di proseguire. E' una scelta di responsabilità politica. Io, Anna Finocchiaro, ma è mia opinione personale, forse mi sarei dimessa", afferma.
"La giustizia farà il suo corso", prosegue la presidentessa dei senatori democratici nel corso della registrazione della puntata di 'Porta a Porta' che andrà in onda stasera. "E la presunzione di innocenza ovviamente vale fino in fondo. Il punto però è che ci deve essere una responsabilità politica che è precedente a quella penale. Noi dovremmo avere la capacità di mettere in campo delle risposte politiche, altrimenti non ci salveremo. Altrimenti sarà l'azione giudiziaria a determinare la politica. E la politica in alcuni casi deve fare dei passi indietro se viene sfiorata da delle inchieste".
"Noi abbiamo il grande compito e l'ambizione di costruire un partito nuovo e allora dobbiamo avere un rigore più netto. Io mi sento una responsabilità nei confronti di questo partito, e per questo dobbiamo essere disposti a pagare dei prezzi a volte anche ingiusti. Proprio per il bene di questo partito. Noi, e mi riferisco la sistema politico nel suo complesso - ha concluso Anna Finocchiaro - non siamo ancora riusciti a rendere trasparente il rapporto tra politica ed economia. Questo deve essere uno dei punti discriminanti su cui il Pd deve costruire la propria identità".
Intanto Gli assessori del Comune di Napoli, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio e gli ex assessori Enrico Cardillo e Giuseppe Gambale sono stati sospesi dal Pd. La decisione è stata resa nota dalla segreteria del Partito democratico della Campania.
"In relazione alle indagini avviate e ai provvedimenti adottati dalla Procura della Repubblica di Napoli, il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi, d'intesa con quello provinciale Gino Nicolais - si legge in una nota - nel ribadire fiducia nell'operato della magistratura e rispetto della presunzione costituzionale d'innocenza per le persone indagate, ha deciso in via cautelare di sospendere da ogni attività e incarico di partito gli assessori comunali in attesa dell'accertamento dei fatti".
"Ho intenzione di andare avanti con il massimo rinnovamento strutturale per la giunta". Così Rosa Russo Iervolino, dopo l’incontro con il segretario del PD Walter Veltroni. “Ho la testa dura, - dice ai cronisti – ho intenzione di andare avanti e non mi dimetto”.
Il Pd, nelle parole di Tino Iannuzzi e Luigi Nicolais, segretario regionale e proviciale del Partito Democratico, sostiene Iervolino nell'impresa di "aprire una nuova stagione a Napoli" a cominciare dal rinnovo della giunta comunale.
Il sindaco Iervolino nell'incontro avuto oggi a Roma con Veltroni, ha infatti espresso la sua chiara volontà di aprire nella città di Napoli una nuova fase di profondo e deciso rinnovamento, “una scelta che - dicono Iannuzzi e Nicolais - assumerà le forme di una discontinuità nella composizione della Giunta e di un piano di rilancio dell'azione di governo che restituiscano a Napoli il ruolo che le spetta, quello di una grande città capitale di civiltà e di cultura".
Iervolino ha chiesto ai vertici del Pd un sostegno e un impegno a supportare la necessaria operazione di rilancio, che i dirigenti locali condividono: "Sosterremo pienamente lo sforzo che il sindaco si accinge a compiere".
Tuttavia, Nicolais, anche lui presente al vertice con Veltroni, ha specificato come non si parli di un "azzeramento", "perché - spiega il segretario provinciale - ci sono alcune persone competenti e perbene, come l'ex ministro Scotti, che devono proseguire il loro lavoro". Il rimpasto, però, non riguarderà solo gli assessori colpiti dai provvedimenti giudiziari: "Se fosse così - aggiunge - si tratterebbe di un semplice ricambio, mentre abbiamo deciso un forte rinnovamento. Come diciamo a Napoli: non basta una toppa, non basta una pezza a colori".
Circa la vicenda partenopea è intervenuto anche Francesco Rutelli, presidente Copasir, per dichiararsi estraneo alle vicende giudiziarie legate alle inchieste napoletane.
"Mi vengono riferite informazioni - afferma Rutelli in una dichiarazione in cui si annuncia anche possibili azioni giudiziarie nel caso organi di stampa associno la sua persona a comportamenti illegali. - su telefonate nelle quali il povero Giorgio Nugnes e l`imprenditore Alfredo Romeo parlerebbero sul mio conto.
Non ho nulla, ripeto nulla, e ribadisco nulla a che vedere con le vicende di cui si sta occupando la Procura della Repubblica di Napoli e avrò modo di precisarlo inoppugnabilmente in ogni sede”.
Insomma, bisogna evitare gli equivoci e puntare tutto sul 'rinnovamento'. Lo ribadisce anche il portavoce del partito, Andrea Orlando: "Il Pd amministra il 70 per cento delle autonomie locali del Paese, in alcune zone emergono vicende su cui è giusto che la magistratura faccia il suo corso", ha detto.
"Noi lavoriamo per rinnovare la nostra presenza e i nostri metodi, lavoriamo per una gestione più sobria e trasparente e attenta ai problemi dei cittadini".
Anche la presidente dei senatori PD, Anna Finocchiaro, ha commentato la decisione sui destini del governo partenopeo. "Rispetto la decisione del sindaco di Napoli che ha scelto di azzerare la giunta e di proseguire. E' una scelta di responsabilità politica. Io, Anna Finocchiaro, ma è mia opinione personale, forse mi sarei dimessa", afferma.
"La giustizia farà il suo corso", prosegue la presidentessa dei senatori democratici nel corso della registrazione della puntata di 'Porta a Porta' che andrà in onda stasera. "E la presunzione di innocenza ovviamente vale fino in fondo. Il punto però è che ci deve essere una responsabilità politica che è precedente a quella penale. Noi dovremmo avere la capacità di mettere in campo delle risposte politiche, altrimenti non ci salveremo. Altrimenti sarà l'azione giudiziaria a determinare la politica. E la politica in alcuni casi deve fare dei passi indietro se viene sfiorata da delle inchieste".
"Noi abbiamo il grande compito e l'ambizione di costruire un partito nuovo e allora dobbiamo avere un rigore più netto. Io mi sento una responsabilità nei confronti di questo partito, e per questo dobbiamo essere disposti a pagare dei prezzi a volte anche ingiusti. Proprio per il bene di questo partito. Noi, e mi riferisco la sistema politico nel suo complesso - ha concluso Anna Finocchiaro - non siamo ancora riusciti a rendere trasparente il rapporto tra politica ed economia. Questo deve essere uno dei punti discriminanti su cui il Pd deve costruire la propria identità".
Intanto Gli assessori del Comune di Napoli, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio e gli ex assessori Enrico Cardillo e Giuseppe Gambale sono stati sospesi dal Pd. La decisione è stata resa nota dalla segreteria del Partito democratico della Campania.
"In relazione alle indagini avviate e ai provvedimenti adottati dalla Procura della Repubblica di Napoli, il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi, d'intesa con quello provinciale Gino Nicolais - si legge in una nota - nel ribadire fiducia nell'operato della magistratura e rispetto della presunzione costituzionale d'innocenza per le persone indagate, ha deciso in via cautelare di sospendere da ogni attività e incarico di partito gli assessori comunali in attesa dell'accertamento dei fatti".
martedì 16 dicembre 2008
Le proposte del PD per affrontare le emergenze e rilanciare il Paese.
Famiglie e imprese di fronte alla crisi.
Le proposte del PD per affrontare le emergenze e rilanciare il Paese.
Il PD propone per il 2009 una politica di bilancio anti-ciclica pari ad 1 punto percentuale di Pil (16
miliardi di euro) per sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze:
1. l'assenza di indennità di disoccupazione per una larga platea di lavoratori, con contratto a
tempo indeterminato, ma occupati in settori o aziende escluse dall'assicurazione, o precari;
2. la perdita di potere d'acquisto per i redditi da lavoro e da pensione;
3. il razionamento del credito bancario per le micro, piccole e medie imprese ed il ritardo dei
pagamenti ad esse dovuti dalle pubbliche amministrazioni;
4. il crollo dell'attività produttiva nel Mezzogiorno;
5. l'impossibilità degli Enti Locali di definire i bilanci preventivi per il 2009.
Per affrontare tali emergenze, il Pd propone di:
1. Rafforzare gli ammortizzatori sociali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali va
realizzato attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei
disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e
programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, va
esercitata entro il 31 marzo del 2009 la delega prevista nel Protocollo sul welfare per la
riforma degli ammortizzatori sociali. Proponiamo, infine, di sospendere il pagamento delle
rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che
perdono il posto di lavoro;
2. Ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da
lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e
l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo
pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3. Sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di
euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250
dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle
pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per
ulteriori 500 milioni di euro;
4. Tornare ad investire nel Mezzogiorno, con il parziale ripristino delle risorse sottratte agli
investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5. Attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità
Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da
consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge
133/08 (1 miliardo di euro) e dare un impulso alla crescita.
Il pacchetto delle misure emergenziali proposte (per un valore di 16 miliardi di euro) deve essere
integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, per investimenti nel
Mezzogiorno, ricerca e spese per la riqualificazione energetico-ambientale) il cui corretto utilizzo
va salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Un pacchetto di misure che salvaguarda e rafforza la sostenibilità della finanza pubblica
Le misure anti-crisi sono, ad eccezione degli interventi fiscali sui redditi da lavoro e da pensione, di
carattere temporaneo, ossia non alterano gli equilibri strutturali di bilancio.
Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del
100% del Pil, il PD propone:
1. il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena
attuazione di “Industria 2015”;
2. il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di
reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia;
3. la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i
programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
4. l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e
in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul
territorio regionale).
Il costo delle misure proposte si autofinanzia, via maggiori entrate legate all’innalzamento del Pil,
per circa 5 miliardi di euro e viene compensato dal ripristino degli strumenti antievasione per 3
miliardi di euro (stima assolutamente prudenziale) e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento
generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
Possibili risparmi in conto interessi, da valutare in sede di assestamento del Bilancio dello Stato a
Luglio 2009, vanno utilizzati per irrobustire gli interventi sui redditi da lavoro e da pensione.
Il costo netto per il 2009 ammonta, quindi, a circa 5,6 miliardi di euro.
In termini di maggiore indebitamento in rapporto al Pil, vuol dire meno di 0,4 punti percentuali per
il 2009. Tale indebitamento aggiuntivo viene più che compensato nel corso del 2010 e 2011, grazie
al venir meno degli effetti delle misure di carattere temporaneo: il recupero di risorse dall'evasione e
la maggiore crescita conseguente alle riforme strutturali proposte.
In sintesi, il mix di interventi delineato migliora le prospettive di sostenibilità del debito pubblico,
in quanto ha, immediatamente, un effetto positivo sul Pil effettivo e, gradualmente, sulla crescita
potenziale. Contestualmente, definisce le condizioni per una riqualificazione/riduzione realistica
della spesa pubblica, l'allargamento della base imponibile e la riduzione delle aliquote fiscali.
Le proposte del PD per affrontare le emergenze e rilanciare il Paese.
Il PD propone per il 2009 una politica di bilancio anti-ciclica pari ad 1 punto percentuale di Pil (16
miliardi di euro) per sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze:
1. l'assenza di indennità di disoccupazione per una larga platea di lavoratori, con contratto a
tempo indeterminato, ma occupati in settori o aziende escluse dall'assicurazione, o precari;
2. la perdita di potere d'acquisto per i redditi da lavoro e da pensione;
3. il razionamento del credito bancario per le micro, piccole e medie imprese ed il ritardo dei
pagamenti ad esse dovuti dalle pubbliche amministrazioni;
4. il crollo dell'attività produttiva nel Mezzogiorno;
5. l'impossibilità degli Enti Locali di definire i bilanci preventivi per il 2009.
Per affrontare tali emergenze, il Pd propone di:
1. Rafforzare gli ammortizzatori sociali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali va
realizzato attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei
disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e
programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, va
esercitata entro il 31 marzo del 2009 la delega prevista nel Protocollo sul welfare per la
riforma degli ammortizzatori sociali. Proponiamo, infine, di sospendere il pagamento delle
rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che
perdono il posto di lavoro;
2. Ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da
lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e
l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo
pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3. Sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di
euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250
dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle
pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per
ulteriori 500 milioni di euro;
4. Tornare ad investire nel Mezzogiorno, con il parziale ripristino delle risorse sottratte agli
investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5. Attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità
Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da
consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge
133/08 (1 miliardo di euro) e dare un impulso alla crescita.
Il pacchetto delle misure emergenziali proposte (per un valore di 16 miliardi di euro) deve essere
integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, per investimenti nel
Mezzogiorno, ricerca e spese per la riqualificazione energetico-ambientale) il cui corretto utilizzo
va salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Un pacchetto di misure che salvaguarda e rafforza la sostenibilità della finanza pubblica
Le misure anti-crisi sono, ad eccezione degli interventi fiscali sui redditi da lavoro e da pensione, di
carattere temporaneo, ossia non alterano gli equilibri strutturali di bilancio.
Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del
100% del Pil, il PD propone:
1. il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena
attuazione di “Industria 2015”;
2. il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di
reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia;
3. la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i
programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
4. l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e
in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul
territorio regionale).
Il costo delle misure proposte si autofinanzia, via maggiori entrate legate all’innalzamento del Pil,
per circa 5 miliardi di euro e viene compensato dal ripristino degli strumenti antievasione per 3
miliardi di euro (stima assolutamente prudenziale) e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento
generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
Possibili risparmi in conto interessi, da valutare in sede di assestamento del Bilancio dello Stato a
Luglio 2009, vanno utilizzati per irrobustire gli interventi sui redditi da lavoro e da pensione.
Il costo netto per il 2009 ammonta, quindi, a circa 5,6 miliardi di euro.
In termini di maggiore indebitamento in rapporto al Pil, vuol dire meno di 0,4 punti percentuali per
il 2009. Tale indebitamento aggiuntivo viene più che compensato nel corso del 2010 e 2011, grazie
al venir meno degli effetti delle misure di carattere temporaneo: il recupero di risorse dall'evasione e
la maggiore crescita conseguente alle riforme strutturali proposte.
In sintesi, il mix di interventi delineato migliora le prospettive di sostenibilità del debito pubblico,
in quanto ha, immediatamente, un effetto positivo sul Pil effettivo e, gradualmente, sulla crescita
potenziale. Contestualmente, definisce le condizioni per una riqualificazione/riduzione realistica
della spesa pubblica, l'allargamento della base imponibile e la riduzione delle aliquote fiscali.
Famiglie e imprese di fronte alla crisi.Le proposte del PD per affrontare le emergenze e rilanciare il Paese.
Famiglie e imprese di fronte alla crisi.
Le proposte del PD per affrontare le emergenze e rilanciare il Paese.
Il PD propone per il 2009 una politica di bilancio anti-ciclica pari ad 1 punto percentuale di Pil (16
miliardi di euro) per sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze:
1. l'assenza di indennità di disoccupazione per una larga platea di lavoratori, con contratto a tempo indeterminato, ma occupati in settori o aziende escluse dall'assicurazione, o precari;
2. la perdita di potere d'acquisto per i redditi da lavoro e da pensione;
3. il razionamento del credito bancario per le micro, piccole e medie imprese ed il ritardo dei pagamenti ad esse dovuti dalle pubbliche amministrazioni;
4. il crollo dell'attività produttiva nel Mezzogiorno;
5. l'impossibilità degli Enti Locali di definire i bilanci preventivi per il 2009.
