mercoledì 22 ottobre 2008

RIFORME, ECCO IN 5 PUNTI IL FEDERALISMO FISCALE TARGATO PD

RIFORME, ECCO IN 5 PUNTI IL FEDERALISMO FISCALE TARGATO PD

Il federalismo fiscale visto dal Partito Democratico. Critico con il disegno di legge del Governo, il Pd chiede intervenire sul Titolo V della Costituzione per proporre correzioni ad alcuni difetti, superare il bicameralismo perfetto e introdurre il Senato federale. Ma non finiscono qui i suggerimenti del Partito Democratico, che ha presentato un vero e proprio pacchetto di proposte sia per disegnare il suo Federalismo fiscale che per aumentare l'efficienza della Pubblica Amministrazione. Federalismo fiscale in cinque punti. Il Partito democratico chiede per prima cosa una definizione dei principi e dei criteri direttivi della delega. In secondo luogo, il Pd domanda una scansione temporale delle fasi di attuazione, per verificare gli effetti prodotti di volta in volta. Il terzo punto è la costituzione di una banca dati di tutte le amministrazioni pubbliche, necessaria per costruire una base condivisa. Bilanci, costi di erogazione dei servizi, livelli di quantità e di qualità dei servizi stessi: questi gli indicatori che andrebbero presi in considerazione da questo organo, che dovrebbe essere indipendente. Rafforzare il sistema delle Conferenze è il quarto punto, per assicurare il raccordo fra Governo e autonomie locali. Infine, l'istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale per approvare i pareri sui decreti legislativi delegati relativi al federalismo fiscale e intervenire anche in fase di attuazione per suggerire opportuni aggiustamenti. Questo cammino non può prescindere, secondo il Pd, da un Patto della convergenza, che imponga gli stessi standard a tutte le regioni, sia relativamente all'erogazione dei servizi, che ai loro costi. Gli obiettivi. Un coordinamento dinamico della finanza pubblica, per fissare il livello complessivo della pressione fiscale: è questo il primo obiettivo della proposta di legge del Pd. I livelli essenziali delle prestazioni devono essere definiti e garantiti su tutto il territorio nazionale e anche le regioni a statuto speciale devono concorrere alla misurazione dei costi standard e degli obiettivi di servizio. Devono essere individuati i tributi regionali che diverranno la fonte per economica per garantire le funzioni e le prestazioni essenziali, a cui si aggiungeranno le risorse statali stabilite attraverso interventi di perequazione. Sarà necessario un fondo perequativo per i territori con minor capacità fiscale per abitante. A questo si aggiungono garanzie nazionali per la perequazione finanziaria tra gli enti locali affidata alle regioni, ad eccezione delle città metropolitane e di altre grandi città per le quali provvederà direttamente lo Stato. Attraverso il trasferimento dei proventi di altre imposte esistenti collegate al patrimonio immobiliare (registro, ipotecarie e catastali, redditi) si vuole attribuire ai comuni una più ampia autonomia tributaria. Infine, il Pd chiede la predisposizione delle condizioni per assicurare la copertura finanziaria per realizzare forme particolari di autonomia. Carta delle autonomie locali. Attraverso questo documento, il Pd propone di ridisegnare l'assegnazione dei vari compiti, stabilendo le funzioni essenziali dei rispettivi enti locali, allo scopo di rendere più efficiente l'intero apparato istituzionale. Il sistema è quello del taglia e cuci. Da una parte si vogliono eliminare le forme associative fra enti locali e sopprimere gli enti inutili, dall'altra si vogliono privare le amministrazioni periferiche dello Stato delle funzioni svolte, ad eccezione delle agenzie statali e dei Ministeri degli Affari esteri, della Giustizia e della Difesa. Il risultato è un accentramento delle funzioni nelle mani dei comuni, i quali non devono essere al di sotto di una soglia demografica da determinare, oltre la quale intervengono forme di unioni fra comuni. Città metropolitane e Roma capitale fanno parte di questa "Carta delle autonomie locali", che alle Regioni assegna le funzioni di legislazione, di programmazione e di coordinamento del sistema territoriale. Efficienza nella Pa. Il Pd ribadisce anche il suo no allo spoil system nella pubblica amministrazione per le posizioni dirigenziali. Trasparenza e meritocrazia sono altri temi riproposti dal Partito democratico, non solo per la Pa, ma anche per la gestione della sanità, delle Università, dell'istruzione e della giustizia. Il Portale della Trasparenza da un lato e un'Autorità per la valutazione della pubblica amministrazione sono gli strumenti che il Pd propone di mettere in atto, insieme a un sistema di premi e sanzioni che arrivi a legare al risultato almeno il 30% della retribuzione dei dirigenti.

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