Giovani democratici. L'articolo di Ninni Andriolo per L'Unità
"Candidati di D'Alema, di Rutelli o di Fassino? Balle, loro non si stanno occupando di queste primarie e noi non li cerchiamo. Come non cerchiamo Veltroni…". Fausto Raciti, 24 anni, ultimo leader della disciolta Sinistra giovanile, corre per diventare il primo segretario dei giovani democratici. Tra il 17 e il 18 ottobre decine di migliaia di ragazzi tra i 14 e i 29 anni sfileranno davanti ai gazebo per scegliere i delegati regionali e nazionali. E per decidere chi - tra il siciliano Raciti, la riminese Giulia Innocenzi e il bresciano Dario Marini – dovrà guidare gli "young dem" nazionali al loro esordio nella storia. I candidati alla leadership al momento sono tre, ma potrebbero aumentare di numero di qui al 3 ottobre, data ultima per raccogliere 600 firme e sottoscrivere il manifesto fondativo dell'organizzazione. "Peggio dei grandi", a leggere i quotidiani che dipingono a tinte fosche l'esordio sulla scena dei "nipotini" di Walter, Massimo, Francesco, Piero, Dario, Beppe o degli altri nonni e zii che si incontrano o si scontrano nel partito "adulto". La realtà, naturalmente, è piu' complessa di quella filtrata dai cliché. Proviamo a capirne di piu' partendo da molti mesi fa, da quando, cioè, il loft dei "grandi" insediò il Tavolo nazionale che avrebbe dovuto preparare il parto dell'organizzazione dei "piccoli". Trentaquattro ragazzi, tra i quali Alessia Filippi, futura medaglia d'argento nel nuoto alle Olimpiadi di Pechino, che, impegnata negli allenamenti, non ha trovato il tempo – naturalmente - di entrare in gara per dire la sua sugli assetti dei giovani democratici. Nel frattempo, intorno al Tavolo si riunivano una decina di dirigenti delle vecchie organizzazioni, Sinistra giovanile e giovani della Margherita, e una maggioranza di rappresentanti di "altri percorsi associativi": Unione degli universitari, Acli, Lega Ambiente, giovani ebrei, giovani musulmani, ecc. Non come delegati di strutture che rimangono autonome dal Pd, ma come "provenienza di esperienze", come "apporto politico e culturale individuale". Riunioni convocate dal partito e alle quali – oltre a uno o piu' dirigenti del loft – partecipava con costanza anche Pina Picierno. Ex pupilla campana di De Mita - che poi scelse Veltroni - Pina è il ministro ombra per le problematiche giovanili. Un incarico che, come avvenne con la candidatura in Campania, ha provocato malumori nel Tavolo e tra le file delle disciolte organizzazioni giovanili. Gli strascichi di quelle tensioni permangono tuttora e segnano i menu politici young dem. Il Tavolo, dopo un lungo tira e molla durato mesi - "per i temporeggiamenti provocati di fatto dal partito", stigmatizzano - aveva definito un "percorso costituente" che avrebbe dovuto concludersi il 25 settembre. Non prevedeva primarie con gazebo, ma assemblee territoriali di circolo – aperte e pubblicizzate - che avrebbero dovuto eleggere i rappresentanti regionali e nazionali. Il leader dei giovani democratici sarebbe stato eletto dopo, dai delegati inviati a Roma. Meccanismo "chiuso" quello ipotizzato in un primo tempo e "aperto" successivamente da un deciso intervento di Veltroni? Le rimostranze pubbliche della radicale, Innocenzi, da ultimo, hanno determinato la proroga della data per presentare le candidature. E' il 3 ottobre l'ultima scadenza utile. Ma si racconta di riunioni infuocate intorno al regolamento. Con Veltroni che, nelle stesse ore in cui esplodeva la crisi di Alitalia, si occupava direttamente di riscrivere articoli e commi vari, ventilando perfino la minaccia di "spegnere la luce" delle stanze della nascente organizzazione. La composizione del Tavolo regionale della Campania, ad esempio, è stata inserita nell'ordine del giorno dell'ultimo coordinamento nazionale del partito, insieme a problemi ben piu' pregnanti sul piano politico. Un Pd per nulla assente nella fase che precede il decollo dei giovani democratici, quindi. "Nulla di male se un partito si interessa della nascita dell'organizzazione giovanile – sottolinea Angelo Petrosillo, promotore dell'associazione Democratica – Non siamo verginelle disincantate.