Per affrontare tali emergenze, il Pd propone di:
1. Rafforzare gli ammortizzatori sociali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali va realizzato attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e
programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, va esercitata entro il 31 marzo del 2009 la delega prevista nel Protocollo sul welfare per la riforma degli ammortizzatori sociali. Proponiamo, infine, di sospendere il pagamento delle
rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che perdono il posto di lavoro;
2. Ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da
lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo
pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3. Sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250 dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle
pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per ulteriori 500 milioni di euro;
4. Tornare ad investire nel Mezzogiorno, con il parziale ripristino delle risorse sottratte agli investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5. Attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro) e dare un impulso alla crescita.
Il pacchetto delle misure emergenziali proposte (per un valore di 16 miliardi di euro) deve essere
integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, per investimenti nel
Mezzogiorno, ricerca e spese per la riqualificazione energetico-ambientale) il cui corretto utilizzo
va salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Un pacchetto di misure che salvaguarda e rafforza la sostenibilità della finanza pubblica.
Le misure anti-crisi sono, ad eccezione degli interventi fiscali sui redditi da lavoro e da pensione, di
carattere temporaneo, ossia non alterano gli equilibri strutturali di bilancio.
Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del
100% del Pil, il PD propone:
1. il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena attuazione di “Industria 2015”;
2. il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di
reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia;
3. la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
4. l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale).
Il costo delle misure proposte si autofinanzia, via maggiori entrate legate all’innalzamento del Pil,
per circa 5 miliardi di euro e viene compensato dal ripristino degli strumenti antievasione per 3
miliardi di euro (stima assolutamente prudenziale) e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento
generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
Possibili risparmi in conto interessi, da valutare in sede di assestamento del Bilancio dello Stato a Luglio 2009, vanno utilizzati per irrobustire gli interventi sui redditi da lavoro e da pensione.
Il costo netto per il 2009 ammonta, quindi, a circa 5,6 miliardi di euro.
In termini di maggiore indebitamento in rapporto al Pil, vuol dire meno di 0,4 punti percentuali per il 2009. Tale indebitamento aggiuntivo viene più che compensato nel corso del 2010 e 2011, grazie al venir meno degli effetti delle misure di carattere temporaneo: il recupero di risorse dall'evasione e la maggiore crescita conseguente alle riforme strutturali proposte.
In sintesi, il mix di interventi delineato migliora le prospettive di sostenibilità del debito pubblico, in quanto ha, immediatamente, un effetto positivo sul Pil effettivo e, gradualmente, sulla crescita potenziale. Contestualmente, definisce le condizioni per una riqualificazione/riduzione realistica della spesa pubblica, l'allargamento della base imponibile e la riduzione delle aliquote fiscali.
Le proposte del PD per affrontare le emergenze e rilanciare il Paese.
Il PD propone per il 2009 una politica di bilancio anti-ciclica pari ad 1 punto percentuale di Pil (16
miliardi di euro) per sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze:
1. l'assenza di indennità di disoccupazione per una larga platea di lavoratori, con contratto a tempo indeterminato, ma occupati in settori o aziende escluse dall'assicurazione, o precari;
2. la perdita di potere d'acquisto per i redditi da lavoro e da pensione;
3. il razionamento del credito bancario per le micro, piccole e medie imprese ed il ritardo dei pagamenti ad esse dovuti dalle pubbliche amministrazioni;
4. il crollo dell'attività produttiva nel Mezzogiorno;
5. l'impossibilità degli Enti Locali di definire i bilanci preventivi per il 2009.
Per affrontare tali emergenze, il Pd propone di:
1. Rafforzare gli ammortizzatori sociali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali va realizzato attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e
programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, va esercitata entro il 31 marzo del 2009 la delega prevista nel Protocollo sul welfare per la riforma degli ammortizzatori sociali. Proponiamo, infine, di sospendere il pagamento delle
rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che perdono il posto di lavoro;
2. Ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da
lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo
pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3. Sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250 dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle
pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per ulteriori 500 milioni di euro;
4. Tornare ad investire nel Mezzogiorno, con il parziale ripristino delle risorse sottratte agli investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5. Attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro) e dare un impulso alla crescita.
Il pacchetto delle misure emergenziali proposte (per un valore di 16 miliardi di euro) deve essere
integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, per investimenti nel
Mezzogiorno, ricerca e spese per la riqualificazione energetico-ambientale) il cui corretto utilizzo
va salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Un pacchetto di misure che salvaguarda e rafforza la sostenibilità della finanza pubblica.
Le misure anti-crisi sono, ad eccezione degli interventi fiscali sui redditi da lavoro e da pensione, di
carattere temporaneo, ossia non alterano gli equilibri strutturali di bilancio.
Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del
100% del Pil, il PD propone:
1. il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena attuazione di “Industria 2015”;
2. il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di
reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia;
3. la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
4. l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale).
Il costo delle misure proposte si autofinanzia, via maggiori entrate legate all’innalzamento del Pil,
per circa 5 miliardi di euro e viene compensato dal ripristino degli strumenti antievasione per 3
miliardi di euro (stima assolutamente prudenziale) e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento
generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
Possibili risparmi in conto interessi, da valutare in sede di assestamento del Bilancio dello Stato a Luglio 2009, vanno utilizzati per irrobustire gli interventi sui redditi da lavoro e da pensione.
Il costo netto per il 2009 ammonta, quindi, a circa 5,6 miliardi di euro.
In termini di maggiore indebitamento in rapporto al Pil, vuol dire meno di 0,4 punti percentuali per il 2009. Tale indebitamento aggiuntivo viene più che compensato nel corso del 2010 e 2011, grazie al venir meno degli effetti delle misure di carattere temporaneo: il recupero di risorse dall'evasione e la maggiore crescita conseguente alle riforme strutturali proposte.
In sintesi, il mix di interventi delineato migliora le prospettive di sostenibilità del debito pubblico, in quanto ha, immediatamente, un effetto positivo sul Pil effettivo e, gradualmente, sulla crescita potenziale. Contestualmente, definisce le condizioni per una riqualificazione/riduzione realistica della spesa pubblica, l'allargamento della base imponibile e la riduzione delle aliquote fiscali.
16 miliardi per l'Italia.Le proposte del PD per uscire dalla crisi economica e dalla recessione.
16 miliardi per l'Italia.
Le proposte del PD per uscire dalla crisi economica e dalla recessione.
Il PD ha presentato una proposta concreta per affrontare la crisi economica: “Serve una manovra coraggiosa, anche se non temeraria che sposti un punto percentuale del Pil, pari a circa 16 miliardi”. Questo è il commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia del PD. Ma dopo una riunione di due ore con Giulio Tremonti le posizioni rimangono distanti. Il governo continua a rimanere sordo alla collaborazione, come la peggiore delle opposizioni oltranziste sa dire solo no.
Ciononostante Tremonti lascia aperto uno spiraglio sottolineando l'importanza del dialogo con l'opposizione “nell'interesse del paese” e le due principali direttive degli interventi necessari: iniziative serie e forti sugli ammortizzatori sociali e investimenti anche infrastrutturali.
Bersani ha ribadito che , a suo giudizio il Paese “non ha focalizzato ancora la gravità della crisi economica”. I giornali affrontano il tema solo “nelle pagine economiche” e la principale conseguenza di tutto questo la scarsa considerazione da parte del governo che ha inaugurato una manovra di piccole dimensioni basata solo su “quattro decreti che correggono ma non modificano nella sostanza” l'affrettata Finanziaria di luglio.
“Noi non vogliano litigare sulla crisi – ha ribadito il ministro ombra - ma vogliamo cooperare ad affrontarla. Usciamo dal conformismo del dibattito che evita di tematizzare la gravità della crisi, con l'ammissione anche da parte del governo che la Finanziaria di luglio non era centrata”.
Alla base del provvedimento anti-crisi avanzato dal Partito Democratico c'è una politica di bilancio anti-ciclica da 16 miliardi di euro, pari a 1 punto percentuale del Pil. Sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze.
1.Rafforzare gli ammortizzatori sociali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali va realizzato attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, va esercitata entro il 31 marzo del 2009 la delega prevista nel Protocollo sul welfare per la riforma degli ammortizzatori sociali. Proponiamo, infine, di sospendere il pagamento delle rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che perdono il posto di lavoro;
2.Ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3.Sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250 dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per ulteriori 500 milioni di euro;
4.Tornare ad investire nel Mezzogiorno, con il parziale ripristino delle risorse sottratte agli investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5.Attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro) e dare un impulso alla crescita.
Questo pacchetto dovrà essere integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, per investimenti nel Mezzogiorno, ricerca e spese per la riqualificazione energetico-ambientale) il cui corretto utilizzo andrà salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del 100% del Pil, il PD propone:
1.il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena attuazione di “Industria 2015”;
2.il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia;
3.la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
4.l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale).
La manovra anti-crisi si autofinanzia con le maggiori entrate legate all'innalzamento del Pil, pari circa 5 miliardi, compensato dal ripristino degli strumenti anti-evasione per 3 miliardi e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
Il costo netto per il 2009 ammonta, quindi, a circa 5,6 miliardi di euro, cioè 0,4 punti di maggior
indebitamento sul Pil.
Le proposte del PD per uscire dalla crisi economica e dalla recessione.
Il PD ha presentato una proposta concreta per affrontare la crisi economica: “Serve una manovra coraggiosa, anche se non temeraria che sposti un punto percentuale del Pil, pari a circa 16 miliardi”. Questo è il commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia del PD. Ma dopo una riunione di due ore con Giulio Tremonti le posizioni rimangono distanti. Il governo continua a rimanere sordo alla collaborazione, come la peggiore delle opposizioni oltranziste sa dire solo no.
Ciononostante Tremonti lascia aperto uno spiraglio sottolineando l'importanza del dialogo con l'opposizione “nell'interesse del paese” e le due principali direttive degli interventi necessari: iniziative serie e forti sugli ammortizzatori sociali e investimenti anche infrastrutturali.
Bersani ha ribadito che , a suo giudizio il Paese “non ha focalizzato ancora la gravità della crisi economica”. I giornali affrontano il tema solo “nelle pagine economiche” e la principale conseguenza di tutto questo la scarsa considerazione da parte del governo che ha inaugurato una manovra di piccole dimensioni basata solo su “quattro decreti che correggono ma non modificano nella sostanza” l'affrettata Finanziaria di luglio.
“Noi non vogliano litigare sulla crisi – ha ribadito il ministro ombra - ma vogliamo cooperare ad affrontarla. Usciamo dal conformismo del dibattito che evita di tematizzare la gravità della crisi, con l'ammissione anche da parte del governo che la Finanziaria di luglio non era centrata”.
Alla base del provvedimento anti-crisi avanzato dal Partito Democratico c'è una politica di bilancio anti-ciclica da 16 miliardi di euro, pari a 1 punto percentuale del Pil. Sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze.
1.Rafforzare gli ammortizzatori sociali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali va realizzato attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, va esercitata entro il 31 marzo del 2009 la delega prevista nel Protocollo sul welfare per la riforma degli ammortizzatori sociali. Proponiamo, infine, di sospendere il pagamento delle rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che perdono il posto di lavoro;
2.Ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3.Sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250 dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per ulteriori 500 milioni di euro;
4.Tornare ad investire nel Mezzogiorno, con il parziale ripristino delle risorse sottratte agli investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5.Attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro) e dare un impulso alla crescita.
Questo pacchetto dovrà essere integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, per investimenti nel Mezzogiorno, ricerca e spese per la riqualificazione energetico-ambientale) il cui corretto utilizzo andrà salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del 100% del Pil, il PD propone:
1.il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena attuazione di “Industria 2015”;
2.il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia;
3.la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
4.l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale).
La manovra anti-crisi si autofinanzia con le maggiori entrate legate all'innalzamento del Pil, pari circa 5 miliardi, compensato dal ripristino degli strumenti anti-evasione per 3 miliardi e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
Il costo netto per il 2009 ammonta, quindi, a circa 5,6 miliardi di euro, cioè 0,4 punti di maggior
indebitamento sul Pil.
PD CALABRIA, IL REGOLAMENTO PER L'ELEZIONE DEGLI ORGANISMI PROVINCIALI E TERRTIORIALI
PD CALABRIA, IL REGOLAMENTO PER L'ELEZIONE DEGLI ORGANISMI PROVINCIALI E TERRTIORIALI
REGOLAMENTO PER L’ELEZIONE DELLE ASSEMBLEE PROVINCIALI, DEL SEGRETARIO PROVINCIALE E DEGLI ORGANI LOCALI DEL PARTITO DEMOCRATICO.
