VELTRONI: SIAMNO PRONTI A VOTARE LE RIFORME, MA IL DIALOGO E' FINITO
La stagione del dialogo «è finita». Lo afferma il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni. Questo, però, non significa che il Pd non si impegna a votare in Parlamento quelle riforme che condivide. Come «la riduzione del numero dei parlamentari e il monocameralismo». Intervistato a "Il terzo anello" su Radiotre, Veltroni spiega che «questo paese ha bisogno di entrare in una democrazia matura, ha bisogno di un mutamento delle regole del gioco». «A inizio legislatura - sostiene il leader Pd - sembrava possibile non tanto il dialogo ma fare le riforme, poi il presidente del consiglio ha spostato l'attenzione dai problemi dei sessanta milioni di italiani ai problemi di un italiano, i suoi, a cominciare dalla giustizia con le quali abbiamo occupato i primi mesi di governo». A un ascoltatore che gli chiede se stia cercando di riguadagnare consensi a sinistra, Veltroni replica: «Non ho un problema di consensi a sinistra, ma di rappresentare una opposizione civile, democratica, di innovazione, ma una opposizione con la schiena dritta, che non si fa prendere dalla melassa del pensiero unico». IN TV - Secondo Veltroni, inoltre, «a Berlusconi tutto è consentito, persino dire che l'opposizione è sfascista, e gli è consentito perchè c'è un pensiero unico dove anche il sistema della comunicazione è assolutamente piegato. C'è una sottospecie di dominio che la destra esercita». «Ieri la televisione era un dilagare di ministri nonostante l'invito di Berlusconi a non andare in televisione» sottolinea inoltre Veltroni. «Evidentemente - commenta il leader del Pd - non devono andare nelle trasmissioni dove c'è qualcuno che si contrappone alle loro idee, invece possono andare sulle televisioni di proprietà del presidente del Consiglio in piena libertà». CONFLITTO DI INTERESSI - Veltroni prosegue: «Il ministro della Pubblica istruzione va mezz'ora senza contraddittorio nella tv del presidente del Consiglio. Solo in Italia capita che il presidente del Consiglio sia proprietario di televisioni, di giornali, della pubblicità, di assicurazioni, di una parte importante dell'economia del Paese; che la figlia del presidente del Consiglio sieda nel salotto buono di Mediobanca. È una tipica questione da democrazia liberale, in una democrazia liberale è inimagginabile che questo possa accadere». SCHIFANI - Il segretario conferma poi che la polemica con il presidente del Senato, Renato Schifani, «è uno spiacevole incidente che considero chiuso». Nella sua telefonata - riferisce Veltroni - Schifani mi ha detto che le sue parole non dovevano intendersi come rivolte all'opposizione ed ha detto anche che il Partito democratico è stato protagonista della semplificazione della vita politica e di un clima istituzionale più civile. Ho detto a lui, quello che è stato scritto poi in un comunicato, che considero uno spiacevole incidente e lo considero chiuso». Veltroni però si affretta ad aggiungere: «Non considero invece chiuso il fatto che il premier dica che l'opposizione è sfascista... sprofondata nelle tenebre dell'invidia sociale». (corriere.it)
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