Ma altra cosa sono i pesanti condizionamenti che ci sono stati". Alla fine, in ogni caso, le primarie del 17 e 18 ottobre imiteranno quelle che incoronarono Veltroni e rappresenteranno, sicuramente, un fato nuovo sulla scena politica nazionale. "Forse dobbiamo prenderci meno sul serio, ridimensionare il tutto al fatto che stiamo eleggendo il segretario di un'organizzazione giovanile italiana e non il presidente degli Stati Uniti d'America", sottolinea Petrosillo, in polemica con quella che
definisce la "mistica dei gazebo". Ventisei anni, dottorato di ricerca in diritto costituzionale comparato alla scuola Sant'Anna di Pisa, Petrosillo è stato uno degli animatori della Summer school del Pd, un migliaio di ragazzi riuniti in Toscana per una tre giorni di formazione democratica. La Sant'Anna è la scuola di eccellenza gemella della Normale. Vi si studiano materie applicate – giurisprudenza, scienze politiche, agraria, medicina, ecc. –, da essa proviene buona parte del "gruppo di giovani" che ha contribuito "a fare" Cortona. "Io, Provenzano, Musci, Fiorillo, ecc, quelli che la sera si riuniscono in camera e tirano tardi discutendo di politica, fino a notte inoltrata – descrive Angelo – Ecco, mi piacerebbe se un giorno si dicesse che abbiamo provato a fare qualcosa per questo Paese…". Pugliese di Monopoli, nato a Milano perché "figlio di emigranti", Petrosillo si è iscritto alla Sinistra giovanile quando aveva 15 anni, ma non ha mai rinnovato quella tessera da studente universitario. Oggi fa parte del Tavolo nazionale dei giovani Pd. "Eravamo convinti che i giovani democratici si dovessero sviluppare prima del partito – spiega - Avevamo costruito una realtà che si sarebbe dovuta occupare di formazione mettendo in rete le esperienze provenienti dalle scuole d'eccellenza, la Sant'Anna, la Normale, la Bocconi, ecc.". Le primarie? "Finalmente si fanno – esclama - I giovani democratici per fortuna nascono, ma con un ritardo clamoroso, stando appesi alla coda del percorso. E' assurdo che la generazione del futuro sia a rimorchio di un processo politico che, al contrario, avrebbe dovuto guidare. Adesso, in ogni caso, bisogna recuperare lo spirito di Cortona, quel capitale anche emotivo che li si è formato". Petrosillo descrive lo scontro di questi mesi facendo ricorso alle categorie distinte e contrapposte del movimento in cui sciogliersi e dell'organizzazione aperta, strutturata e legata al territorio. Torna alla mente il dibattito dei mesi scorsi sul Pd "liquido" o "solido", che il tesseramento avviato dai "grandi" ha infine superato. Insomma: nel Pd c'era chi preferiva che la "giovanile" non decollasse o che si definisse poco rilevante "per non fare ombra al ministro ombra per le politiche giovanili". Ma l'attacco di Petrosillo alla gerontocrazia che domina la società italiana è deciso e frontale. "La ministra dell'istruzione indiana ha 32 anni e la mattina si sveglia pensando all'istruzione di un miliardo e mezzo di persone. I nostri trentenni non li vogliono candidare neanche per un consiglio comunale, perché dicono che sono troppo giovani, ". Per Peppe Provenzano, un altro "ragazzo" pd con dottorato di ricerca alla Sant'Anna, e membro del comitato regionale siciliano, la nascita dei giovani democratici avrebbe potuto seguire un percorso diverso. "Un'organizzazione giovanile è utile a patto che sia del tutto autonoma dal partito – sottolinea – Questo anche al fine di indirizzare il Pd alla comprensione di aspetti ed esigenze della realtà giovanile che oggi gli sfuggono". Altrimenti? "Altrimenti, se il tutto dovesse risolversi in una palestra per giovani dirigenti, ritengo che molti potrebbero impegnarsi direttamente nel partito. Nei territori, d'altra parte, è necessario fare emergere una classe politica del tutto nuova". Provenzano spiega il voto a destra di molti ragazzi con il fatto che le nuove generazioni, oggi, "sono poco stimolate dal Pd, perché sono attratte da uomini forti e pensieri forti che il partito dimostra in questa fase di non avere". Al di là dei programmi e "delle tecnicalità politiche", aggiunge, "occorre comunicare una visione del mondo, un insieme di valori, perché di questo oggi c'è bisogno".