ART. 1 (efficacia): Il presente regolamento fa seguito a quello relativo alle procedure per lo svolgimento del tesseramento, approvato dalla Direzione regionale il 9 ottobre 2008, del quale va considerato parte integrante. Ne consegue che gli articoli contenuti in questo documento abrogano le parti normate diversamente dal precedente. ART. 2 (scadenze): Le elezioni primarie per il Segretario e l’Assemblea Provinciale, nonché per i Segretari di Circolo si terranno il 25 gennaio 2009. Con decisione degli organi provinciali, da assumersi entro il 22 corrente mese, le elezioni primarie possono tenersi anche nelle date dell’11 e del 18 gennaio 2009. Rimane fermo il rispetto delle scadenze propedeutiche previste dal precedente regolamento sul tesseramento, e segnatamente il termine per la presentazione delle candidature a Segretario provinciale – 15 giorni prima del voto – e quello ultimo per fissare la platea degli aventi diritto al voto – una settimana prima delle primarie. Il giorno successivo alle scadenze del tesseramento e dell’iscrizione all’albo ai fini del diritto di voto attivo tutti gli elenchi devono essere consegnati, dai circoli, agli uffici provinciali, pena l’esclusione del diritto di voto. Gli elenchi definitivi devono essere riconsegnati ai circoli, e da questi affissi nel luogo dove si voterà, due giorni prima del voto. ART. 3 (elettorato attivo e passivo): L’elettorato attivo è riservato alle iscritte e agli iscritti all’Albo degli elettori regolarmente registrati al settimo giorno precedente del voto. L’elettorato passivo è riservato alle iscritte e agli iscritti al Partito al momento della presentazione delle liste. ART. 4 (dimensione assemblee provinciali): Il numero dei componenti da eleggere nelle Assemblee provinciali è determinato dagli organi provinciali entro il 22 dicembre p.v.. ART. 5 (circoscrizione elettorale): La ripartizione dei componenti delle Assemblee provinciali avviene sulla base dei collegi provinciali. Fanno eccezione quei Comuni capoluoghi nei quali, per la particolare conformazione dei collegi provinciali, sovrapposti in più circoscrizioni e/o a cavallo di Comuni diversi, si farà riferimento non al collegio ma alla circoscrizione. Altra eccezione, sempre a proposito dei Comuni medio-grandi, articolati amministrativamente per circoscrizione, può riguardare la possibilità di far coincidere il collegio con l’ambito territoriale del Circolo. Nelle province in cui si vota per il rinnovo del Consiglio provinciale, con maggioranza qualificata, l’Assemblea provinciale può decidere, nella seduta in cui dovrà procedere a fissare il numero della propria Assemblea provinciale, un collegio elettorale di ambito diverso da quello provinciale (per esempio, quello camerale). L’adozione di tale modifica non dovrà comportare in alcun modo una alterazione del numero complessivo dei seggi assegnati al territorio. ART. 6 (criterio per la determinazione numero eletti per collegio): Ad ogni collegio è assegnato il numero dei componenti da eleggere in ragione dei voti riportati dal PD alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche del 2008. ART. 7 (composizione liste) Le liste per l’elezione delle Assemblee provinciali devono comprendere un numero di candidati non superiore al numero dei componenti da eleggere nei relativi collegi e non inferiore ai due terzi, con arrotondamento all’unità superiore qualora il numero dei candidati da comprendere nella lista contenga una cifra decimale superiore a cinquanta. A pena di inammissibilità, le liste devono essere composte alternando candidati di sesso diverso. A pena di inammissibilità, se il numero di liste tra loro collegate in ambito provinciale è pari, non più della metà di tali liste possono avere come capolista persone dello stesso sesso. Se il numero di liste tra loro collegate in ambito circoscrizionale è dispari, la differenza di numero tra capilista di sesso diverso non può essere superiore ad una unità. ART. 8 (presentazione candidatura assemblea provinciale): Le candidature nei collegi provinciali sono presentate alla Commissione Provinciale per le Adesioni. Non è possibile candidarsi in più di un collegio provinciale per l’elezione dell’Assemblea provinciale. ART. 9 (presentazione liste): La lista per l’Assemblea provinciale è valida se accompagnata dai seguenti documenti: a) Nome della lista; b) Indicazione di un referente provinciale della lista, corredata dalla corrispondente dichiarazione di accettazione del ruolo di referente da parte di quest’ultimo; c) Indicazione della persona che la lista sostiene come candidato alla carica di Segretario provinciale, corredata dalla corrispondente dichiarazione d’accettazione da parte di quest’ultimo. Non è possibile sottoscrivere più di una lista. ART. 10 (termine per la presentazione delle candidature): Le liste devono essere presentate alla Commissione Provinciale per le Adesioni nei termini di tempo previsti per la presentazione delle candidature alla carica di segretario provinciale. ART. 11 (clausola di decadenza della lista): Le liste collegate ad uno dei candidati alla segreteria provinciale devono essere presentate in almeno metà dei collegi provinciali, pena la decadenza della lista. ART. 12 (presentazione della candidatura a segretario): Le dichiarazione di candidatura alla carica di segretario provinciale sono presentate alla Commissione provinciale per le Adesioni e devono contenere, allegati, un programma politico ed un numero di firme pari al 10% degli iscritti, con un massimo di 1000. Le firme, essendo a quella data (15 giorni prima del congresso) in corso il tesseramento (che si sospenderà ad una settimana dal voto), potranno essere depositate, pena la decadenza della candidatura, entro il termine previsto per la fissazione della platea degli aventi diritto al voto (sette giorni prima del congresso). ART. 13 (presentazione politica delle candidature e norme di comportamento dei candidati): L’assemblea provinciale deve promuovere almeno una iniziativa esterna al fine di consentire una presentazione pubblica dei candidati e dei loro rispettivi programmi. Nella manifestazione dovrà essere garantita una condizione di assoluta parità. Al fine di contenere la campagna elettorale entro limiti di sobrietà, non è ammessa la pubblicazione né a pagamento, né gratuitamente, di messaggi pubblicitari o di propaganda elettorale su mezzi radiotelevisivi, testate giornalistiche, ecc… E’ ammessa la comunicazione elettorale tramite messaggi telefonici (sms) ed e-mail. Un apposito regolamento, verrà emanato dalla Tesoreria regionale. ART. 14 (orario operazioni di voto): Per essere ammessi al voto, che si svolgerà in un’unica giornata, dalle ore 8 alle ore 20, occorre esibire un documento di identificazione. ART. 15 (organi tecnici e controversie): Le Commissioni regionale e provinciali per le adesioni svolgono le funzioni di ufficio tecnico amministrativo di pari livello (ex UTAR ed ex UTAP). Successivamente alla presentazione dei candidati a Segretario e alla lista ognuno di questi se già non rappresentato inserirà un proprio delegato. Eventuali controversie non risolte dalla commissione territorialmente competente sono demandate a quella di livello immediatamente superiore. ART. 16 (seggio elettorale): Un seggio è validamente costituito se formato da almeno tre componenti, di cui uno con funzioni di Presidente, nominato dalle UTAP. Gli scrutatori saranno nominati dai rappresentanti delle liste. Nel caso in cui, all’apertura del seggio, dovesse verificarsi l’assenza di componenti fino a mancare il numero minimo di tre, il presidente provvederà alla surroga sulla base di un apposito Albo di supplenti licenziato dalla commissione provinciale il giorno precedente l’insediamento del seggio, che avverrà alle ore 16 del giorno prima del congresso. Ogni lista può esprimere fino a due membri supplenti. ART. 17 (scheda,voto e scrutinio): Le schede di voto, in formato cartaceo, sono predisposte a cura della Commissione Provinciale per le Adesioni. Le schede contengono una colonna per ciascuna lista, all’interno della quale sono presenti, nell’ordine, dall’alto in basso, i nomi dei candidati di collegio, preceduti dal candidato alla carica di Segretario provinciale sostenuto dalla lista. Gli elettori possono esprimere un unico voto in un’unica colonna di ciascuna scheda. Il voto si considera valido se il segno, croce o barra, è apposto in qualsiasi punto della colonna, purchè non consista in un segno diverso, tale da rendere riconoscibile il voto. In quest’ultimo caso, il voto deve essere annullato in quanto espresso in violazione del principio della segretezza. Sono considerate non valide le schede sulle quali sono stati espressi segni di votazione che ricadono su due o più colonne. Lo scrutinio inizia subito dopo il voto dell’ultimo elettore presente nel seggio al momento della chiusura. Si procede prima allo scrutinio delle schede per l’elezione dell’Assemblea provinciale. ART. 18 (sistema elettorale): Il sistema elettorale adottato per determinare l’assegnazione degli eletti nella Assemblea provinciale è quello c.d. “imperiali”, già adottato nelle primarie del 14 ottobre 2007. ART. 19 (elezione dei segretari provinciali): La prima riunione dell’Assemblea provinciale è convocata dal Segretario regionale, che la presiede personalmente o tramite un proprio delegato, entro 15 giorni successivi alle elezioni. In occasione della prima riunione, in caso di più di due candidati, qualora vi sia una maggioranza assoluta di componenti eletti a sostegno di uno dei candidati a Segretario provinciale, il presidente dell’Assemblea lo proclama eletto; in caso contrario, il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti eletti e proclama segretario provinciale il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi In caso di parità, si ripeterà il ballottaggio ed in caso di ennesima parità l’Assemblea provvederà a determinarsi altrimenti. ART. 20 (elezione del Segretario di Circolo): La dichiarazione di candidatura alla carica di Segretario di Circolo sono presentate alla Commissione provinciale per le Adesioni entro il terzo giorno antecedente il voto, unitamente ad una scheda di programma e ad un numero di firme compreso tra il 10 e il 20% degli iscritti. Risulterà eletto il candidato che avrà riportato il maggior numero di voti. ART. 21 (elezione organismi di Circolo): Il Segretario di Circolo convoca l’Assemblea degli iscritti entro 15 giorni dalle primarie che lo hanno eletto. In apertura dei lavori, l’Assemblea procede a determinare – a maggioranza – il numero dei componenti del Comitato Direttivo di Circolo, rispettando la parità di genere. Il Comitato Direttivo è eletto su proposta del segretario di Circolo, ma il 10% dell’Assemblea può richiedere di procedere all’elezione dell’organismo direttivo sulla base di liste contrapposte, con alternanza di genere. ART. 22 (elezione degli organismi dell’Unione comunale e del Segretario): Nei Comuni con più Circoli sono istituite le Unioni Cittadine, le cui funzioni, di raccordo e di coordinamento dell’attività dei Circoli, sono quelle più compiutamente stabilite nello Statuto regionale. E’ compito dell’Assemblea provinciale, nella sua prima seduta, determinare il numero dei componenti il direttivo dell’Unione Comunale, assegnando ad ogni Circolo una quota di rappresentanza del 50% in ragione dei voti ottenuti dal PD alla Camera dei Deputati nelle elezioni del 2008 nell’ambito territoriale di competenza e del 50% in ragione degli iscritti. Entro 15 giorni dalla determinazione del numero dei componenti il direttivo comunale, ogni Circolo dovrà eleggere i propri componenti in seno all’organismo cittadino. I Circoli dell’Unione eleggeranno i propri rappresentanti in ragione del risultato elettorale conseguito in quella circoscrizione dalle liste nella elezione dell’Assemblea provinciale, così che il Comitato direttivo dell’Unione rispecchierà fedelmente l’equilibrio politico determinato dalla competizione congressuale appena conclusa. Il Segretario dell’Unione viene eletto alla prima seduta del Direttivo comunale, convocata e presieduta dal Segretario provinciale entro 15 giorni dalla data dell’elezione dell’organismo cittadino. Le candidature a Segretario saranno formalizzate ad inizio lavori e dovranno essere sostenute da almeno il 25% dei membri dell’organismo. L’organismo, al termine della riunione, nella quale ogni candidato dovrà esprimere le linee e i contenuti sui quali ritiene debba impegnarsi il Partito nella fase politica che si apre con l’avvio della propria esperienza di direzione politica, si procederà al voto a scrutinio segreto. Risulterà eletto a Segretario il candidato che otterrà il maggior numero di voti. In caso di parità, si procederà come previsto dall’ultimo capoverso dell’art. 20. ART. 23 (mozione di sfiducia): Il Segretario di Circolo può essere motivatamente sfiduciato da una maggioranza di 2/3 del Comitato Direttivo. Se tale sfiducia viene ribadita in una apposita riunione convocata alla presenza del Segretario provinciale, questi, concludendo i lavori del Direttivo, fissa il percorso e la data del Congresso di Circolo. Analoga sfiducia può essere mossa nei confronti del Segretario dell’Unione da parte dei 2/3 del Direttivo cittadino. In questo caso, il Segretario provinciale provvederà a convocare il Direttivo per decidere il percorso politico necessario per l’elezione di un nuovo Segretario ART. 24 (regolamenti e circolari): Il presente Regolamento è stato redatto in conformità con lo Statuto regionale, il Regolamento regionale per il Tesseramento e le Circolari esplicative. ART. 25 (norma finale) Il Segretario regionale, ove necessario, provvede ad emanare circolari esplicative del presente regolamento. Deliberazione conclusiva. La Direzione regionale, nell’approvare il testo del presente regolamento, delibera contestualmente di demandare all’Assemblea regionale la decisione di introdurre tra le norme transitorie, in tema di elezione all’Assemblea provinciale, accanto al sistema delle liste rigide, quello delle preferenze.
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REGOLAMENTO PER L’ELEZIONE DELLE ASSEMBLEE PROVINCIALI, DEL SEGRETARIO PROVINCIALE E DEGLI ORGANI LOCALI DEL PARTITO DEMOCRATICO.
ART. 1 (efficacia): Il presente regolamento fa seguito a quello relativo alle procedure per lo svolgimento del tesseramento, approvato dalla Direzione regionale il 9 ottobre 2008, del quale va considerato parte integrante. Ne consegue che gli articoli contenuti in questo documento abrogano le parti normate diversamente dal precedente. ART. 2 (scadenze): Le elezioni primarie per il Segretario e l’Assemblea Provinciale, nonché per i Segretari di Circolo si terranno il 25 gennaio 2009. Con decisione degli organi provinciali, da assumersi entro il 22 corrente mese, le elezioni primarie possono tenersi anche nelle date dell’11 e del 18 gennaio 2009. Rimane fermo il rispetto delle scadenze propedeutiche previste dal precedente regolamento sul tesseramento, e segnatamente il termine per la presentazione delle candidature a Segretario provinciale – 15 giorni prima del voto – e quello ultimo per fissare la platea degli aventi diritto al voto – una settimana prima delle primarie. Il giorno successivo alle scadenze del tesseramento e dell’iscrizione all’albo ai fini del diritto di voto attivo tutti gli elenchi devono essere consegnati, dai circoli, agli uffici provinciali, pena l’esclusione del diritto di voto. Gli elenchi definitivi devono essere riconsegnati ai circoli, e da questi affissi nel luogo dove si voterà, due giorni prima del voto. ART. 3 (elettorato attivo e passivo): L’elettorato attivo è riservato alle iscritte e agli iscritti all’Albo degli elettori regolarmente registrati al settimo giorno precedente del voto. L’elettorato passivo è riservato alle iscritte e agli iscritti al Partito al momento della presentazione delle liste. ART. 4 (dimensione assemblee provinciali): Il numero dei componenti da eleggere nelle Assemblee provinciali è determinato dagli organi provinciali entro il 22 dicembre p.v.. ART. 5 (circoscrizione elettorale): La ripartizione dei componenti delle Assemblee provinciali avviene sulla base dei collegi provinciali. Fanno eccezione quei Comuni capoluoghi nei quali, per la particolare conformazione dei collegi provinciali, sovrapposti in più circoscrizioni e/o a cavallo di Comuni diversi, si farà riferimento non al collegio ma alla circoscrizione. Altra eccezione, sempre a proposito dei Comuni medio-grandi, articolati amministrativamente per circoscrizione, può riguardare la possibilità di far coincidere il collegio con l’ambito territoriale del Circolo. Nelle province in cui si vota per il rinnovo del Consiglio provinciale, con maggioranza qualificata, l’Assemblea provinciale può decidere, nella seduta in cui dovrà procedere a fissare il numero della propria Assemblea provinciale, un collegio elettorale di ambito diverso da quello provinciale (per esempio, quello camerale). L’adozione di tale modifica non dovrà comportare in alcun modo una alterazione del numero complessivo dei seggi assegnati al territorio. ART. 6 (criterio per la determinazione numero eletti per collegio): Ad ogni collegio è assegnato il numero dei componenti da eleggere in ragione dei voti riportati dal PD alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche del 2008. ART. 7 (composizione liste) Le liste per l’elezione delle Assemblee provinciali devono comprendere un numero di candidati non superiore al numero dei componenti da eleggere nei relativi collegi e non inferiore ai due terzi, con arrotondamento all’unità superiore qualora il numero dei candidati da comprendere nella lista contenga una cifra decimale superiore a cinquanta. A pena di inammissibilità, le liste devono essere composte alternando candidati di sesso diverso. A pena di inammissibilità, se il numero di liste tra loro collegate in ambito provinciale è pari, non più della metà di tali liste possono avere come capolista persone dello stesso sesso. Se il numero di liste tra loro collegate in ambito circoscrizionale è dispari, la differenza di numero tra capilista di sesso diverso non può essere superiore ad una unità. ART. 8 (presentazione candidatura assemblea provinciale): Le candidature nei collegi provinciali sono presentate alla Commissione Provinciale per le Adesioni. Non è possibile candidarsi in più di un collegio provinciale per l’elezione dell’Assemblea provinciale. ART. 9 (presentazione liste): La lista per l’Assemblea provinciale è valida se accompagnata dai seguenti documenti: a) Nome della lista; b) Indicazione di un referente provinciale della lista, corredata dalla corrispondente dichiarazione di accettazione del ruolo di referente da parte di quest’ultimo; c) Indicazione della persona che la lista sostiene come candidato alla carica di Segretario provinciale, corredata dalla corrispondente dichiarazione d’accettazione da parte di quest’ultimo. Non è possibile sottoscrivere più di una lista. ART. 10 (termine per la presentazione delle candidature): Le liste devono essere presentate alla Commissione Provinciale per le Adesioni nei termini di tempo previsti per la presentazione delle candidature alla carica di segretario provinciale. ART. 11 (clausola di decadenza della lista): Le liste collegate ad uno dei candidati alla segreteria provinciale devono essere presentate in almeno metà dei collegi provinciali, pena la decadenza della lista. ART. 12 (presentazione della candidatura a segretario): Le dichiarazione di candidatura alla carica di segretario provinciale sono presentate alla Commissione provinciale per le Adesioni e devono contenere, allegati, un programma politico ed un numero di firme pari al 10% degli iscritti, con un massimo di 1000. Le firme, essendo a quella data (15 giorni prima del congresso) in corso il tesseramento (che si sospenderà ad una settimana dal voto), potranno essere depositate, pena la decadenza della candidatura, entro il termine previsto per la fissazione della platea degli aventi diritto al voto (sette giorni prima del congresso). ART. 13 (presentazione politica delle candidature e norme di comportamento dei candidati): L’assemblea provinciale deve promuovere almeno una iniziativa esterna al fine di consentire una presentazione pubblica dei candidati e dei loro rispettivi programmi. Nella manifestazione dovrà essere garantita una condizione di assoluta parità. Al fine di contenere la campagna elettorale entro limiti di sobrietà, non è ammessa la pubblicazione né a pagamento, né gratuitamente, di messaggi pubblicitari o di propaganda elettorale su mezzi radiotelevisivi, testate giornalistiche, ecc… E’ ammessa la comunicazione elettorale tramite messaggi telefonici (sms) ed e-mail. Un apposito regolamento, verrà emanato dalla Tesoreria regionale. ART. 14 (orario operazioni di voto): Per essere ammessi al voto, che si svolgerà in un’unica giornata, dalle ore 8 alle ore 20, occorre esibire un documento di identificazione. ART. 15 (organi tecnici e controversie): Le Commissioni regionale e provinciali per le adesioni svolgono le funzioni di ufficio tecnico amministrativo di pari livello (ex UTAR ed ex UTAP). Successivamente alla presentazione dei candidati a Segretario e alla lista ognuno di questi se già non rappresentato inserirà un proprio delegato. Eventuali controversie non risolte dalla commissione territorialmente competente sono demandate a quella di livello immediatamente superiore. ART. 16 (seggio elettorale): Un seggio è validamente costituito se formato da almeno tre componenti, di cui uno con funzioni di Presidente, nominato dalle UTAP. Gli scrutatori saranno nominati dai rappresentanti delle liste. Nel caso in cui, all’apertura del seggio, dovesse verificarsi l’assenza di componenti fino a mancare il numero minimo di tre, il presidente provvederà alla surroga sulla base di un apposito Albo di supplenti licenziato dalla commissione provinciale il giorno precedente l’insediamento del seggio, che avverrà alle ore 16 del giorno prima del congresso. Ogni lista può esprimere fino a due membri supplenti. ART. 17 (scheda,voto e scrutinio): Le schede di voto, in formato cartaceo, sono predisposte a cura della Commissione Provinciale per le Adesioni. Le schede contengono una colonna per ciascuna lista, all’interno della quale sono presenti, nell’ordine, dall’alto in basso, i nomi dei candidati di collegio, preceduti dal candidato alla carica di Segretario provinciale sostenuto dalla lista. Gli elettori possono esprimere un unico voto in un’unica colonna di ciascuna scheda. Il voto si considera valido se il segno, croce o barra, è apposto in qualsiasi punto della colonna, purchè non consista in un segno diverso, tale da rendere riconoscibile il voto. In quest’ultimo caso, il voto deve essere annullato in quanto espresso in violazione del principio della segretezza. Sono considerate non valide le schede sulle quali sono stati espressi segni di votazione che ricadono su due o più colonne. Lo scrutinio inizia subito dopo il voto dell’ultimo elettore presente nel seggio al momento della chiusura. Si procede prima allo scrutinio delle schede per l’elezione dell’Assemblea provinciale. ART. 18 (sistema elettorale): Il sistema elettorale adottato per determinare l’assegnazione degli eletti nella Assemblea provinciale è quello c.d. “imperiali”, già adottato nelle primarie del 14 ottobre 2007. ART. 19 (elezione dei segretari provinciali): La prima riunione dell’Assemblea provinciale è convocata dal Segretario regionale, che la presiede personalmente o tramite un proprio delegato, entro 15 giorni successivi alle elezioni. In occasione della prima riunione, in caso di più di due candidati, qualora vi sia una maggioranza assoluta di componenti eletti a sostegno di uno dei candidati a Segretario provinciale, il presidente dell’Assemblea lo proclama eletto; in caso contrario, il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti eletti e proclama segretario provinciale il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi In caso di parità, si ripeterà il ballottaggio ed in caso di ennesima parità l’Assemblea provvederà a determinarsi altrimenti. ART. 20 (elezione del Segretario di Circolo): La dichiarazione di candidatura alla carica di Segretario di Circolo sono presentate alla Commissione provinciale per le Adesioni entro il terzo giorno antecedente il voto, unitamente ad una scheda di programma e ad un numero di firme compreso tra il 10 e il 20% degli iscritti. Risulterà eletto il candidato che avrà riportato il maggior numero di voti. ART. 21 (elezione organismi di Circolo): Il Segretario di Circolo convoca l’Assemblea degli iscritti entro 15 giorni dalle primarie che lo hanno eletto. In apertura dei lavori, l’Assemblea procede a determinare – a maggioranza – il numero dei componenti del Comitato Direttivo di Circolo, rispettando la parità di genere. Il Comitato Direttivo è eletto su proposta del segretario di Circolo, ma il 10% dell’Assemblea può richiedere di procedere all’elezione dell’organismo direttivo sulla base di liste contrapposte, con alternanza di genere. ART. 22 (elezione degli organismi dell’Unione comunale e del Segretario): Nei Comuni con più Circoli sono istituite le Unioni Cittadine, le cui funzioni, di raccordo e di coordinamento dell’attività dei Circoli, sono quelle più compiutamente stabilite nello Statuto regionale. E’ compito dell’Assemblea provinciale, nella sua prima seduta, determinare il numero dei componenti il direttivo dell’Unione Comunale, assegnando ad ogni Circolo una quota di rappresentanza del 50% in ragione dei voti ottenuti dal PD alla Camera dei Deputati nelle elezioni del 2008 nell’ambito territoriale di competenza e del 50% in ragione degli iscritti. Entro 15 giorni dalla determinazione del numero dei componenti il direttivo comunale, ogni Circolo dovrà eleggere i propri componenti in seno all’organismo cittadino. I Circoli dell’Unione eleggeranno i propri rappresentanti in ragione del risultato elettorale conseguito in quella circoscrizione dalle liste nella elezione dell’Assemblea provinciale, così che il Comitato direttivo dell’Unione rispecchierà fedelmente l’equilibrio politico determinato dalla competizione congressuale appena conclusa. Il Segretario dell’Unione viene eletto alla prima seduta del Direttivo comunale, convocata e presieduta dal Segretario provinciale entro 15 giorni dalla data dell’elezione dell’organismo cittadino. Le candidature a Segretario saranno formalizzate ad inizio lavori e dovranno essere sostenute da almeno il 25% dei membri dell’organismo. L’organismo, al termine della riunione, nella quale ogni candidato dovrà esprimere le linee e i contenuti sui quali ritiene debba impegnarsi il Partito nella fase politica che si apre con l’avvio della propria esperienza di direzione politica, si procederà al voto a scrutinio segreto. Risulterà eletto a Segretario il candidato che otterrà il maggior numero di voti. In caso di parità, si procederà come previsto dall’ultimo capoverso dell’art. 20. ART. 23 (mozione di sfiducia): Il Segretario di Circolo può essere motivatamente sfiduciato da una maggioranza di 2/3 del Comitato Direttivo. Se tale sfiducia viene ribadita in una apposita riunione convocata alla presenza del Segretario provinciale, questi, concludendo i lavori del Direttivo, fissa il percorso e la data del Congresso di Circolo. Analoga sfiducia può essere mossa nei confronti del Segretario dell’Unione da parte dei 2/3 del Direttivo cittadino. In questo caso, il Segretario provinciale provvederà a convocare il Direttivo per decidere il percorso politico necessario per l’elezione di un nuovo Segretario ART. 24 (regolamenti e circolari): Il presente Regolamento è stato redatto in conformità con lo Statuto regionale, il Regolamento regionale per il Tesseramento e le Circolari esplicative. ART. 25 (norma finale) Il Segretario regionale, ove necessario, provvede ad emanare circolari esplicative del presente regolamento. Deliberazione conclusiva. La Direzione regionale, nell’approvare il testo del presente regolamento, delibera contestualmente di demandare all’Assemblea regionale la decisione di introdurre tra le norme transitorie, in tema di elezione all’Assemblea provinciale, accanto al sistema delle liste rigide, quello delle preferenze.
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PD COSENZA, IL 25 GENNAIO ELEZIONI PRIMARIE PER LA NOMINA DEGLI ORGANISMI
PD COSENZA, IL 25 GENNAIO ELEZIONI PRIMARIE PER LA NOMINA DEGLI ORGANISMI
Si è conclusa nella tarda serata di ieri l'assemblea provinciale del Pd di Cosenza. La riunione era stata convocata dalla coordinatrice Maria Francesca Corigliano per decidere alcune questioni riguardanti le elezioni primarie per la nomina del segretario e dellaseemblea provinciale che il regolamento adottato nei giorni scordi dal direttivo regionale demandava, appunto, alle assembelee provinciali. Al termine di una lunga e vivace discussione è stato approvato, ad unanimità, un dispositivo che fissa al 25 gennaio la data di svolgimento dei congressi dei circoli e che stabilisce la presentazione delle liste bloccate sulla base dei vecchi colleggi camerali (sei per la provincia di Cosenza). Ciò per garantire l'espressione del pluralismo tra le varie componenti interne al partito.
Si è conclusa nella tarda serata di ieri l'assemblea provinciale del Pd di Cosenza. La riunione era stata convocata dalla coordinatrice Maria Francesca Corigliano per decidere alcune questioni riguardanti le elezioni primarie per la nomina del segretario e dellaseemblea provinciale che il regolamento adottato nei giorni scordi dal direttivo regionale demandava, appunto, alle assembelee provinciali. Al termine di una lunga e vivace discussione è stato approvato, ad unanimità, un dispositivo che fissa al 25 gennaio la data di svolgimento dei congressi dei circoli e che stabilisce la presentazione delle liste bloccate sulla base dei vecchi colleggi camerali (sei per la provincia di Cosenza). Ciò per garantire l'espressione del pluralismo tra le varie componenti interne al partito.
Un tavolo per la giustizia. Veltroni: una commissione che lavori per 60 giorni sulla riforma della giustizia.
Un tavolo per la giustizia.
Veltroni: una commissione che lavori per 60 giorni sulla riforma della giustizia
“Anche noi diciamo che la riforma va fatta. E riproponiamo quel che abbiamo sempre detto: una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di magistrati e avvocati che duri sessanta giorni”. Così Walter Veltroni a Milano, durante un incontro al teatro Strehler per sostenere la candidatura di Filippo Penati alla presidenza della Provincia. Poi a margine di un colloquio con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il segretario del PD ha ribadito: “quello a cui penso non è una commissione che serve a lasciare le cose come stanno, come ho sentito dire ma ad una modalità del tutto nuova di confronto, sull'esempio degli incontri con le parti sociali”.
“Penso – ha sottolineato Veltroni - a una modalità del tutto nuova in cui si superi il sistema freddo delle audizioni, in cui invece tutte le parti che si occupano di giustizia possano partecipare concretamente con le proprie idee. Poi il governo deciderà, il Parlamento deciderà". Per Veltroni "sarebbe saggio accettare questa proposta, invece di rilanciare lo scontro. Di fronte alla crisi che attraversa il Paese, sarebbe un segno di saggezza e responsabilità”.
"Siamo disponibili – ha spiegato il leader del PD - a creare un tavolo per discutere della riforma della giustizia a favore dei cittadini e delle imprese". "Un tavolo - ha chiarito Veltroni - che non deve durare sei mesi ma 60 giorni, con la partecipazione di magistrati e avvocati. Siamo invece assolutamente contrari, e lo saremo in futuro, ad un controllo del governo sulla magistratura", ha sottolineato il segretario del PD.
A giudizio di Veltroni è necessario che venga consentito ai magistrati l'uso delle intercettazioni telefoniche anche “per reati contro la corruzione, ma allo stesso tempo questi strumenti devono servire per le aule giudiziarie e non per i giornali tutti i giorni”.
Quindi il segretario del PD si è soffermato sulla crisi economica che sta attanagliando il Paese. “Il governo e il presidente del Consiglio sono inadeguati a governare e ad affrontare questa crisi. Stiamo entrando in una crisi che cambierà la vita di centinaia di migliaia di italiani. Nonostante questo, Berlusconi riceve a Palazzo Chigi le gemelle dell'Isola dei famosi come fosse un appuntamento istituzionale inderogabile rispetto alla cassa integrazione che sta colpendo migliaia di lavoratori. Non facciamo propaganda accusando il governo di questa situazione perché la crisi è mondiale, tuttavia Berlusconi è inadeguato a governare questa crisi".
Berlusconi e il suo governo hanno sbagliato di grosso ogni previsione. "In Italia - ha detto Veltroni - non è ancora stato predisposto un intervento per aiutare le figure sociali più deboli come gli operai delle fabbriche e i precari". La risposta quale è stata: la detassazione degli straordinari: "Quali straordinari? I magazzini sono pieni di merce e le aziende vanno in cassa integrazione” ha risposto Veltroni.
Anche il crollo del settore automobilistico a livello mondiale è stato al centro dell'intervento del segretario del PD. Di fronte ad “una riduzione gigantesca delle vendite di auto", qualora ci fossero interventi statali di sussidio negli altri Paesi si "altererà la concorrenza e l'Italia pagherà di più". Per questo, ha chiarito, "se lo faranno gli altri invito a mettere in campo, anche noi, incentivi al settore delle auto".
"Berlusconi - ha quindi spiegato Veltroni - governa ormai da molti anni e deve smettere di far finta di venire da Marte, se l'Italia è quella che è lui ha le sue responsabilità. La gente si sta ricredendo. Si stanno accorgendo della differenza tra le promesse e i fatti, si stanno accorgendo di queste prese in giro. Ci vorrà del tempo, anche perché il controllo sull'informazione è asfissiante, ma stiamo vedendo che l'impero di Berlusconi si sta sgretolando". Il premier ha ripreso a fare "con Di Pietro lo stesso gioco che faceva con Bertinotti, con l'obiettivo di scegliersi l'opposizione. Noi dobbiamo batterci per una grande forza riformista popolare".
E infine una battuta sul leader della Lega: "Ho letto Bossi sulla giustizia e mi sembra che qualche cosa non funzioni in questo Paese se è lui ad essere il più moderato. Bossi dà atto del ruolo del presidente della Repubblica e parla di dialogo. Berlusconi invece dice solo cose da campagna elettorale perché non è capace di governare e sa fare solo quella".
Veltroni: una commissione che lavori per 60 giorni sulla riforma della giustizia
“Anche noi diciamo che la riforma va fatta. E riproponiamo quel che abbiamo sempre detto: una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di magistrati e avvocati che duri sessanta giorni”. Così Walter Veltroni a Milano, durante un incontro al teatro Strehler per sostenere la candidatura di Filippo Penati alla presidenza della Provincia. Poi a margine di un colloquio con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il segretario del PD ha ribadito: “quello a cui penso non è una commissione che serve a lasciare le cose come stanno, come ho sentito dire ma ad una modalità del tutto nuova di confronto, sull'esempio degli incontri con le parti sociali”.
“Penso – ha sottolineato Veltroni - a una modalità del tutto nuova in cui si superi il sistema freddo delle audizioni, in cui invece tutte le parti che si occupano di giustizia possano partecipare concretamente con le proprie idee. Poi il governo deciderà, il Parlamento deciderà". Per Veltroni "sarebbe saggio accettare questa proposta, invece di rilanciare lo scontro. Di fronte alla crisi che attraversa il Paese, sarebbe un segno di saggezza e responsabilità”.