Burocratelli che giocano a scimmiottare i dirigenti piu' attempati e a dividersi in correnti che ricalcano quelle dei "grandi", con l'obiettivo di fare "carriera"? "Accuse ridicole - ribatte Fausto Raciti – Io ho iniziato a fare politica ad Acireale, dove la politica per uno di sinistra non rappresenta propriamente una promessa di carriera". Zona bianca con la Dc prima e di predominio assoluto centrodestrino dopo: questo l'Acese etneo. Ad Acireale Raciti ha frequentato il liceo classico Pennisi, stessa classe di Miriam Leone, la neo miss Italia 2008. "Era piu' brava di me – ammette l'ex segretario della Sinistra giovanile – Alla maturità lei prese cento, io novantasei". Iscritto in Economia alla Sapienza di Roma, Raciti, ha iniziato la "carriera" come segretario del circolo Sg di Acireale e la ha proseguita con un incarico provinciale a Catania, poi è stato promosso e trasferito a Roma, dove si è impegnato nel movimento degli studenti: battaglia contro la Moratti, quando l'attuale sindaco di Milano reggeva la Pubblica istruzione. Il suo "maestro" culturale e politico? Andrea Ranieri, già dirigente Ds e oggi assessore a Genova. "Con lui ho capito che il sapere è un fattore centrale dello sviluppo umano ed economico", spiega. Nel 2007 Fausto diventò segretario della Sinistra giovanile, e dopo lo scioglimento, lavorò "pancia a terra" per far decollare il progetto dei giovani democratici. E' stato descritto come il candidato dell'apparato. Ma lui, occhialetti tondi, sorriso aperto e accenno di barbetta, decritto dalla rivale alla segreteria, Giulia Innocenzi, come "molto gentile e cortese", ascolta senza scomporsi il riassunto delle accuse. "Il regolamento delle primarie non era stato ancora pubblicato on line – rintuzza - Abbiamo deciso di posticipare un po' la data per le candidature, in modo tale da dare a tutti la possibilità di partecipare". Ogni ragazzo che lo volesse potrà sottoscrivere il manifesto di adesione ai giovani democratici ed esprimere piu' voti. Ci saranno tre schede il 17 e 18 ottobre: una per l'Assemblea costituente regionale, una per quella nazionale, l'ultima per scegliere il segretario. I candidati alla leadership non saranno sostenuti da liste. Ci si autocandida sulla base di 15 firme per i regionali, di 30 per i delegati nazionali, di 600 per i leader dell'organizzazione. "Come si vede non ha alcun senso l'accusa di aver costruito un'operazione burocratica – commenta Raciti – Sulla carta stampata, invece, c'è stata una rappresentazione opposta. Come se io fossi il candidato della nomenclatura, mentre il resto sarebbe fatto da liberi pensatori. Non è così, ci stiamo mettendo tutti in gioco. In un movimento giovanile, poi, è un po' ridicolo discutere di apparati, non è che parliamo di grandi strutture con centinaia di funzionari". La Sinistra giovanile aveva 60mila iscritti, i giovani Dl tessere ne contavano 40 mila. "Alle primarie sono convinto che voteranno piu' di 100mila ragazzi – spiega Fausto – Istalleremo i gazebo nei territori, nelle piazze, nelle università, davanti alle scuole, in tutti i luoghi dove i giovani si aggregano. Il nostro obiettivo è allargare al massimo la partecipazione". La sua proposta politica? "Autonomia dell'organizzazione rispetto, soprattutto, alle dinamiche del partito". Autonomia da Veltroni, quindi? "Autonomia da tutti, l'autonomia è una: è la capacità di decidere da sé, semplicemente questo". La struttura che ha in mente Raciti deve essere capace di "reggere l'opposizione al governo Berlusconi". E di farlo "in maniera intelligente", non soltanto rispetto ai temi come la scuola o