"Siamo disponibili – ha spiegato il leader del PD - a creare un tavolo per discutere della riforma della giustizia a favore dei cittadini e delle imprese". "Un tavolo - ha chiarito Veltroni - che non deve durare sei mesi ma 60 giorni, con la partecipazione di magistrati e avvocati. Siamo invece assolutamente contrari, e lo saremo in futuro, ad un controllo del governo sulla magistratura", ha sottolineato il segretario del PD.
A giudizio di Veltroni è necessario che venga consentito ai magistrati l'uso delle intercettazioni telefoniche anche “per reati contro la corruzione, ma allo stesso tempo questi strumenti devono servire per le aule giudiziarie e non per i giornali tutti i giorni”.
Quindi il segretario del PD si è soffermato sulla crisi economica che sta attanagliando il Paese. “Il governo e il presidente del Consiglio sono inadeguati a governare e ad affrontare questa crisi. Stiamo entrando in una crisi che cambierà la vita di centinaia di migliaia di italiani. Nonostante questo, Berlusconi riceve a Palazzo Chigi le gemelle dell'Isola dei famosi come fosse un appuntamento istituzionale inderogabile rispetto alla cassa integrazione che sta colpendo migliaia di lavoratori. Non facciamo propaganda accusando il governo di questa situazione perché la crisi è mondiale, tuttavia Berlusconi è inadeguato a governare questa crisi".
Berlusconi e il suo governo hanno sbagliato di grosso ogni previsione. "In Italia - ha detto Veltroni - non è ancora stato predisposto un intervento per aiutare le figure sociali più deboli come gli operai delle fabbriche e i precari". La risposta quale è stata: la detassazione degli straordinari: "Quali straordinari? I magazzini sono pieni di merce e le aziende vanno in cassa integrazione” ha risposto Veltroni.
Anche il crollo del settore automobilistico a livello mondiale è stato al centro dell'intervento del segretario del PD. Di fronte ad “una riduzione gigantesca delle vendite di auto", qualora ci fossero interventi statali di sussidio negli altri Paesi si "altererà la concorrenza e l'Italia pagherà di più". Per questo, ha chiarito, "se lo faranno gli altri invito a mettere in campo, anche noi, incentivi al settore delle auto".
"Berlusconi - ha quindi spiegato Veltroni - governa ormai da molti anni e deve smettere di far finta di venire da Marte, se l'Italia è quella che è lui ha le sue responsabilità. La gente si sta ricredendo. Si stanno accorgendo della differenza tra le promesse e i fatti, si stanno accorgendo di queste prese in giro. Ci vorrà del tempo, anche perché il controllo sull'informazione è asfissiante, ma stiamo vedendo che l'impero di Berlusconi si sta sgretolando". Il premier ha ripreso a fare "con Di Pietro lo stesso gioco che faceva con Bertinotti, con l'obiettivo di scegliersi l'opposizione. Noi dobbiamo batterci per una grande forza riformista popolare".
E infine una battuta sul leader della Lega: "Ho letto Bossi sulla giustizia e mi sembra che qualche cosa non funzioni in questo Paese se è lui ad essere il più moderato. Bossi dà atto del ruolo del presidente della Repubblica e parla di dialogo. Berlusconi invece dice solo cose da campagna elettorale perché non è capace di governare e sa fare solo quella".
Donne in pensione più tardi? Allora investiamo sul lavoro. Vittoria Franco scrive a Brunetta.
Donne in pensione più tardi? Allora investiamo sul lavoro.
Vittoria Franco scrive a Brunetta.
"Le lancio una proposta di alleanza o, se vuole, una sfida, tutta politica, tutta a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante". Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd risponde così in una lettera aperta al ministro della Pa e dell'Innovazione Renato Brunetta che, nella giornata conclusiva della terza edizione del Forum ''Terza Economia - Sempre più valore dalla Terza Età'' svoltosi a Stresa sul Lago Maggiore, aveva proposto di portare a 65 anni l'età pensionabile delle donne.
"Caro Ministro Brunetta - scrive il ministro ombra - sono d’accordo con lei quando dice che molti vogliono le donne 'angeli del focolare', tutte cura e famiglia. Per la verità, è soprattutto la destra che storicamente fa di un welfare centrato sulla famiglia e sulla donna il suo punto identitario. Le lancio una sfida a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto (il disegno di legge depositato al Senato col numero 784) che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante. Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25 per cento in meno. Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31 per cento. Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli perché il futuro della coppia e della famiglia è più incerto”.
“Vogliamo partire da questi dati ministro Brunetta? - incalza Vittoria Franco - Vogliamo partire dai servizi educativi e alla persona? Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10 per cento della popolazione infantile e che al Sud non arrivano al 2 per cento. Tremonti finora non ha previsto un euro né per promuovere politiche attive del lavoro femminile né per proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. E non possono bastare gli spiccioli realizzati con l’equiparazione dell’età pensionabile. Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in un'ulteriore discriminazione: più povere, più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini".
Insomma il PD si aspetta una risposta seria ad un problema serio. Non uno spot, e nemmeno uno slogan. Ma soluzioni vere e concrete. Altrimenti, come fa notare Cesare Damiano, viceministro ombra del Lavoro, la proposta di Brunetta rimane “inaccettabile” perché affronta solo un lato del problema: quello del risparmio dei costi pensionistici. “Invece, - spiega ancora l’esponente del governo ombra - quando si parla di lavoro femminile non si può non affrontare, contemporaneamente, il tema della conciliazione tra tempo di vita e tempo di lavoro e quello della revisione del modello organizzativo dell'impresa, che consenta la fruizione di congedi o di periodi sabbatici per cura e crescita, ad esempio, dei figli nei primi anni di vita, riconoscendo anche questi periodi ai fini pensionistici''.
Bisogna fare di più, dunque. Specialmente per quanto riguarda il welfare italiano, troppo poco attento alle difficoltà che la situazione femminile è costretta ancora ad affrontare. "Fino a quando lo stato del welfare italiano sarà tale da costringere le donne a fare almeno due lavori di cui uno non pagato e non riconosciuto – sottolinea Anna Finocchiaro, presidente del PD al Senato - sarò contraria all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne. Anch'io certo sono favorevole alla parità ma per arrivare a quel risultato serve uno stato sociale (asili, assistenza, congedi parentali, ecc...) che garantisca le donne".
A ricordare la necessità di uno Stato sociale più forte per le donne è anche il vicepresidente del Senato, Emma Bonino: “In Italia la situazione dell'accesso delle donne al mercato del lavoro è penosa, come avevamo scritto nella nota aggiuntiva al programma di Lisbona durante il governo Prodi, con la collaborazione di tutti i ministri Pollastrini, Damiano, Bindi. Abbiamo un accesso femminile al mercato del lavoro del 46% rispetto alla media europea che è del 60%. Questo perché mancano tutti i servizi di cura e gli asili, perché le donne in Italia si fanno carico di tutti i servizi di cura per bambini, anziani, malati che non esistono nel nostro Paese".
Vittoria Franco scrive a Brunetta.
"Le lancio una proposta di alleanza o, se vuole, una sfida, tutta politica, tutta a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante". Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd risponde così in una lettera aperta al ministro della Pa e dell'Innovazione Renato Brunetta che, nella giornata conclusiva della terza edizione del Forum ''Terza Economia - Sempre più valore dalla Terza Età'' svoltosi a Stresa sul Lago Maggiore, aveva proposto di portare a 65 anni l'età pensionabile delle donne.
"Caro Ministro Brunetta - scrive il ministro ombra - sono d’accordo con lei quando dice che molti vogliono le donne 'angeli del focolare', tutte cura e famiglia. Per la verità, è soprattutto la destra che storicamente fa di un welfare centrato sulla famiglia e sulla donna il suo punto identitario. Le lancio una sfida a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto (il disegno di legge depositato al Senato col numero 784) che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante. Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25 per cento in meno. Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31 per cento. Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli perché il futuro della coppia e della famiglia è più incerto”.
“Vogliamo partire da questi dati ministro Brunetta? - incalza Vittoria Franco - Vogliamo partire dai servizi educativi e alla persona? Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10 per cento della popolazione infantile e che al Sud non arrivano al 2 per cento. Tremonti finora non ha previsto un euro né per promuovere politiche attive del lavoro femminile né per proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. E non possono bastare gli spiccioli realizzati con l’equiparazione dell’età pensionabile. Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in un'ulteriore discriminazione: più povere, più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini".
Insomma il PD si aspetta una risposta seria ad un problema serio. Non uno spot, e nemmeno uno slogan. Ma soluzioni vere e concrete. Altrimenti, come fa notare Cesare Damiano, viceministro ombra del Lavoro, la proposta di Brunetta rimane “inaccettabile” perché affronta solo un lato del problema: quello del risparmio dei costi pensionistici. “Invece, - spiega ancora l’esponente del governo ombra - quando si parla di lavoro femminile non si può non affrontare, contemporaneamente, il tema della conciliazione tra tempo di vita e tempo di lavoro e quello della revisione del modello organizzativo dell'impresa, che consenta la fruizione di congedi o di periodi sabbatici per cura e crescita, ad esempio, dei figli nei primi anni di vita, riconoscendo anche questi periodi ai fini pensionistici''.
Bisogna fare di più, dunque. Specialmente per quanto riguarda il welfare italiano, troppo poco attento alle difficoltà che la situazione femminile è costretta ancora ad affrontare. "Fino a quando lo stato del welfare italiano sarà tale da costringere le donne a fare almeno due lavori di cui uno non pagato e non riconosciuto – sottolinea Anna Finocchiaro, presidente del PD al Senato - sarò contraria all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne. Anch'io certo sono favorevole alla parità ma per arrivare a quel risultato serve uno stato sociale (asili, assistenza, congedi parentali, ecc...) che garantisca le donne".
A ricordare la necessità di uno Stato sociale più forte per le donne è anche il vicepresidente del Senato, Emma Bonino: “In Italia la situazione dell'accesso delle donne al mercato del lavoro è penosa, come avevamo scritto nella nota aggiuntiva al programma di Lisbona durante il governo Prodi, con la collaborazione di tutti i ministri Pollastrini, Damiano, Bindi. Abbiamo un accesso femminile al mercato del lavoro del 46% rispetto alla media europea che è del 60%. Questo perché mancano tutti i servizi di cura e gli asili, perché le donne in Italia si fanno carico di tutti i servizi di cura per bambini, anziani, malati che non esistono nel nostro Paese".
RINNOVAMENTO
I risultati delle regionali in Abruzzo, dove le elezioni anticipate provocate dall'arresto del presidente della regione Ottaviano Del Turco vedono prevalere la destra in una competizione in cui quasi un abruzzese su due è rimasto a casa, devono spingere il Pd sulla strada del cambiamento. Ne è convinto il segretario del PD, Walter Veltroni: "C'è malessere, stanchezza e critica, anche nei nostri confronti. Dobbiamo fare di più sulla strada della moralizzazione della vita pubblica e sulla questione etica. Bisogna intervenire con grande determinazione. Meglio pagare un prezzo elettorale subito ma garantire un futuro al riformismo e al Pd senza comprometterlo".
Intervenendo all'assemblea dei circoli del Pd del Lazio Veltroni ha così commentato i dati che arrivano dall'Abruzzo, sottolineando l'elemento più significativo di questa tornata elettorale: l'astensionismo, il vero vincitore nelle urne. "In base ai risultati dello spoglio, prima dei dati elettorali, sono i dati dell'astensionismo a essere impressionanti. C'è stato il 30 per cento in meno di votanti rispetto alle politiche (del 2008 ndr)".
Le elezioni per il rinnovamento della giunta regionale abruzzese e per la nomina del nuovo presidente della regione hanno visto infatti un calo di affluenza di proporzioni storiche. Gli abruzzesi che si sono recati alle urne sono stati infatti il 52.99%, il 15% in meno rispetto alle regionali del 2005, mentre alle politiche del 2008 l'affluenza si era assestata intorno al 80%. Un dato significativo per una regione e per un Paese in cui le percentuali di partecipazione sono da sempre tra le più alte del mondo. Una critica, come sostiene il segretario, rivolta anche al Pd. "Dobbiamo fare di più sulla questione etica. Ci sono situazioni nelle quali dobbiamo intervenire con durezza, dobbiamo essere severi con noi stessi, ed essere severi con gli altri".
Anche Andrea Orlando, portavoce del Partito Democratico, in una nota diffusa a scrutinio ancora in corso, sottolinea come la vittoria del candidato del PdL "è il frutto di un clamoroso dato, quello di un'astensione di massa dal voto, piuttosto che di un travaso di voti dal centrosinistra alla destra. Molti cittadini, non partecipando al voto, hanno espresso una presa di distanza da una politica che in quella regione, anche per le note vicende giudiziarie, è apparsa lontana dalla gente. Il Partito Democratico è stato colpito più di altre forze politiche da questo malessere e ciò per noi sarà motivo di riflessione.Il Pd, infatti, è nato proprio per rinnovare la politica, l'azione di governo a tutti i livelli, le classi dirigenti. E questo voto ci impone di proseguire con più determinazione su questa strada di rinnovamento e di superamento di vecchie logiche e modi di fare politica".
Sui temi dell'astensionismo e della questione morale è intervenuto anche Massimo D'Alema. "Quando la metà dei cittadini non va a votare è un problema che riguarda tutti. E' un dato molto preoccupante, che riflette anche lo specifico della vicenda abruzzese che ha determinato certamente un distacco tra cittadini e istituzioni, ma è anche un segnale di carattere più generale". Dichiarazioni in linea con quanto espresso anche dall'ex presidente del Senato Franco Marini: "L'astensione così larga è un problema politico per tutti. Deve essere un elemento di riflessione per chi vince e per chi perde" ha dichiarato Marini, mentre Giuseppe Fioroni, coordinatore dell'Organizzazione del Pd sottolinea la necessità della politica di recuperare autorevolezza. "Quasi metà degli aventi diritto non si sono recati alle urne: questo impone una profonda riflessione su come favorire la condivisione e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. La giunta che si insedierà sarà stata scelta solo dal 53% dei cittadini, e questo succede quando la politica perde autorevolezza e non è più in grado di rappresentare gli interessi comuni", ha dichiarato l'esponente Pd.
Intanto all'interno del partito ci si interroga sull'opportunità di rivedere il sistema delle alleanze. A far riflettere infatti è la differenza tra il sostegno ottenuto del candidato alla presidenza per il centrosinistra, rispetto ai voti ottenuti dalla coalizione. Come sottolineato da Giuseppe Fioroni, la "distanza tra la coalizione di centrodestra e quella di centrosinistra è solo del 3%. Il ramamrico è che con l'Udc avremmo vinto". Della stessa opinione Paolo Fontanelli, responsabile Enti locali del PD. Che in una nota sottolinea come delle elezioni regionali abruzzesi emerge un dato evidente: la proposta del Partito Democratico di fare una grande coalizione in Abruzzo anche con l`Udc avrebbe portato il centrosinistra alla vittoria.
Intervenendo all'assemblea dei circoli del Pd del Lazio Veltroni ha così commentato i dati che arrivano dall'Abruzzo, sottolineando l'elemento più significativo di questa tornata elettorale: l'astensionismo, il vero vincitore nelle urne. "In base ai risultati dello spoglio, prima dei dati elettorali, sono i dati dell'astensionismo a essere impressionanti. C'è stato il 30 per cento in meno di votanti rispetto alle politiche (del 2008 ndr)".
Le elezioni per il rinnovamento della giunta regionale abruzzese e per la nomina del nuovo presidente della regione hanno visto infatti un calo di affluenza di proporzioni storiche. Gli abruzzesi che si sono recati alle urne sono stati infatti il 52.99%, il 15% in meno rispetto alle regionali del 2005, mentre alle politiche del 2008 l'affluenza si era assestata intorno al 80%. Un dato significativo per una regione e per un Paese in cui le percentuali di partecipazione sono da sempre tra le più alte del mondo. Una critica, come sostiene il segretario, rivolta anche al Pd. "Dobbiamo fare di più sulla questione etica. Ci sono situazioni nelle quali dobbiamo intervenire con durezza, dobbiamo essere severi con noi stessi, ed essere severi con gli altri".
Anche Andrea Orlando, portavoce del Partito Democratico, in una nota diffusa a scrutinio ancora in corso, sottolinea come la vittoria del candidato del PdL "è il frutto di un clamoroso dato, quello di un'astensione di massa dal voto, piuttosto che di un travaso di voti dal centrosinistra alla destra. Molti cittadini, non partecipando al voto, hanno espresso una presa di distanza da una politica che in quella regione, anche per le note vicende giudiziarie, è apparsa lontana dalla gente. Il Partito Democratico è stato colpito più di altre forze politiche da questo malessere e ciò per noi sarà motivo di riflessione.Il Pd, infatti, è nato proprio per rinnovare la politica, l'azione di governo a tutti i livelli, le classi dirigenti. E questo voto ci impone di proseguire con più determinazione su questa strada di rinnovamento e di superamento di vecchie logiche e modi di fare politica".
Sui temi dell'astensionismo e della questione morale è intervenuto anche Massimo D'Alema. "Quando la metà dei cittadini non va a votare è un problema che riguarda tutti. E' un dato molto preoccupante, che riflette anche lo specifico della vicenda abruzzese che ha determinato certamente un distacco tra cittadini e istituzioni, ma è anche un segnale di carattere più generale". Dichiarazioni in linea con quanto espresso anche dall'ex presidente del Senato Franco Marini: "L'astensione così larga è un problema politico per tutti. Deve essere un elemento di riflessione per chi vince e per chi perde" ha dichiarato Marini, mentre Giuseppe Fioroni, coordinatore dell'Organizzazione del Pd sottolinea la necessità della politica di recuperare autorevolezza. "Quasi metà degli aventi diritto non si sono recati alle urne: questo impone una profonda riflessione su come favorire la condivisione e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. La giunta che si insedierà sarà stata scelta solo dal 53% dei cittadini, e questo succede quando la politica perde autorevolezza e non è più in grado di rappresentare gli interessi comuni", ha dichiarato l'esponente Pd.
Intanto all'interno del partito ci si interroga sull'opportunità di rivedere il sistema delle alleanze. A far riflettere infatti è la differenza tra il sostegno ottenuto del candidato alla presidenza per il centrosinistra, rispetto ai voti ottenuti dalla coalizione. Come sottolineato da Giuseppe Fioroni, la "distanza tra la coalizione di centrodestra e quella di centrosinistra è solo del 3%. Il ramamrico è che con l'Udc avremmo vinto". Della stessa opinione Paolo Fontanelli, responsabile Enti locali del PD. Che in una nota sottolinea come delle elezioni regionali abruzzesi emerge un dato evidente: la proposta del Partito Democratico di fare una grande coalizione in Abruzzo anche con l`Udc avrebbe portato il centrosinistra alla vittoria.
lunedì 15 dicembre 2008
PD: VELTRONI, DOBBIAMO SMETTERE DI FARCI MALE DA SOLI
PD: VELTRONI, DOBBIAMO SMETTERE DI FARCI MALE DA SOLI
C'e' la necessita' e c'e' lo spazio, secondo il segretario del Pd, Walter Veltroni, per organizzare una "valida alternativa di Governo", ma la condizione individuata per poter lavorare e' che "smettiamo di farci del male da soli". Dal palco del Piccolo Teatro di Milano, Veltroni ha invitato la platea del Pd milanese ad essere "all'altezza di quello che il Paese si aspetta da noi". "Abbiamo costruito il piu' grande partito riformista di massa in 3-4 mesi - ha spiegato Veltroni - poi abbiamo avuto settimane difficili ma perche' noi le abbiamo rese difficili. Dobbiamo saper dimostrare che si puo' essere un grande partito democratico nel quale e' fisiologico che ci siano culture diverse. Gli altri si preoccupino, se mai, dei partiti che hanno dimensione analoga alla nostra ma dentro i quali non c'e' vita' democratica ne' pluralismo. Dobbiamo accelerare il carattere di innovazione e identita' del Pd, c'e' bisogno di tempo per costruire un'alternativa anche se in Italia c'e' un'idea bulimica che ci ha portato rapidamente a consumare stagioni politiche e leadership. Un partito - ha concluso - sta insieme per occuparsi delle vite dei cittadini: e' tempo che si smetta di pensare a se stessi per pensare alla vita e al bene dei cittadini".
C'e' la necessita' e c'e' lo spazio, secondo il segretario del Pd, Walter Veltroni, per organizzare una "valida alternativa di Governo", ma la condizione individuata per poter lavorare e' che "smettiamo di farci del male da soli". Dal palco del Piccolo Teatro di Milano, Veltroni ha invitato la platea del Pd milanese ad essere "all'altezza di quello che il Paese si aspetta da noi". "Abbiamo costruito il piu' grande partito riformista di massa in 3-4 mesi - ha spiegato Veltroni - poi abbiamo avuto settimane difficili ma perche' noi le abbiamo rese difficili. Dobbiamo saper dimostrare che si puo' essere un grande partito democratico nel quale e' fisiologico che ci siano culture diverse. Gli altri si preoccupino, se mai, dei partiti che hanno dimensione analoga alla nostra ma dentro i quali non c'e' vita' democratica ne' pluralismo. Dobbiamo accelerare il carattere di innovazione e identita' del Pd, c'e' bisogno di tempo per costruire un'alternativa anche se in Italia c'e' un'idea bulimica che ci ha portato rapidamente a consumare stagioni politiche e leadership. Un partito - ha concluso - sta insieme per occuparsi delle vite dei cittadini: e' tempo che si smetta di pensare a se stessi per pensare alla vita e al bene dei cittadini".
giovedì 11 dicembre 2008
COMPRENSORIO POLLINO- SIBARITIDE- TIRRENO
COMUNICATO STAMPA
La crisi sembra non finire più. Le aspettative di rilancio sono state frustrate anche dal super-euro che penalizza le esportazioni. Unanime il grido di allarme. Ma la domanda da porsi ormai è questa: si può ancora salvare il salvabile?
LA SITUAZIONE OGGI - Lo scenario Calabrese e' un 'day-after', quello del “giorno dopo”; un disastro. La crisi era attesa ma non di queste dimensioni e non così, senza possibilità di uscirne. Il miracolo, cresciuto in un territorio vocato al dinamismo imprenditoriale, era diventato un modello da prendere ad esempio. Localizzato soprattutto tra Cetraro, Belvedere , Praia a Mare e Castrovillari il distretto contava, nel momento migliore, numerose aziende; numero che adesso si e' ridotto di molto. Mercato di riferimento erano paesi esteri e le regioni del nord Italia, oggi bisogna guardare altrove .
Oggi la crisi e' tale che il gigante deve fare ricorso alla cassa integrazione per molti lavoratori e annunciare altri esuberi nel piano industriale 2008-2010 in cui si punta soprattutto sul marketing e sull'apertura di nuovi store. Intanto le aziende piccole, quelle che lavoravano in conto terzi, sono sparite. Sono state le prime ad essere falcidiate dalla mondializzazione. Poi e' toccato anche ad aziende ritenute molto solide dove essere assunti significava quasi aver raggiunto il miraggio del posto fisso. E stanno risentendo seriamente anche i grossi gruppi. In Calabria sono state chiuse ben 52 aziende di cui il 60% nella provincia di Cosenza. Queste chiusure hanno riguardato per l’anno 2008 l’utilizzo della legge delega degli ammortizzatori sociali 2000 unità.
Un grande sforzo è stato compiuto dall’ UNITA’ DI CRISI DELL’ASESSORATO AL LAVORO DELLA REGIONE CALABRIA, spesso diventato luogo di sfogo di tante persone in un momento dove la maggior parte di chi perde il posto di lavoro è privo di ogni sostegno al reddito.
Il lavoro svolto DALL’ASSESSORATO AL LAVORO , DAL DIPARTIMENTO E DALLA UNITA’ DI CRISI ha consentito, con le O.O.S.S., LA TUTELA DEI LAVORATORI.
Sarà anche una minima condizione salariale, ma per chi viene espulso da un processo produttivo, per chi il lavoro non ce l’ha, per i tanti precari calabresi, aver costruito un minimo di reddito è un fatto di considerazione per i più deboli.
Oggi bisogna invertire la tendenza,bene gli ammortizzatori sociali, ma soprattutto costruendo strumenti di rilancio del tessuto produttivo nell’intera Calabria e soprattutto nel nostro Comprensorio dove ci sono impreditori che vogliono investire .
CGIL DIPARTIMENTO INDUSTRIA
POLLINO-SIBARITIDE-TIRRENO
Franco Mazza
COMUNICATO STAMPA
La crisi sembra non finire più. Le aspettative di rilancio sono state frustrate anche dal super-euro che penalizza le esportazioni. Unanime il grido di allarme. Ma la domanda da porsi ormai è questa: si può ancora salvare il salvabile?
LA SITUAZIONE OGGI - Lo scenario Calabrese e' un 'day-after', quello del “giorno dopo”; un disastro. La crisi era attesa ma non di queste dimensioni e non così, senza possibilità di uscirne. Il miracolo, cresciuto in un territorio vocato al dinamismo imprenditoriale, era diventato un modello da prendere ad esempio. Localizzato soprattutto tra Cetraro, Belvedere , Praia a Mare e Castrovillari il distretto contava, nel momento migliore, numerose aziende; numero che adesso si e' ridotto di molto. Mercato di riferimento erano paesi esteri e le regioni del nord Italia, oggi bisogna guardare altrove .
Oggi la crisi e' tale che il gigante deve fare ricorso alla cassa integrazione per molti lavoratori e annunciare altri esuberi nel piano industriale 2008-2010 in cui si punta soprattutto sul marketing e sull'apertura di nuovi store. Intanto le aziende piccole, quelle che lavoravano in conto terzi, sono sparite. Sono state le prime ad essere falcidiate dalla mondializzazione. Poi e' toccato anche ad aziende ritenute molto solide dove essere assunti significava quasi aver raggiunto il miraggio del posto fisso. E stanno risentendo seriamente anche i grossi gruppi. In Calabria sono state chiuse ben 52 aziende di cui il 60% nella provincia di Cosenza. Queste chiusure hanno riguardato per l’anno 2008 l’utilizzo della legge delega degli ammortizzatori sociali 2000 unità.
Un grande sforzo è stato compiuto dall’ UNITA’ DI CRISI DELL’ASESSORATO AL LAVORO DELLA REGIONE CALABRIA, spesso diventato luogo di sfogo di tante persone in un momento dove la maggior parte di chi perde il posto di lavoro è privo di ogni sostegno al reddito.
Il lavoro svolto DALL’ASSESSORATO AL LAVORO , DAL DIPARTIMENTO E DALLA UNITA’ DI CRISI ha consentito, con le O.O.S.S., LA TUTELA DEI LAVORATORI.
Sarà anche una minima condizione salariale, ma per chi viene espulso da un processo produttivo, per chi il lavoro non ce l’ha, per i tanti precari calabresi, aver costruito un minimo di reddito è un fatto di considerazione per i più deboli.
Oggi bisogna invertire la tendenza,bene gli ammortizzatori sociali, ma soprattutto costruendo strumenti di rilancio del tessuto produttivo nell’intera Calabria e soprattutto nel nostro Comprensorio dove ci sono impreditori che vogliono investire .
CGIL DIPARTIMENTO INDUSTRIA
POLLINO-SIBARITIDE-TIRRENO
Franco Mazza
mercoledì 10 dicembre 2008
PD, LA STRATEGIA DI VELTRONI CONDIVISA DA GIUSEPPE MARITATO: VIA LE MELE MARCE E DENTRO I NUOVI DIRIGENTI .
PD, LA STRATEGIA DI VELTRONI CONDIVISA DA GIUSEPPE MARITATO: VIA LE MELE MARCE E DENTRO I NUOVI DIRIGENTI .
Giuseppe Maritato(candidato alla segreteria del pd senior di Cetraro intervenendo nella questione della moralità , afferma:
Rilanciare la ricetta veltroniana di un Pd tutto Lingotto, Circo Massimo e rapporto con popolo ed elettorato democratico.Dalla palude si esce non con meno ma con più innovazione, rilanciando il rinnovamento della proposta politica e soprattutto della classe dirigente. «Il Pd si trascina troppe scorie del passato», è il ragionamento già emerso quando si affrontò il nodo delle correnti, altra eredità (negativa) del passato.La sfida del Pd di Veltroni è impedire che il vecchio afferri e sotterri il nuovo.
Per dirla in modo più chiaro:( continua Giuseppe Maritato) ecco, noi abbiamo un problema serio, serissimo, di “stile”.“Stile” nel senso di restituire un profilo caldo, umanamente vicino, alle pratiche di una politica che si differenzia, e non in meglio, dalla sensibilità di molti. Davanti a questo dato non basta dire che la società civile è peggio. Sarà pure vero e per mille casi. Ma cosa cambia? E’ la politica che dovrebbe ricostruire con pazienza una tela slabbrata. E se lo facesse, allora anche parlare di giustizia – e di riforma della giustizia – tornerebbe più semplice. Meno ostico. Perché ha ragione Violante nelle cose che dice oggi in una bella intervista a proposito di una uscita di pista del potere di certa magistratura. E lui ne offre una lettura tutta politica di grande rigore nell’analisi. Ma insisto: non se ne esce se la percezione è di una volontà del Parlamento di tacitare giudici scomodi. Servirebbe la saggezza di altre stagioni e la credibilità dei padri costituenti per ristabilire quell’equilibrio dei poteri, e tra i poteri, che la cronaca degli ultimi anni ha passato al tritacarne. Infine, quanto ai media (giornali e televisioni) spero che tutti si sia consapevoli di un’oggettiva verità: non sono comprimari, testimoni, fonti obiettive. Sono protagonisti, al pari degli altri, di questo tormento . Pensano a sé. Il che è pure legittimo. Basta non affidargli in mano le chiavi della nostra democrazia.
...Ma il nodo è lì (continua nella nota Maritato): Che un partito, una comunità di persone, non sta insieme solo nel nome di uno statuto o di un “codice etico”. Ecco, già l’idea di un “codice etico” mette i brividi. Perché il contenuto di quel codice, in teoria, se la comunità di cui sopra esiste per davvero non avrebbe bisogno di esser messo nero su bianco. Dovrebbe funzionare da solo. In automatico. E’ quella cosa per cui se io sono indagato dalla magistratura, non attendo che qualcuno mi segnali la necessità di fermarmi e collocarmi di lato. Lo faccio. Punto. Perché sento che la mia comunità ne ha bisogno. Perché sono parte di qualcosa che non dipende da me, ma che dalle mie scelte può trarre beneficio o danno. E lo stesso vale per i singoli comportamenti. Sento dire che ci sono atteggiamenti e fatti e circostante che non hanno rilevanza penale. Benissimo. Ma il punto non è sempre la rilevanza penale. Concludendo (Giuseppe Maritato sostiene), se un atto, una decisione, un comportamento, lede la credibilità dell’insieme è buona norma prenderne atto e comportarsi di conseguenza.