l'università, perché l'obiettivo è quello di "agire a 360 gradi". Un'organizzazione di giovani democratici "meticcia anche rispetto alla composizione sociale", poi. Non solo di studenti, "ma di precari, di atipici, di giovani delle periferie delle grandi città, o di quelli delle province che rimangono fuori dai grandi circuiti". Il candidato Fausto non vuole "un gruppo di quadri specializzati, ma un'organizzazione autenticamente diffusa dove possano convivere "sia i ricercatori della scuola superiore Sant'Anna di Pisa, sia i ragazzi romani di Prima Porta o quelli catanesi di Librino". Rifuggire dai "giovanilismi", quindi, costruire "un pezzo dell'opposizione" che si affianca a quella del Pd e compete con Di Pietro. "Non vorrei che la bandiera della critica al governo rimanesse nelle mani dell'Italia dei valori – sottolinea Raciti - Tra la nuove generazioni spira il vento dell'antipolitica.
C'è la convinzione che la politica fa schifo e che bastano un po' di buoni manager e di buoni magistrati per fare quello che i politici non riescono a fare". Un invito al Pd a darsi una mossa? "Anche, certamente. Vedremo alla manifestazione del 25 ottobre cosa sono i giovani democratici – promette – Lì non ci sarà semplicemente un Tavolo, saremo in piazza con le nostre parole d'ordine e con le nostre idee". I rapporti tra ex Sd ed ex margheritini? "Guerre tra noi non ce ne sono, lavoriamo insieme per costruire la gioventu' democratica. Oggi, però, dobbiamo portare la palla un po' piu' avanti. Il punto è che dobbiamo allargare il campo a ragazzi che non vengono dalle nostre esperienze". La battaglia della radicale Innocenzi per aprire spazi a nuove candidature, per Fausto è pienamente legittima, ma ad una condizione. "Sono intervenuto alla loro conferenza stampa – ricorda – A noi interessa che tutti partecipino pienamente al percorso. Non accetto, però, che si dipinga la vicenda di queste settimane come il tentativo di blindare un candidato per impedire ad altri di scendere in campo. Il fatto che siano state posticipate le date per le candidature testimonia la buona fede di tutti". Ed eccola Giulia Innocenzi. Si autodefinisce una "mosca bianca" rispetto alla nomenclatura e giura di non avercela con Raciti, "ingiustamente etichettato come espressione dell'apparato". Sul blog che promuove la sua candidatura, corredato da molte belle foto, si descrive come una riminese di 24 anni che ha studiato a Las Vegas, a Parigi e alla Luiss di Roma, università dove si è laureata con una tesi sulle quote rosa. Giulia lavora senza tregua all'associazione Luca Concioni ed è scesa in campo con piglio pannelliano per rivendicare il diritto a candidarsi per la segreteria young dem. Martedì scorso ha organizzato un sit-in davanti alla sede Pd del Nazareno per chiedere la proroga dei tempi per raccogliere le firme e la pubblicazione del regolamento elettorale. L'ha spuntata. Ma adesso vuole anche la modifica del manifesto fondativi dei giovani democratici. "Alla fine ho avuto risposta alla lettera aperta che avevo spedito a Veltroni – spiega - Se non ci fosse stata quella mobilitazione nessuno magari mi avrebbe dato retta. Dopo il sit-in è sceso in strada Franceschini che ha annunciato la pubblicazione del regolamento, che prima nessuno conosceva". Perché vuole candidarsi? "Fin dagli anni '50 i radicali hanno perorato la causa di un Partito democratico italiano – spiega Innocenzi – Pannella ebbe un botta e risposta con Togliatti proprio su questo argomento. Io riprendo quello spirito, credo nel progetto, ma non nei termini in cui si sta realizzando in Italia, con spartizioni correntizie