Giuseppe Maritato(candidato a Segretario del pd senior di Cetraro)
Giuseppe Maritato(candidato alla segreteria del pd senior di Cetraro intervenendo nella questione della moralità , afferma:
Rilanciare la ricetta veltroniana di un Pd tutto Lingotto, Circo Massimo e rapporto con popolo ed elettorato democratico.Dalla palude si esce non con meno ma con più innovazione, rilanciando il rinnovamento della proposta politica e soprattutto della classe dirigente. «Il Pd si trascina troppe scorie del passato», è il ragionamento già emerso quando si affrontò il nodo delle correnti, altra eredità (negativa) del passato.La sfida del Pd di Veltroni è impedire che il vecchio afferri e sotterri il nuovo.
Per dirla in modo più chiaro:( continua Giuseppe Maritato) ecco, noi abbiamo un problema serio, serissimo, di “stile”.“Stile” nel senso di restituire un profilo caldo, umanamente vicino, alle pratiche di una politica che si differenzia, e non in meglio, dalla sensibilità di molti. Davanti a questo dato non basta dire che la società civile è peggio. Sarà pure vero e per mille casi. Ma cosa cambia? E’ la politica che dovrebbe ricostruire con pazienza una tela slabbrata. E se lo facesse, allora anche parlare di giustizia – e di riforma della giustizia – tornerebbe più semplice. Meno ostico. Perché ha ragione Violante nelle cose che dice oggi in una bella intervista a proposito di una uscita di pista del potere di certa magistratura. E lui ne offre una lettura tutta politica di grande rigore nell’analisi. Ma insisto: non se ne esce se la percezione è di una volontà del Parlamento di tacitare giudici scomodi. Servirebbe la saggezza di altre stagioni e la credibilità dei padri costituenti per ristabilire quell’equilibrio dei poteri, e tra i poteri, che la cronaca degli ultimi anni ha passato al tritacarne. Infine, quanto ai media (giornali e televisioni) spero che tutti si sia consapevoli di un’oggettiva verità: non sono comprimari, testimoni, fonti obiettive. Sono protagonisti, al pari degli altri, di questo tormento . Pensano a sé. Il che è pure legittimo. Basta non affidargli in mano le chiavi della nostra democrazia.
...Ma il nodo è lì (continua nella nota Maritato): Che un partito, una comunità di persone, non sta insieme solo nel nome di uno statuto o di un “codice etico”. Ecco, già l’idea di un “codice etico” mette i brividi. Perché il contenuto di quel codice, in teoria, se la comunità di cui sopra esiste per davvero non avrebbe bisogno di esser messo nero su bianco. Dovrebbe funzionare da solo. In automatico. E’ quella cosa per cui se io sono indagato dalla magistratura, non attendo che qualcuno mi segnali la necessità di fermarmi e collocarmi di lato. Lo faccio. Punto. Perché sento che la mia comunità ne ha bisogno. Perché sono parte di qualcosa che non dipende da me, ma che dalle mie scelte può trarre beneficio o danno. E lo stesso vale per i singoli comportamenti. Sento dire che ci sono atteggiamenti e fatti e circostante che non hanno rilevanza penale. Benissimo. Ma il punto non è sempre la rilevanza penale. Concludendo (Giuseppe Maritato sostiene), se un atto, una decisione, un comportamento, lede la credibilità dell’insieme è buona norma prenderne atto e comportarsi di conseguenza.
Giuseppe Maritato(candidato a Segretario del pd senior di Cetraro)
martedì 2 dicembre 2008
CONTRO LA CRISI
CONTRO LA CRISI
Più lavoro, più salario, più pensioni, più diritti
Il pd Giovani di cetraro e il” Forum tematico rinascita dei territori” di cetraro saranno presenti allo sciopero del 12 dicembre.
A tal proposito è stato organizzato un pulmann che partirà da san Pietro alto per raggiungere la città dei Bruzi.
Prendiamo atto del disinteresse da parte del governo berlusconi per le regioni meridionali e ci mobiliiamo:
Per il coordinatore pd giovani di cetraro e candidato alla segreteria del pd senior Giuseppe Maritato , ''le scelte previste dal decreto a favore dei più indigenti e dei redditi da pensione non hanno nessun carattere di strutturalità e di riforma, mentre resta del tutto inevasa la domanda di detrazioni fiscali nei confronti dei lavoratori dipendenti e di una risposta vera ai problemi dei pensionati''.
Inoltre, spiegando le ragioni dello sciopero, ''le modalità scelte confondono il ruolo dell'intervento pubblico con quello della bilateralità sociale, subordinando il primo all'esistenza del secondo''. ''Gli stessi benefici economici per i dipendenti delle piccole e medie imprese e per i precari sono condizionate dalla presenza della bilateralità. In ogni caso - non è previsto alcun intervento per i precari che saranno licenziati entro il 2008. Inoltre i tagli alla spesa pubblica, in particolare nella sanità e nella scuola, amplificheranno gli effetti negativi sull'occupazione, in particolare dei precari, e sulla domanda di investimenti pubblici e di qualità dei servizi''.
''Infine - prosegue Giuseppe Maritato - nei provvedimenti del governo non c'è traccia di investimenti per le imprese basati sui principi dell'innovazione, della ricerca e delle priorità ambientali, mentre si registra una forte centralizzazione di strumenti e decisioni che potrebbe portare ad un rinvio di scelte di investimenti già decisi e cantierati. Le decisioni del governo, in definitiva, non sostengono i ceti produttivi e i lavoratori del centro nord, mentre manca del tutto una politica di investimenti per il Mezzogiorno''.
Obiettivo dello sciopero è ''determinare cambiamenti nelle scelte del governo sulla base degli indirizzi sui quali stanno procedendo i principali paesi europei''. In modo particolare, i giovani del pd di Cetraro ed il Forum tematico di Cetraro chiedono ''un intervento per aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente, a partire dalla tredicesima di quest'anno; un meccanismo certo e riformato di rivalutazione della dinamica delle pensioni e la soluzione al problema della non autosufficienza: una riforma in senso universale degli ammortizzatori sociali con un finanziamento adeguato; una politica di investimenti a breve in grado di creare le condizioni per la formazione di posti di lavoro che possano compensare quelli che si perderanno per effetto della crisi''. ''La decisione del governo di sospendere la detassazione degli straordinari e di agganciare i mutui delle richieste avanzate da tempo dalla Cgil) dimostra che è possibile giungere ad alcuni risultati condivisi'', sottolinea ancora Giuseppe Maritato che si ''intende dunque proseguire con la mobilitazione affinché possano essere raggiunti ulteriori importanti obiettivi''.
Più lavoro, più salario, più pensioni, più diritti
Il pd Giovani di cetraro e il” Forum tematico rinascita dei territori” di cetraro saranno presenti allo sciopero del 12 dicembre.
A tal proposito è stato organizzato un pulmann che partirà da san Pietro alto per raggiungere la città dei Bruzi.
Prendiamo atto del disinteresse da parte del governo berlusconi per le regioni meridionali e ci mobiliiamo:
Per il coordinatore pd giovani di cetraro e candidato alla segreteria del pd senior Giuseppe Maritato , ''le scelte previste dal decreto a favore dei più indigenti e dei redditi da pensione non hanno nessun carattere di strutturalità e di riforma, mentre resta del tutto inevasa la domanda di detrazioni fiscali nei confronti dei lavoratori dipendenti e di una risposta vera ai problemi dei pensionati''.
Inoltre, spiegando le ragioni dello sciopero, ''le modalità scelte confondono il ruolo dell'intervento pubblico con quello della bilateralità sociale, subordinando il primo all'esistenza del secondo''. ''Gli stessi benefici economici per i dipendenti delle piccole e medie imprese e per i precari sono condizionate dalla presenza della bilateralità. In ogni caso - non è previsto alcun intervento per i precari che saranno licenziati entro il 2008. Inoltre i tagli alla spesa pubblica, in particolare nella sanità e nella scuola, amplificheranno gli effetti negativi sull'occupazione, in particolare dei precari, e sulla domanda di investimenti pubblici e di qualità dei servizi''.
''Infine - prosegue Giuseppe Maritato - nei provvedimenti del governo non c'è traccia di investimenti per le imprese basati sui principi dell'innovazione, della ricerca e delle priorità ambientali, mentre si registra una forte centralizzazione di strumenti e decisioni che potrebbe portare ad un rinvio di scelte di investimenti già decisi e cantierati. Le decisioni del governo, in definitiva, non sostengono i ceti produttivi e i lavoratori del centro nord, mentre manca del tutto una politica di investimenti per il Mezzogiorno''.
Obiettivo dello sciopero è ''determinare cambiamenti nelle scelte del governo sulla base degli indirizzi sui quali stanno procedendo i principali paesi europei''. In modo particolare, i giovani del pd di Cetraro ed il Forum tematico di Cetraro chiedono ''un intervento per aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente, a partire dalla tredicesima di quest'anno; un meccanismo certo e riformato di rivalutazione della dinamica delle pensioni e la soluzione al problema della non autosufficienza: una riforma in senso universale degli ammortizzatori sociali con un finanziamento adeguato; una politica di investimenti a breve in grado di creare le condizioni per la formazione di posti di lavoro che possano compensare quelli che si perderanno per effetto della crisi''. ''La decisione del governo di sospendere la detassazione degli straordinari e di agganciare i mutui delle richieste avanzate da tempo dalla Cgil) dimostra che è possibile giungere ad alcuni risultati condivisi'', sottolinea ancora Giuseppe Maritato che si ''intende dunque proseguire con la mobilitazione affinché possano essere raggiunti ulteriori importanti obiettivi''.
venerdì 28 novembre 2008
La forza di cambiare.
La forza di cambiare.
“Per uscire dalla crisi dobbiamo trovare il coraggio di cambiare, di innovare e di riformare”. Il Partito Democratico, con le parole di Enrico Letta, ha inaugurato il suo percorso di discussione e ascolto lungo quattro mesi che lo condurrà, in primaverà, alla Conferenza nazionale sul nuovo Welfare del PD.
“Quella che stiamo attraversando – dice il ministro ombra delle Politiche sociali del PD – è la più grave crisi economica e sociale della nostra vita”. Una crisi che esige una risposta immediata, seria, responsabile. Quella risposta per il PD va trovata in un nuovo Welfare. Un’idea di stato sociale, cioè, che abbandoni il vecchio modello mediterraneo “costruito sulla centralità del maschio adulto italiano” e sposti la sua attenzione sulla “persona”. Tiene a ribadirlo Letta nel suo intervento: “Noi non ci accontentiamo di garantire solo chi già è garantito. Ci interessano, invece, gli ‘assenti’, gli ‘invisibili’, i non tutelati dal welfare”.
In questo quadro, sono le famiglie che, per l’esponente PD, rischiano di pagare il prezzo più alto di un Paese che è il “più ineguale del mondo occidentale, il più ingiusto”. Quelle persone e quelle famiglie che, oggi più che mai, semplicemente non riescono ad andare avanti.
E allora qual è la strada da intraprendere? Per Letta un nuovo modello di Stato Sociale non deve ridursi alle pensioni e alla sanità, ma agire anche in direzione di “politiche forti per rilanciare la buona occupazione e contrastare la precarietà del lavoro, di interventi per l’integrazione sociale, per la famiglia, per la casa”.
Insomma, tutto il contrario della Social Card presentata dal governo in questi giorni che, come sottolinea Letta, è solo il “simbolo del capitalismo compassionevole”. Perché la vera soluzione, suggerisce nel corso dell’incontro Pierluigi Bersani ministro dell’Economia e delle finanze del governo ombra, è un sistema di welfare “rigoroso” senza il quale non ci può essere vera crescita e nemmeno la preparazione necessaria per affrontare il futuro. Perché, ricorda ancora Bersani, “usciti da questa crisi il mondo continuerà ad essere globalizzato” e l’Italia non permettersi di farsi trovare impreparata.
Per fare ciò, subentra Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, c’è bisogno di una maggiore collaborazione tra le parti sociali. In modo tale da “mettere insieme un meccanismo che sposti il baricentro verso la qualità e l’innovazione”. E allora non circoscrivere, ma allagare il ventaglio di azione del nuovo welfare, perché quello attuale, come sottolinea Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari opportunità, “non è più adeguato ad una realtà che è cambiata”.
Nel ridisegnare il nuovo sistema bisogna evitare sperperi e clientelismi. Tito Boeri ricorda, infatti, che per proporre un’alternativa valida al presente è necessario “ristrutturare la spesa sociale” per non cadere nell’errore di spese paradossali e ingiustificate. Bisogna cioé evitare che gli strumenti del welfare si trasformino in strumento di potere politico.
Così non deve essere, perché è il Paese, per il PD, ad essere prima di ogni cosa. Un Paese, ricorda all’inizio del suo intervento Walter Veltroni, “immerso nella recessione” che chiede risposte immediate. E visto che il governo “ha sbagliato ogni previsioni” e ancora adesso sembra inerme di fronte alla grave situazione che le famiglie italiane stanno vivendo, il PD chiede se sia realmente disposto ad un confronto o, come ricorda il leader del PD, pensa di andare avanti a “spot” e “misure grottesche”.
Non c’è più tempo per gli slogan. Il welfare oggi è “una coperta stretta. Occorre ripensarlo”.
Intervendo al convegno iniziale 'Persona, famiglia, comunita', Veltroni ha sottolineato che 'fuori dalla coperta ci sono milioni di persone e tra queste due categorie in particolare: i precari, i primi a uscire dalle aziende in crisi, e i lavoratori di 50 anni che perdono il lavoro e vedono il buio davanti a se''.
Secondo Veltroni, occorre ripartire da quattro parole-chiave: “rischi, opportunità, valutazione e formazione”. Tradotto: dare il via a una serie di “interventi per abbassare i tassi di interesse; altri per flessibilizzare i parametri come previsto dai piani Merkel-Sarkozy e Gordon Brown. Avere la forza di fare un'operazione strategica perché i soldi siano spesi per rilanciare il consumo e la domanda. La società italiana - prosegue - è ferma, abbiamo bisogno di rimettere in moto l'ascensore sociale tramite le opportunità''. Indispensabile dunque “una gigantesca operazione di redistribuzione della ricchezza, rimettendo in moto le opportunità per il talento e la capacità di rischiare”. Quanto alla “valutazione, abbiamo bisogno di un sistema universitario e scolastico che sia valutato dall'esterno” e idem per il sistema sanitario. Infine, la formazione: “non c'è welfare senza formazione. Una persona che a 50 anni perde il lavoro - ribadisce il segretario PD - deve entrare in una logica di “formazione permanente e non di sussidio”.
Sono questi i punti irrinunciabili da cui far ripartire un nuovo modello di welfare. Questi, i primi passi verso un futuro più equo e giusto. Un futuro che il PD intende trasformare presto in presente.
“Per uscire dalla crisi dobbiamo trovare il coraggio di cambiare, di innovare e di riformare”. Il Partito Democratico, con le parole di Enrico Letta, ha inaugurato il suo percorso di discussione e ascolto lungo quattro mesi che lo condurrà, in primaverà, alla Conferenza nazionale sul nuovo Welfare del PD.
“Quella che stiamo attraversando – dice il ministro ombra delle Politiche sociali del PD – è la più grave crisi economica e sociale della nostra vita”. Una crisi che esige una risposta immediata, seria, responsabile. Quella risposta per il PD va trovata in un nuovo Welfare. Un’idea di stato sociale, cioè, che abbandoni il vecchio modello mediterraneo “costruito sulla centralità del maschio adulto italiano” e sposti la sua attenzione sulla “persona”. Tiene a ribadirlo Letta nel suo intervento: “Noi non ci accontentiamo di garantire solo chi già è garantito. Ci interessano, invece, gli ‘assenti’, gli ‘invisibili’, i non tutelati dal welfare”.