e senza regole". La nuova battaglia di Giulia si incentra su un passaggio del manifesto fondativo young dem che, così com'è stato stilato, non garantirebbe la segretezza del voto politico e amministrativo e la doppia militanza. "Rivendico la teoria della doppia tessera pannelliana – spiega - L'adesione ai radicali italiani e all'Associazione Luca Coscioni o a tutte le realtà diverse che possono contribuire a far decollare i giovani democratici". Quel manifesto da sottoscrivere per poter accedere alla candidatura, sostiene Innocenzi, è "lungo, prolisso, senza alcuna dichiarazione reale". Poi, però, quando si giunge al capitolo sulla nuova cultura politica si leggono "dichiarazioni pesanti, perché si vorrebbe indagare sul voto espresso dai giovani alle elezioni, come ci fosse una polizia politica dell'urna. E questo mentre chi ha venti anni ha il diritto di votare come vuole o di cambiare idea". La giovane radicale impegnata nell'associazione Luca Concioni afferma di aver ricevuto garanzie dal Pd perché quel documento possa essere ridiscusso al Tavolo nazionale. "I giovani democratici devono far parte di diversi contesti culturali e sociali – spiega – debbono potersi riconoscere nella realtà democratica e anche nel Partito radicale. L'anno scorso non è stato permesso a Pannella di candidarsi alle primarie. Adesso io mi candido proprio perché, assieme a tantissimi militanti radicali, credo nel progetto del partito democratico italiano". La sua campagna elettorale? Un programma snello di pochi punti – laicità innanzitutto - blog, e "rapporto diretto con tutti coloro che non hanno mai partecipato alla politica attiva". Giulia è un fiume in piena. Alla fine della chiacchierata saluta, chiede la mail per "tenersi in contatto durante la campagna per le primarie" e consegna senza esitazioni il numero di cellulare di Dario Marini, il terzo candidato alle primarie dei giovani democratici. Bresciano, 27 anni, laureato in Scienze politiche, specializzando alla Cattolica di Milano, allievo del centro di formazione politica organizzato da Massimo Cacciari, Dario lavora anche come barman in una discoteca. "I giovani democratici sono anche questo – spiega – non sono solo quelli che stanno nei palazzi romani". Marini nasce politicamente "dal percorso dell'Ulivo" e si candida per "rappresentare tutti quei giovani che vedono nella politica un sistema chiuso e autoreferenziale". Pensa ad "un'organizzazione che vada oltre quelle del passato" e che sia capace di "studiare linguaggi e approcci diversi per una cultura democratica del tutto nuova". Immagina, in sostanza, una realtà che "non riproponga il vecchio del partito" e che non sia "autoreferenziale" ostrutturata come la Fgci di una volta". Giovani democratici autonomi che però "non dialogano con il Pd, ma fanno parte del Pd".
L'obiettivo? "Porsi il problema di cosa farà il Partito democratico "nel 2020" e di quale classe dirigente avrà il Pd "nel 2020". Molta formazione politica permanente e non episodica come a Cortona, quindi. "In grado di creare dibattito e confronto, ma anche critica rispetto allo stesso partito". La campagna elettorale di Marini? "Molto lavoro attraverso la rete", ma anche impegno diretto perché "i giovani bisognerà pur vederli in giro, nel territorio". Una richiesta a Veltroni e al Tavolo nazionale, infine: "disporre le stesse risorse per tutti i candidati". "Mi mancano i soldi per andare in giro e non posso autofinanziarmi", sottolinea. Young dem peggio dei "grandi"? Mah! Sicuramente piu' squattrinati.
mercoledì 1 ottobre 2008
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