In questo quadro, sono le famiglie che, per l’esponente PD, rischiano di pagare il prezzo più alto di un Paese che è il “più ineguale del mondo occidentale, il più ingiusto”. Quelle persone e quelle famiglie che, oggi più che mai, semplicemente non riescono ad andare avanti.
E allora qual è la strada da intraprendere? Per Letta un nuovo modello di Stato Sociale non deve ridursi alle pensioni e alla sanità, ma agire anche in direzione di “politiche forti per rilanciare la buona occupazione e contrastare la precarietà del lavoro, di interventi per l’integrazione sociale, per la famiglia, per la casa”.
Insomma, tutto il contrario della Social Card presentata dal governo in questi giorni che, come sottolinea Letta, è solo il “simbolo del capitalismo compassionevole”. Perché la vera soluzione, suggerisce nel corso dell’incontro Pierluigi Bersani ministro dell’Economia e delle finanze del governo ombra, è un sistema di welfare “rigoroso” senza il quale non ci può essere vera crescita e nemmeno la preparazione necessaria per affrontare il futuro. Perché, ricorda ancora Bersani, “usciti da questa crisi il mondo continuerà ad essere globalizzato” e l’Italia non permettersi di farsi trovare impreparata.
Per fare ciò, subentra Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, c’è bisogno di una maggiore collaborazione tra le parti sociali. In modo tale da “mettere insieme un meccanismo che sposti il baricentro verso la qualità e l’innovazione”. E allora non circoscrivere, ma allagare il ventaglio di azione del nuovo welfare, perché quello attuale, come sottolinea Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari opportunità, “non è più adeguato ad una realtà che è cambiata”.
Nel ridisegnare il nuovo sistema bisogna evitare sperperi e clientelismi. Tito Boeri ricorda, infatti, che per proporre un’alternativa valida al presente è necessario “ristrutturare la spesa sociale” per non cadere nell’errore di spese paradossali e ingiustificate. Bisogna cioé evitare che gli strumenti del welfare si trasformino in strumento di potere politico.
Così non deve essere, perché è il Paese, per il PD, ad essere prima di ogni cosa. Un Paese, ricorda all’inizio del suo intervento Walter Veltroni, “immerso nella recessione” che chiede risposte immediate. E visto che il governo “ha sbagliato ogni previsioni” e ancora adesso sembra inerme di fronte alla grave situazione che le famiglie italiane stanno vivendo, il PD chiede se sia realmente disposto ad un confronto o, come ricorda il leader del PD, pensa di andare avanti a “spot” e “misure grottesche”.
Non c’è più tempo per gli slogan. Il welfare oggi è “una coperta stretta. Occorre ripensarlo”.
Intervendo al convegno iniziale 'Persona, famiglia, comunita', Veltroni ha sottolineato che 'fuori dalla coperta ci sono milioni di persone e tra queste due categorie in particolare: i precari, i primi a uscire dalle aziende in crisi, e i lavoratori di 50 anni che perdono il lavoro e vedono il buio davanti a se''.
Secondo Veltroni, occorre ripartire da quattro parole-chiave: “rischi, opportunità, valutazione e formazione”. Tradotto: dare il via a una serie di “interventi per abbassare i tassi di interesse; altri per flessibilizzare i parametri come previsto dai piani Merkel-Sarkozy e Gordon Brown. Avere la forza di fare un'operazione strategica perché i soldi siano spesi per rilanciare il consumo e la domanda. La società italiana - prosegue - è ferma, abbiamo bisogno di rimettere in moto l'ascensore sociale tramite le opportunità''. Indispensabile dunque “una gigantesca operazione di redistribuzione della ricchezza, rimettendo in moto le opportunità per il talento e la capacità di rischiare”. Quanto alla “valutazione, abbiamo bisogno di un sistema universitario e scolastico che sia valutato dall'esterno” e idem per il sistema sanitario. Infine, la formazione: “non c'è welfare senza formazione. Una persona che a 50 anni perde il lavoro - ribadisce il segretario PD - deve entrare in una logica di “formazione permanente e non di sussidio”.
Sono questi i punti irrinunciabili da cui far ripartire un nuovo modello di welfare. Questi, i primi passi verso un futuro più equo e giusto. Un futuro che il PD intende trasformare presto in presente.
giovedì 27 novembre 2008
COSENZA: POLEMICA SULLE PRIMARIE GIOVANI PD, DIMISSIONI TRA GLI ELETTI
COSENZA: POLEMICA SULLE PRIMARIE GIOVANI PD, DIMISSIONI TRA GLI ELETTI
Comunicato dimissioni eletti alle assemblee costituenti Nazionale e Regionale dei giovani del Partito Democratico Appare inconcepibile e incomprensibile l’assoluta mancanza di chiarezza e trasparenza che ha contraddistinto tutta la tornata elettorale, palesandosi, sin da subito, la volontà di accentrare e indirizzare la stessa. Tale volontà si è palesata già con l’imposizione da parte del partito (scelti da chi e come?) dei Comitati Promotori Regionale (CPR) e Provinciale (CPP) deputati all’organizzazione delle primarie, i cui membri, fra l’altro, contraddicendo ai più elementari principi di “imparzialità” e “indipendenza”, hanno avanzato e avallato buona parte delle candidature. Tale pratica non penso appartenga a nessun paese che si voglia definire civile e democratico. E’ apparsa subito inconfutabile la volontà di mantenere basso il tono delle elezioni, non pubblicizzando le stesse ed intralciando così il coinvolgimento di forze nuove o comunque non legate agli schemi politici attuali. Tutto ciò nonostante la decisione di traslare le Primarie dal 18 ottobre al 21 novembre proprio al fine di accrescere il grado di partecipazione. Già nella scelta della dislocazione dei seggi elettorali CPR e CPP hanno imposto, senza addurre alla base di tali scelte alcun parametro o norma, i feudi appartenenti ai propri referenti politici. Anche la scelta di Presidenti e Scrutatori non è stata giustificata da alcun criterio se non quello della vicinanza politica e dell’amicizia. Stranamente i pochi scrutatori e rappresentanti nominati dai candidati, quando non direttamente conosciuti dai membri del CPR e CPP, hanno avuto serie difficoltà a partecipare alle operazioni di voto. Difficoltà che andavano dalla trasmissione di elenchi mancanti dei loro nominativi, all’impossibilità di trovare i seggi, al clima pesante che si respirava nelle roccaforti dei partiti. Solo ieri, dopo un’inspiegabile attesa di ben 5 giorni, abbiamo appreso dai giornali (visto che non c’è stata alcuna ufficializzazione da parte di CPR e CPP) i nominativi e le relative preferenze degli ipotetici eletti, che, stranamente, risultano ben differenti da quelli risultanti dai dati in possesso, il giorno successivo alle elezioni. Sarà un caso ma ciò fa il paio con quanto riportato dalla stampa locale riguardo a seggi incriminati che hanno registrato un numero di schede votate superiore al numero di votanti. A quanto pare il caricamento dei dati, avvenuto a porte chiuse nella federazione del PD di Cosenza, è stato effettuato dal garante nominato dal partito Giovanni Apa e da Luigi Guglielmelli ( candidato e eletto all’Assemblea Costituente Nazionale). Il primo è ormai ben noto per il caso della sparizione delle urne del seggio di Cosenza sul quale ancora oggi continuano le polemiche, che dai quotidiani locali si sono ormai spostate a quelli nazionali (vedi Il Giornale), e, come apprendiamo dai quotidiani, è pendente una denuncia alla Questura di Cosenza. Sparizione che, stando ai giornali, ha visto il coinvolgimento di un esponente politico vicino al senatore Franco Bruno. Qualche malpensante potrebbe far notare come proprio il seggio “errante” è, fra tutti i seggi incriminati, quello che ha registrato la maggiore discrasia fra numero di votanti e schede votate. Il secondo, ex segretario regionale della Sinistra Giovanile, è uno dei pochi casi al mondo, dal crollo del Muro di Berlino in poi, di candidato che presidia e gestisce una tornata elettorale, riscuotendo, così, l’ammirazione e il plauso di Vladimir Putin e Robert Gabriel Mugabe. I giovani calabresi vengono ancora una volta illusi e mortificati nella ricerca di un cambiamento tanto promesso quanto disilluso. La speranza di lavorare per innovare e far crescere la propria terra viene frustrata dall’affermarsi di logiche ataviche, dal trionfo del malcostume della vecchia politica. Pensavamo di poter partecipare all’edificazione delle strade che un giorno ci daranno la possibilità di scrivere pagine diverse per la nostra regione, invece ci troviamo ostaggi di logiche che ci costringono a giocare un ruolo di secondo piano, a guardare altri che decidono il nostro futuro. Avevamo sposato con entusiasmo il progetto del PD. Lo avevamo fatto perché per noi il PD è il partito della gente, dell’impegno, della legalità, della partecipazione, delle scelte condivise. Oggi ci svegliamo e scopriamo che in Calabria non è niente di tutto ciò. E’ per questo che, non volendo essere da scudo a vecchi schemi e a tentativi di restaurazione, ci dimettiamo dall’Assemblea Nazionale e Regionale dei giovani del PD in Calabria. Tale decisione appare ancora più forte e sofferta alla luce del grande risultato che il nostro gruppo ha ottenuto, riuscendo a conquistare, pur senza l’appoggio degli ex partiti scesi in campo (DS e Margherita), circa il 40% del totale degli eletti. Tale decisione nasce perché se qualcuno ha deciso che questo deve essere il PD non è certamente il nostro PD. Questo che qualcuno vuole imporre è il partito di una classe politica superata ed autoreferenziale che sfrutta giovani, più o meno consapevoli, per rafforzare vecchie logiche e interessi conservatori. Cosenza lì 27.11.08. Eletti Assemblea Nazionale: Ritacco Luca, Brogno Dorella, De Bernardo Domenico. Eletti Assemblea Regionale: Caparelli Carmelino F., Federico Roberta, Carnevale Marco Andrea F.sco, Ester Caterina, Gallo Francesco, Valentini M. Grazia. Guglielmo Costantino, Cristaldi Brigida, Blaschi Natalino, Talarico Giuseppe, Conforti Katia, Scaglione Alessandro, Falcone Carmen.
Comunicato dimissioni eletti alle assemblee costituenti Nazionale e Regionale dei giovani del Partito Democratico Appare inconcepibile e incomprensibile l’assoluta mancanza di chiarezza e trasparenza che ha contraddistinto tutta la tornata elettorale, palesandosi, sin da subito, la volontà di accentrare e indirizzare la stessa. Tale volontà si è palesata già con l’imposizione da parte del partito (scelti da chi e come?) dei Comitati Promotori Regionale (CPR) e Provinciale (CPP) deputati all’organizzazione delle primarie, i cui membri, fra l’altro, contraddicendo ai più elementari principi di “imparzialità” e “indipendenza”, hanno avanzato e avallato buona parte delle candidature. Tale pratica non penso appartenga a nessun paese che si voglia definire civile e democratico. E’ apparsa subito inconfutabile la volontà di mantenere basso il tono delle elezioni, non pubblicizzando le stesse ed intralciando così il coinvolgimento di forze nuove o comunque non legate agli schemi politici attuali. Tutto ciò nonostante la decisione di traslare le Primarie dal 18 ottobre al 21 novembre proprio al fine di accrescere il grado di partecipazione. Già nella scelta della dislocazione dei seggi elettorali CPR e CPP hanno imposto, senza addurre alla base di tali scelte alcun parametro o norma, i feudi appartenenti ai propri referenti politici. Anche la scelta di Presidenti e Scrutatori non è stata giustificata da alcun criterio se non quello della vicinanza politica e dell’amicizia. Stranamente i pochi scrutatori e rappresentanti nominati dai candidati, quando non direttamente conosciuti dai membri del CPR e CPP, hanno avuto serie difficoltà a partecipare alle operazioni di voto. Difficoltà che andavano dalla trasmissione di elenchi mancanti dei loro nominativi, all’impossibilità di trovare i seggi, al clima pesante che si respirava nelle roccaforti dei partiti. Solo ieri, dopo un’inspiegabile attesa di ben 5 giorni, abbiamo appreso dai giornali (visto che non c’è stata alcuna ufficializzazione da parte di CPR e CPP) i nominativi e le relative preferenze degli ipotetici eletti, che, stranamente, risultano ben differenti da quelli risultanti dai dati in possesso, il giorno successivo alle elezioni. Sarà un caso ma ciò fa il paio con quanto riportato dalla stampa locale riguardo a seggi incriminati che hanno registrato un numero di schede votate superiore al numero di votanti. A quanto pare il caricamento dei dati, avvenuto a porte chiuse nella federazione del PD di Cosenza, è stato effettuato dal garante nominato dal partito Giovanni Apa e da Luigi Guglielmelli ( candidato e eletto all’Assemblea Costituente Nazionale). Il primo è ormai ben noto per il caso della sparizione delle urne del seggio di Cosenza sul quale ancora oggi continuano le polemiche, che dai quotidiani locali si sono ormai spostate a quelli nazionali (vedi Il Giornale), e, come apprendiamo dai quotidiani, è pendente una denuncia alla Questura di Cosenza. Sparizione che, stando ai giornali, ha visto il coinvolgimento di un esponente politico vicino al senatore Franco Bruno. Qualche malpensante potrebbe far notare come proprio il seggio “errante” è, fra tutti i seggi incriminati, quello che ha registrato la maggiore discrasia fra numero di votanti e schede votate. Il secondo, ex segretario regionale della Sinistra Giovanile, è uno dei pochi casi al mondo, dal crollo del Muro di Berlino in poi, di candidato che presidia e gestisce una tornata elettorale, riscuotendo, così, l’ammirazione e il plauso di Vladimir Putin e Robert Gabriel Mugabe. I giovani calabresi vengono ancora una volta illusi e mortificati nella ricerca di un cambiamento tanto promesso quanto disilluso. La speranza di lavorare per innovare e far crescere la propria terra viene frustrata dall’affermarsi di logiche ataviche, dal trionfo del malcostume della vecchia politica. Pensavamo di poter partecipare all’edificazione delle strade che un giorno ci daranno la possibilità di scrivere pagine diverse per la nostra regione, invece ci troviamo ostaggi di logiche che ci costringono a giocare un ruolo di secondo piano, a guardare altri che decidono il nostro futuro. Avevamo sposato con entusiasmo il progetto del PD. Lo avevamo fatto perché per noi il PD è il partito della gente, dell’impegno, della legalità, della partecipazione, delle scelte condivise. Oggi ci svegliamo e scopriamo che in Calabria non è niente di tutto ciò. E’ per questo che, non volendo essere da scudo a vecchi schemi e a tentativi di restaurazione, ci dimettiamo dall’Assemblea Nazionale e Regionale dei giovani del PD in Calabria. Tale decisione appare ancora più forte e sofferta alla luce del grande risultato che il nostro gruppo ha ottenuto, riuscendo a conquistare, pur senza l’appoggio degli ex partiti scesi in campo (DS e Margherita), circa il 40% del totale degli eletti. Tale decisione nasce perché se qualcuno ha deciso che questo deve essere il PD non è certamente il nostro PD. Questo che qualcuno vuole imporre è il partito di una classe politica superata ed autoreferenziale che sfrutta giovani, più o meno consapevoli, per rafforzare vecchie logiche e interessi conservatori. Cosenza lì 27.11.08. Eletti Assemblea Nazionale: Ritacco Luca, Brogno Dorella, De Bernardo Domenico. Eletti Assemblea Regionale: Caparelli Carmelino F., Federico Roberta, Carnevale Marco Andrea F.sco, Ester Caterina, Gallo Francesco, Valentini M. Grazia. Guglielmo Costantino, Cristaldi Brigida, Blaschi Natalino, Talarico Giuseppe, Conforti Katia, Scaglione Alessandro, Falcone Carmen.
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